Dalla pizzica al tarantismo: da dove viene la musica del Salento
La pizzica è la danza popolare del Salento, e viene dal tarantismo: era la musica con cui si trattavano le persone morsicate, davvero o presuntamente, dalla tarantola. Il nome del fenomeno arriva da Taranto, e la prima testimonianza scritta sta in un trattato medievale sui veleni.
La danza ha due volti: quella della cura, ballata da soli, e quella di festa, ballata in coppia dentro una ronda.
Che cos'è la pizzica
La pizzica è una danza popolare del Salento — province di Lecce, Brindisi e Taranto — e della Basilicata materana. Fa parte della famiglia delle tarantelle, di cui è la variante salentina, diffuse in tutta l'Italia meridionale.
Fino all'ultima guerra il nome pizzica pizzica indicava un ballo vivace di coppia in un'area vasta, dal Barese al Materano. Era una danza ludica dei momenti di festa e di convivialità sociale, ma veniva praticata anche durante i rituali terapeutici dai morsicati dalla Lycosa tarantula, di cui costituiva il principale accompagnamento.
Il nome viene da Taranto
«Taranta» e «tarantula» sono voci d'origine italica riconducibili al toponimo Tarentum, cioè Taranto; da lì deriva anche il termine «tarantismo». L'associazione fra la città e il ragno compare già nelle prime fonti: il Salento ha un ruolo centrale fin dalla genesi della parola.
Nella seconda metà del Cinquecento il poeta francese Nicolas Audebert, di passaggio in Italia, annotava: «La Tarantola è più comune in Puglia che in nessun'altra località e principalmente dalle parti della città di Taranto, donde ha preso il nome».
Il tarantismo nei trattati sui veleni
La prima testimonianza articolata è del XIV secolo: una rubrica del Sertum papale de venenis di Guglielmo De Marra, datato 1362, dedicata agli effetti del morso della tarantola e ai rimedi. Fra i rimedi si segnala l'uso locale di far danzare e allietare con la musica chi ne sia stato vittima.
Il metodo: un'esplorazione con gli strumenti, per tentativi, fino a individuare il suono simile a quello emesso dall'animale al momento del morso. Dello stesso secolo è il De venenis di Cristoforo degli Onesti, col capitolo De morsu tarantulae, dove il tarantismo è una sindrome da avvelenamento.
Da allora musici e tarantolati hanno usato le danze locali per curarsi dal veleno di tarantole e scorpioni. Il fenomeno resta vivo fino a pochi decenni fa nelle province di Taranto e Matera e nel Salento.
Le prime musiche messe per iscritto
La prima traccia scritta della musica riporta alla metà del Seicento. Nella Magnes sive de arte magnetica del 1641 il gesuita Athanasius Kircher pubblica la trascrizione di alcune «Clausole Harmoniche» a cui attribuisce la qualifica di Tarantella; nella Musurgia universalis del 1650, in una partitura a tre parti, indica una melodia che definisce Antidotum tarantulae.
Nel trattato Centum Historiae del 1621 il medico Epifanio Ferdinando cita esplicitamente una danza chiamata tarantella, per un paziente attratto da un ballo con quel nome: segno che era già noto.
Come funzionava la cura
Erano considerate tarantate le donne che presentavano astenia, svenimenti, nausea, depressione, angoscia, ipersensibilità o agitazione, e che manifestavano disagio per una condizione di vita misera o non scelta e per i rigidi dettami della Chiesa. Secondo la tradizione il morso provocava spasmi, isteria e depressione, e l'unica cura era la danza.
Il ballo si faceva con ritmi forsennati scanditi dai tamburelli, in orchestrine dove tamburello e violino emergevano per le caratteristiche ritmiche e melodiche, insieme all'armonica. Lo scopo era indurre la tarantata in uno stato di trance: quando cadeva in quel torpore il veleno era considerato scacciato, e la donna guarita.
Pizzica tarantata e pizzica pizzica
La distinzione la faceva chi suonava. Luigi Stìfani, il barbiere violinista che con la sua orchestra — violino, organetto, chitarra, tamburello — collaborò con Diego Carpitella, chiamava pizzica tarantata quella destinata alla cura, e pizzica pizzica la danza di intrattenimento.
Cambiava anche la forma: la danza dei tarantati era individuale, sostenuta con premura dai familiari, mentre nella pizzica di intrattenimento le coppie si alternano in uno spazio circolare delimitato da una ronda.
Quando compare il nome «pizzica»
Il termine sembra successivo al tarantismo: nelle fonti scritte è attestato alla fine del XVIII secolo, in ambiente aristocratico e popolare, non solo in connessione con la cura. Le prime due fonti scritte conosciute sono entrambe settecentesche:
- 28 settembre 1779: la Lettera sul Tarantismo di Andrea Pigonati, con osservazioni del ballo a Taranto;
- 20 aprile 1797: la serata danzante che la nobiltà tarantina offrì al re Ferdinando IV di Borbone, in visita alla città.
Le registrazioni del 1959-1960
Il corpus sonoro nasce da due campagne di rilevamento nel Salento, nelle estati del 1959 e del 1960, condotte da Diego Carpitella ed Ernesto De Martino: i documenti più rappresentativi furono raccolti a Nardò in casa di una tarantata, e le musiche per la terapia sono ventotto brani. Fra gli esecutori, oltre a Stìfani, la tamburellista e cantante «Za Tora» Marzo.
Le origini più antiche, e oggi
Alcuni studiosi rintracciano le prime forme nei culti dionisiaci dell'antica Grecia, dove danza frenetica e musica ipnotica erano strumenti di liberazione e catarsi: nel Salento quella energia si è sedimentata nel tarantismo.
La pizzica si suona ancora in Salento a scopo ricreativo, ma nelle forme originali del ballo è quasi estinta.
Domande frequenti
Che cos'è la pizzica?
La pizzica è la danza popolare del Salento, variante locale della tarantella: insieme ballo di festa in coppia e musica dei rituali terapeutici del tarantismo.
Che cos'è il tarantismo?
Il tarantismo è la sindrome attribuita al morso della tarantola, curata con la danza. La prima testimonianza articolata è in un trattato sui veleni del XIV secolo.
Perché si chiama così?
«Taranta» e «tarantula» sono voci italiche riconducibili al toponimo Tarentum, cioè Taranto, da cui deriva anche il nome del tarantismo.
Che differenza c'è fra pizzica tarantata e pizzica pizzica?
Luigi Stìfani chiamava pizzica tarantata quella della cura, ballata da soli, e pizzica pizzica la danza di intrattenimento, ballata in coppia.