I presagi del tempo: quando la festa diceva che raccolto sarebbe stato
Il futuro si leggeva nella «barca di San Pietro»: un albume lasciato tutta la notte in un contenitore d'acqua all'aperto. Al mattino le forme che aveva preso venivano interpretate come presagi sul raccolto, sul tempo e sul futuro della famiglia.
La notte è quella fra il 28 e il 29 giugno.
Come si faceva, e come si leggeva
Il rito vuole un contenitore di vetro ampio e largo pieno d'acqua, in cui si lascia colare una chiara d'uovo. Il recipiente resta all'aperto, o su un davanzale, per tutta la notte.
Al mattino l'albume ha preso una forma, che viene letta come una barca con alberi e vele:
- vele ampie, aperte e ben strutturate — giornate di sole, stagione di prosperità, raccolti favorevoli;
- vele chiuse e strette — pioggia imminente, periodo instabile, difficoltà agricole;
- un bel veliero — un'ottima annata;
- vele inesistenti — annata poco fortunata.
Due date, stesso scopo
Il rito si celebra fra il 28 e il 29 giugno, notte dei santi Pietro e Paolo. In alcune zone si tiene invece fra il 23 e il 24 giugno, per San Giovanni.
Cambia la data, non l'obiettivo: prevedere le condizioni meteorologiche, indicatore essenziale per la buona riuscita del raccolto.
Sulla stessa data c'è anche un presagio diretto: in Veneto la pioggia su San Pietro e Paolo è ritenuta nefasta per il raccolto.
Gli altri presagi della stessa notte
Con l'albume si leggeva anche altro: un matrimonio, un viaggio, un trasloco. Chi voleva indovinare l'amore lasciava invece galleggiare sull'acqua dei gusci di noce.
C'era poi la guazza di San Giovanni, la rugiada di quella notte, ritenuta miracolosa e raccolta apposta. E in campagna si accendevano grandi falò per proteggere i raccolti da grandine, siccità e malanni.
Nella stessa notte si colgono le noci acerbe per il nocino: un numero rigorosamente dispari, spesso ventitré, scelte con mani femminili e piedi scalzi, lasciate una notte all'aperto a prendere la rugiada prima del taglio e della macerazione.
Le calende: prevedere dodici mesi in venticinque giorni
Il sistema più ambizioso del calendario contadino sono le calende, praticate in varie regioni con date diverse: in alcune zone nei primi venticinque giorni di gennaio, in altre dal 13 dicembre al 6 gennaio.
Il metodo è semplice: si annota il tempo di ogni giorno del periodo scelto, e da quella serie si ricava la previsione per l'anno intero. Il conto finale si fa il 25 gennaio, giorno di San Paolo.
Una variante usa le cipolle con il sale: nella notte fra il 24 e il 25 gennaio si dispongono dodici spicchi sul davanzale di una finestra esposta a est, uno per ogni mese, ciascuno con un pizzico di sale. Più il sale si scioglie, più quel mese sarà piovoso. La pratica viene fatta risalire ai secoli del basso Medioevo.
Le date che facevano da spia
Ogni regione aveva i suoi giorni chiave, e quasi tutti coincidono con una festa.
- Epifania — in Sicilia le fave seminate quel giorno si augurano cariche di frutti fino in cima.
- Gennaio — nel Napoletano la neve è vista come favorevole al grano e la pioggia come presagio di fame; in Veneto neve, freddo e vento di gennaio annunciano un granaio pieno. In Sicilia un gennaio secco è positivo dopo un dicembre piovoso.
- Candelora, 2 febbraio — in Veneto segna la fine dell'inverno, a meno che non porti pioggia e vento: in quel caso l'inverno continua.
- Santa Croce, 3 maggio — se piove, si prevedono quaranta giorni piovosi. Una versione bergamasca sposta lo stesso pronostico al 5 maggio, San Gottardo.
- Ascensione — in varie regioni è legata a pronostici sul tempo e sul raccolto.
- San Martino, 11 novembre — il cielo sereno al tramonto indica poco fieno, e conviene vendere la vacca; la semina dopo quella data è considerata destinata a un raccolto povero, e chi vuole buon vino deve zappare e potare in quei giorni.
Il caso della Pasqua
Alcuni pronostici sembrano contraddittori, e vanno letti con attenzione.
In Salento la Pasqua di marzo era considerata presagio di cattivo raccolto e di fame; ma la Pasqua piovosa non era negativa. La regola locale univa due date: Natale asciutto e Pasqua piovosa erano ritenuti favorevoli al raccolto di frumento.
Non è il singolo giorno a decidere: è la combinazione fra le stagioni.