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Vivere la festa

L'autunno delle feste: vendemmia, castagne e i morti

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

L'autunno italiano delle feste comincia nei vigneti e finisce davanti a una tavola apparecchiata per i morti. Fra la vendemmia di settembre, le castagnate di ottobre e la notte fra l'1 e il 2 novembre, la stagione tiene insieme il raccolto e il ricordo.

Il filo che unisce tutto è il cibo lasciato agli altri.

La vendemmia

In Italia comincia fra fine agosto e inizio settembre nelle aree più precoci — in Franciacorta e in Trentino già fra il 20 e il 25 agosto — e si chiude fra fine ottobre e novembre con le uve tardive.

In Toscana si svolge fra settembre e ottobre e affonda le radici fino all'epoca romana. Era un lavoro collettivo: vicini e parenti formavano squadre per aiutarsi, e il pranzo della vendemmia era il momento centrale della festa.

Attorno al raccolto si sono formati riti precisi:

Le castagne

Finita la vendemmia arrivano le castagnate nei paesi e nei borghi. Le sagre si concentrano fra ottobre e novembre, e il primo fine settimana di ottobre segna l'inizio di molte di esse; punteggiano l'Appennino per due mesi.

Non è folclore recente: le castagne sono state per secoli l'alimento base delle zone montane, e le tradizioni di San Martino con castagne e vino risalgono al Medioevo.

Il repertorio di cucina è ampio:

La notte fra l'1 e il 2 novembre

Il 2 novembre è la Commemorazione dei defunti nel calendario della Chiesa latina, il giorno dopo Ognissanti. In Italia non è una festività civile.

Nella tradizione comune, quella notte i morti tornerebbero fra i vivi — ed è da qui che nascono quasi tutte le usanze della giornata.

La tavola lasciata pronta. In Trentino, in Piemonte e in Val d'Aosta si lascia la tavola apparecchiata tutta la notte, e in Trentino anche il focolare acceso. In Abruzzo la tavola resta imbandita con i lumini accesi, e in Sardegna si mettono in tavola i cibi preferiti dei defunti.

In Lombardia si lascia un vaso d'acqua fresca, in Friuli acqua, pane e un lumino; in Valle d'Aosta acqua e cibi per le anime, in Piemonte castagne e vino.

Nella Valle Peligna, in Abruzzo, è viva l'usanza di lasciare un cero acceso sul davanzale. Nelle campagne cremonesi ci si alza presto e si rassettano i letti.

I bambini e i doni dei morti

In alcune regioni la giornata è soprattutto loro.

In Sicilia i bambini che sono stati buoni trovano al mattino i regali lasciati dai morti, fra cui i pupi di zucchero.

In Sardegna vanno di casa in casa a chiedere offerte con la formula «Su mortu mortu», e ricevono pane, dolci e frutta secca. In Emilia-Romagna esiste l'antica tradizione della «Carità di murt».

Un dettaglio racconta più di tutti il senso di queste questue: nella zona del monte Argentario si cucivano grandi tasche sui vestiti dei bambini orfani, perché potessero riempirle.

Le zucche, prima di Halloween

L'usanza di intagliare una zucca e metterci dentro una candela è documentata in Italia da tempo, legata proprio ai Morti.

È documentata in Abruzzo, dove in passato i pescatori non potevano uscire in mare nella notte dei morti, in Piemonte e in Calabria, dove dai primi del Novecento i ragazzini ne ricavavano lanterne.

I dolci dei morti

In molte località si preparano i dolci dei morti, e ogni regione ha il suo: gli Ossi dei morti in Veneto, gli Stinchetti dei morti in Umbria, le fave secche e le castagne bollite in Liguria, il torrone dei morti a Napoli e in Campania.

La visita ai cimiteri, con i crisantemi, chiude la giornata: dopo il tramonto del 2 novembre le famiglie vanno a trovare i propri cari.

Domande frequenti

Perché si lascia la tavola apparecchiata la notte dei morti?

Perché secondo la tradizione, fra l'1 e il 2 novembre, i defunti tornano fra i vivi: acqua, pane, castagne o i loro cibi preferiti sono lasciati per loro.

Il 2 novembre è festa?

È una ricorrenza cattolica, ma in Italia non è una festività civile: si lavora e si va a scuola.

Le zucche intagliate vengono da Halloween?

No: l'usanza è documentata in Abruzzo, Piemonte e Calabria in relazione ai Morti, in Calabria fin dai primi del Novecento.