L'autunno delle feste: vendemmia, castagne e i morti
L'autunno italiano delle feste comincia nei vigneti e finisce davanti a una tavola apparecchiata per i morti. Fra la vendemmia di settembre, le castagnate di ottobre e la notte fra l'1 e il 2 novembre, la stagione tiene insieme il raccolto e il ricordo.
Il filo che unisce tutto è il cibo lasciato agli altri.
La vendemmia
In Italia comincia fra fine agosto e inizio settembre nelle aree più precoci — in Franciacorta e in Trentino già fra il 20 e il 25 agosto — e si chiude fra fine ottobre e novembre con le uve tardive.
In Toscana si svolge fra settembre e ottobre e affonda le radici fino all'epoca romana. Era un lavoro collettivo: vicini e parenti formavano squadre per aiutarsi, e il pranzo della vendemmia era il momento centrale della festa.
Attorno al raccolto si sono formati riti precisi:
- la pigiatura a piedi nudi, ancora praticata in alcune regioni;
- le processioni e le cerimonie religiose che in certe zone vitivinicole precedono la vendemmia;
- il primo mosto offerto in dono alla chiesa locale;
- la Benfinita, il banchetto toscano di ringraziamento per i lavoratori stagionali;
- danze e canti tradizionali, che accompagnano il lavoro e le feste di paese.
Le castagne
Finita la vendemmia arrivano le castagnate nei paesi e nei borghi. Le sagre si concentrano fra ottobre e novembre, e il primo fine settimana di ottobre segna l'inizio di molte di esse; punteggiano l'Appennino per due mesi.
Non è folclore recente: le castagne sono state per secoli l'alimento base delle zone montane, e le tradizioni di San Martino con castagne e vino risalgono al Medioevo.
Il repertorio di cucina è ampio:
- caldarroste — cotte sulla brace con la padella bucata, servite anche nelle osterie della Valle d'Aosta;
- ballotte — bollite con finocchietto selvatico e alloro;
- castagnaccio — con farina di castagne, pinoli, rosmarino e uvetta;
- Monte Bianco — purè di castagne con panna montata.
La notte fra l'1 e il 2 novembre
Il 2 novembre è la Commemorazione dei defunti nel calendario della Chiesa latina, il giorno dopo Ognissanti. In Italia non è una festività civile.
Nella tradizione comune, quella notte i morti tornerebbero fra i vivi — ed è da qui che nascono quasi tutte le usanze della giornata.
La tavola lasciata pronta. In Trentino, in Piemonte e in Val d'Aosta si lascia la tavola apparecchiata tutta la notte, e in Trentino anche il focolare acceso. In Abruzzo la tavola resta imbandita con i lumini accesi, e in Sardegna si mettono in tavola i cibi preferiti dei defunti.
In Lombardia si lascia un vaso d'acqua fresca, in Friuli acqua, pane e un lumino; in Valle d'Aosta acqua e cibi per le anime, in Piemonte castagne e vino.
Nella Valle Peligna, in Abruzzo, è viva l'usanza di lasciare un cero acceso sul davanzale. Nelle campagne cremonesi ci si alza presto e si rassettano i letti.
I bambini e i doni dei morti
In alcune regioni la giornata è soprattutto loro.
In Sicilia i bambini che sono stati buoni trovano al mattino i regali lasciati dai morti, fra cui i pupi di zucchero.
In Sardegna vanno di casa in casa a chiedere offerte con la formula «Su mortu mortu», e ricevono pane, dolci e frutta secca. In Emilia-Romagna esiste l'antica tradizione della «Carità di murt».
Un dettaglio racconta più di tutti il senso di queste questue: nella zona del monte Argentario si cucivano grandi tasche sui vestiti dei bambini orfani, perché potessero riempirle.
Le zucche, prima di Halloween
L'usanza di intagliare una zucca e metterci dentro una candela è documentata in Italia da tempo, legata proprio ai Morti.
È documentata in Abruzzo, dove in passato i pescatori non potevano uscire in mare nella notte dei morti, in Piemonte e in Calabria, dove dai primi del Novecento i ragazzini ne ricavavano lanterne.
I dolci dei morti
In molte località si preparano i dolci dei morti, e ogni regione ha il suo: gli Ossi dei morti in Veneto, gli Stinchetti dei morti in Umbria, le fave secche e le castagne bollite in Liguria, il torrone dei morti a Napoli e in Campania.
La visita ai cimiteri, con i crisantemi, chiude la giornata: dopo il tramonto del 2 novembre le famiglie vanno a trovare i propri cari.
Domande frequenti
Perché si lascia la tavola apparecchiata la notte dei morti?
Perché secondo la tradizione, fra l'1 e il 2 novembre, i defunti tornano fra i vivi: acqua, pane, castagne o i loro cibi preferiti sono lasciati per loro.
Il 2 novembre è festa?
È una ricorrenza cattolica, ma in Italia non è una festività civile: si lavora e si va a scuola.
Le zucche intagliate vengono da Halloween?
No: l'usanza è documentata in Abruzzo, Piemonte e Calabria in relazione ai Morti, in Calabria fin dai primi del Novecento.