Le feste italiane riconosciute dall'UNESCO
Le feste italiane riconosciute dall'UNESCO sono due: la rete delle grandi macchine a spalla, iscritta nel 2013, e la Perdonanza Celestiniana dell'Aquila, iscritta nel 2019. Nessun carnevale italiano ha il riconoscimento: dal 2023 una rete di carnevali storici, con Fano capofila, è candidata.
L'esito della candidatura non è ancora arrivato, e l'elemento presentato ha un nome preciso: «Carnevali storici dei carri di cartapesta».
Le due feste italiane già iscritte
Le feste delle grandi macchine a spalla sono entrate nella Lista rappresentativa il 5 dicembre 2013, e sono quattro: la Macchina di Santa Rosa a Viterbo, la Festa dei Gigli a Nola, la Varia di Palmi e la Faradda dei Candelieri a Sassari. L'iscrizione riguarda la rete che le tiene insieme: quattro città, quattro santi diversi, e lo stesso gesto — portare a spalla una costruzione altissima per le strade del paese.
La Perdonanza Celestiniana dell'Aquila è iscritta dal 2019 e si celebra il 28 e il 29 agosto. Nasce nel 1294, quando papa Celestino V emanò la Bolla del Perdono — Inter sanctorum solemnia — che concede l'indulgenza plenaria a chi, confessato e pentito, entra nella basilica di Santa Maria di Collemaggio dai vespri del 28 agosto a quelli del 29. Il rito si ripete da allora, e dal 2011 la Perdonanza è anche «Patrimonio d'Italia per la tradizione».
Fra queste due feste e i carnevali candidati c'è una differenza che pesa: le prime sono riti religiosi legati a una data fissa e alla comunità che li porta, mentre la candidatura dei carnevali riguarda un mestiere — la cartapesta — condiviso da dieci città.
Chi c'è nella candidatura
I comuni sedi dei carnevali hanno sottoscritto un protocollo d'intesa, e la rete comprende:
- Acireale
- Avola
- Cento
- Fano
- Foiano
- Putignano
- San Giovanni in Persiceto
- Sciacca
- Tempio Pausania
I carnevali della rete sono nove, che diventano dieci contando Fano come capofila. La differenza riguarda l'inclusione di Melilli, il cui Carnevale è documentato nello stesso ambito.
Il confronto fra le comunità dei carnevali si è tenuto a Roma, all'Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale.
Fano: il documento del 1347
Fano è capofila anche per una ragione d'archivio: un documento del 1347 attesta le spese comunali per «El giucho de Charnevale», e una pergamena dell'11 luglio 1173 lascia ipotizzare un'origine ancora precedente.
Il Carnevale nasce durante la dominazione dei Malatesta e vanta continuità dal XIV secolo. Nel 1872 fu istituito un comitato organizzativo, la Società della Fortuna, oggi diventata Ente Carnavalesca; alla fine dell'Ottocento la sfilata si arricchì di parate a piedi e carri. Si svolge nel centro storico e poi in viale Gramsci.
Chi è il più antico
Il titolo di «più antico» viene rivendicato da più manifestazioni, con criteri diversi:
- Fano, con il documento del 1347 e la continuità dal Trecento;
- Foiano, definito il più antico d'Italia;
- Putignano, presentato come il più antico d'Europa: la Festa delle Propaggini ne segna l'inizio ogni 26 dicembre da 622 anni, ed è anche il carnevale più lungo d'Italia;
- Venezia, indicato come il più antico di tutti, con origini nel 1162 legate alla vittoria contro il Patriarca di Aquileia.
Gli altri candidati, e le loro carte
Cento — la testimonianza più antica risale al XVI secolo, confermata dall'affresco che nel 1615 Guercino dipinse in Casa Pannini, con scene di festeggiamenti, sfilate e balli.
San Giovanni in Persiceto — la candidatura fu annunciata il 12 febbraio 2023; una tesi locale fa risalire le origini al periodo dell'occupazione longobarda.
Melilli — il Giovedì Grasso è inaugurato dal Re Carnevale, maschera arcaica dell'area iblea la cui origine viene collegata alle feste agrarie degli antichi Romani. I carri sono «mignon», larghi al massimo 2 metri e 40.
Tempio Pausania — il Comune definisce il proprio Carnevale «unico in Sardegna».
Viareggio — nato nel 1873, compare fra i carnevali italiani inviati dal governo all'UNESCO.
Che cosa dice la norma
La Convenzione UNESCO per il patrimonio immateriale risale al 2003, e nasce dalla consapevolezza dell'importanza delle culture immateriali.
L'Italia si era già mossa sul piano interno: nel 2015 il Ministero ha riconosciuto l'importanza dei carnevali storici, qualificandoli come beni demo-etno-antropologici del patrimonio immateriale italiano.
La candidatura punta a valorizzarne il significato culturale e tradizionale a livello nazionale e internazionale.
I carnevali che il riconoscimento ce l'hanno
Il confronto utile è con i carnevali già iscritti nella Lista rappresentativa. Sono tre, e nessuno è italiano:
- Binche, in Belgio, iscritto nel 2008;
- Basilea, in Svizzera, iscritto nel 2017;
- Podence, in Portogallo, iscritto nel 2019 come «Festività invernali, Carnevale di Podence».
L'Italia, però, il precedente ce l'ha in casa: le grandi macchine a spalla sono state iscritte proprio come rete di quattro feste, ed è lo stesso schema che i carnevali stanno seguendo — presentarsi insieme. Al di là della candidatura, l'archivio dei carnevali storici li presenta uno a uno.
Venezia: il caso a parte
Il Carnevale di Venezia ha una storia che spiega perché la continuità sia un requisito così delicato.
Divenne festa ufficiale nel Rinascimento, dal XIV secolo, e nel Settecento era famoso in tutto il mondo per i costumi barocchi e le maschere. Nel 1797 il festival e l'uso delle maschere furono vietati da Francesco II, e la tradizione si interruppe nel centro storico per timore di ribellioni e disordini.
Il governo italiano lo ha ufficialmente reistituito solo nel 1979. Oggi circa tre milioni di persone visitano Venezia per il carnevale.