Le superstizioni delle feste italiane: che cosa si crede e perché
Molte superstizioni delle feste italiane nascono da riti propiziatori legati all'agricoltura: si chiedeva un buon raccolto e si scacciava la sfortuna dell'anno passato. I riti più antichi risalgono al X-VI secolo a.C., e i Romani li ereditarono fissandoli nel loro calendario.
Le altre nascono molto più tardi, nelle campagne del Dopoguerra.
Le figure che volavano sui campi
L'origine della Befana è collegata a riti propiziatori pagani sui cicli stagionali dell'agricoltura: il raccolto dell'anno trascorso, pronto a rinascere come anno nuovo.
Nelle dodici notti successive al solstizio d'inverno si credeva che misteriose figure femminili volassero sui campi a cavallo di scope, per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani ereditarono quei riti e li associarono al proprio calendario, fra il solstizio e la ricorrenza del Sol Invictus.
Le origini precise restano incerte, e le ipotesi si dividono fra paganesimo, cristianesimo e sincretismo. Le attestazioni scritte della Befana e della Befanata risalgono al Medioevo.
Anche il nome è discusso: potrebbe derivare dalla parola greca epifania, oppure da bastrina, termine connesso alla dea Strina.
Il Capodanno di Giano
Il giorno di Capodanno era dedicato al dio sabino che dava il nome al primo mese: Giano, in latino Ianus. Secondo la leggenda fu Numa Pompilio a spostare l'inizio dell'anno da marzo a gennaio.
La storia dà una data certa: nel 191 a.C. i pontefici fissarono il Capodanno al 1º gennaio con la Lex Acilia de Intercalatione. La festa nasce pagana, ereditando riti dei Saturnalia, che in parte confluirono qui e in parte nel Carnevale.
I Saturnalia si svolgevano ogni anno fra il 17 e il 23 dicembre, in onore di Saturno, e precedevano il Natalis Solis Invicti. Da lì viene anche la strenna natalizia, cioè lo scambio di doni.
Che cosa si fa, e perché si crede che funzioni
- Le lenticchie — per alcuni simbolo di lunga vita, per altri ricordano le antiche monete d'oro.
- I botti — gli spiriti maligni avrebbero una certa riluttanza per i rumori forti: i petardi servono a spaventare diavoli e diavoletti.
- I piatti rotti a mezzanotte — un gesto per cacciare i mali, fisici e morali, dell'anno che finisce.
Le streghe della Notte Santa
C'è una parte del repertorio che riguarda la difesa, e ha regole molto precise.
A Tivoli il 24 dicembre era ritenuto il giorno in cui entravano le streghe, e nella Valle dell'Aniene si credeva che nella Notte Santa facessero del male ai bambini.
Per proteggersi si turavano con la stoppa le toppe delle porte, si chiudevano le aperture per gatti e galline, e si metteva una scopa dietro l'uscio: la strega, secondo la credenza, era costretta a contarne i fili e perdeva la notte.
Prima di uscire di casa si gridava «Zeppetì, Zeppeté», una formula di significato sconosciuto. E si diceva che chi nasceva il 24 sarebbe diventato strega o lupo mannaro.
La notte di San Giovanni
Lo stesso schema torna d'estate. A Roma la notte fra il 23 e il 24 giugno era detta viggija, e la festa si svolgeva fra piazza di San Giovanni e Santa Croce in Gerusalemme.
La notte coincideva con il solstizio d'estate, e la leggenda attribuiva il sabba a Erodiade e Salomè. Per impedire la riunione si mettevano davanti alla porta una scopetta di saggina e un mucchietto di sale: le streghe dovevano contare i fili e i grani, e non facevano in tempo.
A tavola si mangiavano lumache, per dissipare discordie, dissapori e tradimenti.
A Olbia le pratiche legate a San Giovanni — riti di purificazione con sole, fuoco e acqua — sono durate almeno fino agli anni Venti del Novecento.
Le superstizioni recenti
Non tutto viene dall'antichità. Alcune credenze nascono in epoca moderna, e hanno spiegazioni pratiche.
Il cappello sul letto porta sfortuna perché era il gesto di medici e preti quando arrivavano al capezzale di un morente. Il brindisi con i bicchieri incrociati viene invece collegato alle corti medievali.
Curiosità in pillole
In Romagna il 2 novembre si mangiavano fave, per rafforzare la memoria dei defunti.