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Vivere la festa

Il rosso, il sale e il fuoco: i tre portafortuna delle feste italiane

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Rosso, sale e fuoco sono i tre portafortuna che tornano nelle feste italiane: il rosso si indossa a Capodanno, il sale si benedice a Santo Stefano e si sparge sulla soglia, il fuoco brucia nei falò di piazza e di campagna.

Ognuno dei tre ha un compito diverso: attirare, proteggere, purificare.

Il rosso: si indossa e si regala

La tradizione più diffusa è indossare un capo rosso, preferibilmente l'intimo, che secondo l'usanza odierna va messo al contrario e rigirato dopo la mezzanotte. Alcuni sostengono che vada gettato via il giorno seguente.

Il colore è collegato a passione, amore, fortuna e protezione, e l'origine viene fatta risalire agli antichi Romani: nel Capodanno dedicato a Giano ci si vestiva di rosso, ritenuto capace di allontanare il male e le influenze negative.

A tavola il rosso è quello dei chicchi di melagrana, che stanno per la fertilità e la vita. Fuori dalla tavola, è il colore del sacchettino che si regala: lenticchie e riso dentro, rosso il tessuto.

Anche fra le candele di fine anno il colore conta: azzurra per la salute, rossa per gli affetti, dorata per i soldi.

Il sale: perché vale tanto

Il sale è il portafortuna con più regole di tutti, e la ragione sta nel suo valore storico: era ritenuto prezioso quanto l'acqua, tanto che gli antichi lo chiamavano «oro bianco» e da esso deriva la parola salario.

Da qui la credenza più nota: rovesciare il sale a tavola è presagio di sfortuna, soprattutto al Sud, dove annuncia sventure e litigi.

Le spiegazioni sono due: la perdita di un bene costoso, oppure il ricordo delle terre conquistate che i nemici cospargevano di sale per renderle sterili.

Il rimedio è codificato: si getta subito un pizzico dietro la spalla sinistra, il lato del diavolo, usando la mano destra, associata a Dio.

Ci sono poi le regole d'uso quotidiano:

Nelle feste il sale ha anche il suo giorno: in Friuli Venezia Giulia, a Santo Stefano, si va in chiesa a riceverne la benedizione. Tornati a casa, se ne dava un po' agli animali, un po' si spargeva nelle stalle e un po' restava in casa. In Toscana, nella notte di San Giovanni, si mette un mucchietto di sale davanti alla soglia.

Il sale grosso torna anche nel rito di fine anno: i desideri scritti su un foglietto, chiusi in un sacchettino rosso con sale grosso e una moneta, si conservano tutto l'anno.

Il fuoco: si accende e lascia la cenere

Al fuoco si legano luce, calore, speranza e purificazione, e serve ad allontanare le paure. Si manifesta in falò, botti e fuochi d'artificio — nel Sud, a mezzanotte, lo scoppio dei petardi è immancabile.

I falò si accendono nelle piazze e nelle campagne per bruciare i rami secchi e le cose vecchie. Quelli della notte di San Giovanni sono considerati propiziatori e purificatori, ed è la cenere ad avere le proprietà più ricercate: allontanerebbe la sfortuna e proteggerebbe da malattie e malanni.

I fuochi che hanno un nome

Alcuni falò sono diventati manifestazioni vere e proprie.

A Novoli, il 16 gennaio, si accende la Fòcara per la festa di Sant'Antonio: una costruzione di tralci e potature di vigneto che raggiunge i 25 metri di altezza, con i simboli religiosi collocati in cima.

A Castellana Grotte bruciano i Fanòve, grandi cataste di legna accese in città per ricordare il miracolo della Madonna di Vetrana, che secondo la tradizione salvò il paese dalla peste.

Gli altri gesti della mezzanotte