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Carnevali Storici

Che cosa rende «storico» un carnevale: chi lo decide e con quali requisiti

4 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

«Storico» non è un aggettivo che un carnevale si dà da sé: lo riconosce il Ministero della Cultura, tramite la Direzione Generale Spettacolo. Il requisito principale è la storicità documentabile, in genere almeno 25 edizioni anche non consecutive, provate da documenti.

Accanto al riconoscimento nazionale esistono albi regionali, con soglie proprie.

I requisiti nazionali

Per rientrare nel novero dei carnevali storici una manifestazione deve dimostrare tradizione, continuità e qualità artistica. Nel dettaglio:

Chi lo organizza conta quanto il carnevale

La gestione dev'essere affidata a Comuni, Fondazioni, Comitati o Associazioni senza scopo di lucro con sede legale in Italia.

Gli enti devono avere personalità giuridica, essere costituiti e operanti da almeno cinque anni, avere fra gli associati enti locali e come fine statutario l'organizzazione di carnevali storici. Devono inoltre essere gli organizzatori del carnevale per cui chiedono il contributo.

Che cosa si presenta

La domanda non è un modulo: è un fascicolo.

Serve una relazione artistica dettagliata sulle attività svolte, corredata da una scheda sulla storicità e sulla rilevanza culturale della manifestazione. Il legale rappresentante dichiara i requisiti soggettivi con autocertificazione, e per alcuni soggetti è richiesta la regolarità previdenziale, fiscale e assicurativa.

C'è poi una condizione economica che seleziona da sola: il progetto artistico dev'essere cofinanziato in misura non inferiore al 25% del costo complessivo. Chi chiede il contributo deve cioè metterci un quarto di tasca propria.

Il decreto del 2024 destina ai carnevali storici 3 milioni di euro di risorse, e prevede l'esclusione dei richiedenti che manchino anche di uno solo dei requisiti. Questa è la carta bollata; le schede dei carnevali storici raccontano invece come quelle feste si svolgono.

Gli albi regionali, con soglie diverse

Le regioni hanno costruito propri elenchi, e le soglie non coincidono.

Emilia-Romagna — l'Albo regionale dei carnevali storici è stato istituito con la delibera 122/2023. La domanda la presenta il Comune sul cui territorio il carnevale si svolge, sottoscritta dal Sindaco o da un suo delegato. Servono rilevante valore storico e culturale e almeno venti edizioni, svolte fra l'ottobre 1992 e l'ottobre 2022. L'iscrizione dura tre anni e dà accesso alle forme di sostegno regionale.

Marche — la soglia è la più alta: un carnevale storico è una manifestazione con edizioni svolte per almeno trent'anni nei quaranta precedenti la domanda, provate con documentazione idonea che ne attesti il valore storico e culturale.

Lazio — possono presentare domanda Comuni, Associazioni e Fondazioni senza scopo di lucro con sede legale nella regione, costituite e operanti da almeno cinque anni, con almeno 25 edizioni anche non continuative. Il contributo va ai progetti che ottengono almeno 60 punti su 100.

Un esempio di come funziona

Il caso di Cantù mostra il meccanismo in concreto: nel 2022 il Comune ha ottenuto il via libera ministeriale al riconoscimento del proprio Carnevale storico, e il requisito minimo da superare era proprio quello delle venticinque edizioni.

Come funziona altrove

Il confronto con la Spagna aiuta a capire quanto pesino, nei diversi sistemi, la continuità e la visibilità.

Per il riconoscimento internazionale di una festa spagnola serve prima la dichiarazione di interesse nazionale. Vanno accreditate origine, antichità e radicamento tradizionale, insieme a originalità, valore culturale e alta partecipazione cittadina. La festa non deve avere interruzioni superiori a cinque anni fra un'edizione e l'altra, e servono almeno dieci impatti rilevanti sui media esteri. Il Carnevale di Las Palmas de Gran Canaria ha ottenuto quel riconoscimento nel 2023.

In Galizia il carnevale è considerato manifestazione del patrimonio culturale del popolo galiziano: il bene immateriale richiede la richiesta preventiva delle comunità e delle organizzazioni rappresentative, e almeno due pareri favorevoli e motivati di istituzioni consultive specializzate. I carnevali sono trattati come usi sociali, rituali, cerimonie e atti festivi.

Perché il riconoscimento conta

Un carnevale iscritto non guadagna solo un'etichetta: apre l'accesso ai contributi pubblici e, insieme, si assume un obbligo — dimostrare che la manifestazione è ancora viva nella comunità che la fa.

I criteri lo dicono in modo esplicito: non basta la data antica, servono la partecipazione di artigiani, volontari, scuole e associazioni, e la trasmissione di usi e costumi da una generazione all'altra.

Curiosità in pillole

In Emilia-Romagna l'istruttoria non è del settore turismo: la segue il Settore «Attività Culturali, Economia della cultura, Giovani».