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San Dionigi a Crotone 2026 - La statua del santo decollato e la benedizione dei trattori

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
9 ottobre 2026
Dove Piazza Duomo, Montafia

Fonte: beweb.chiesacattolica.it, letta il 19/09/2026.

Il 9 ottobre Crotone, in Calabria, celebra il patrono San Dionigi l'Areopagita. La mattina, in Piazza Duomo, trattori, attrezzi e prodotti della terra vengono esposti in attesa della benedizione delle sementi impartita dall'arcivescovo; nel pomeriggio i portantini portano sulle spalle la statua del santo, affiancata dal Quadricello della Madonna di Capo Colonna, per la processione nel centro della città. La statua venerata in cattedrale è quella di un santo decollato, attributo che un vescovo del passato aggiunse all'immagine dell'Areopagita.

Un giurista dell'areopago sulle rive dello Ionio

Dionigi l'Areopagita era un «giurista greco e membro dell'areopago» — il tribunale di Atene — e un «uomo di cultura» che si convertì «grazie alla predicazione di San Paolo». Da quel momento «scelse di abbandonare i suoi privilegi per fondare sulle rive dello Ionio la prima comunità cristiana, divenendo così il primo vescovo della Chiesa di Crotone».

Negli atti della città è «S. Dionigi Areopagita Sommo Protettore, et defensore della Città di Crotone». Nelle relazioni latine dei vescovi la ragione del patronato è scritta in modo esplicito: la cattedrale sta «sub protectione Sancti Dionysii Areopagitae, qui primus incolas praefatae Civitatis ad fidem Christi convertit» — colui che per primo convertì gli abitanti di quella città alla fede di Cristo.

Alla stessa figura è agganciata l'altra immagine identitaria di Crotone. Ughelli ricorda in cattedrale un «dipinto miracoloso della Madonna chiamata di Capocolonna che da Dionigi l'aeropagita fu portato dall'Oriente e dipinto dall'evangelista san Luca», e un'antica tradizione vuole che il dipinto mariano fosse opera di san Luca evangelista, che lo avrebbe donato allo stesso san Dionigi.

Due santi diventati uno solo

Il vescovo Michele Guardia introdusse in cattedrale «la nuova statua di San Dionisio però decollato», e così facendo «aveva arricchito di nuovi elementi l'immagine di San Dionisio Areopagita, legando quella tradizionale del Santo convertito da San Paolo in Atene con quella di molto posteriore di San Dionigi o San Denis di Parigi».

Sono due santi diversi: l'Areopagita ateniese convertito da San Paolo, e il San Denis di Parigi, «di molto posteriore». Il patronato e le relazioni dei vescovi nominano sempre San Dionisio Areopagita.

Cinque secoli di carte episcopali

Il patronato è certificato da una catena di relazioni. Il vescovo spagnolo Ioannes Lopez (1595-1598), nella relazione del 29 maggio 1597, afferma che la cattedrale «fu fondata sotto il titolo dell'Assunzione della Beata Maria» e ha per protettore e patrono San Dionisio Areopagita. Il successore Thomas de Montibus (1599-1608) ripete la stessa cosa, e la formula viene «ribadita per tutto il Seicento».

C'è anche il lato economico: «era compito dell'università» — cioè del comune dell'epoca — «provvedere alle spese del culto del santo», e nel giorno della festa fornire l'illuminazione dell'altare «de luminare in Missa sollemni pro ut etiam in primis et secundis Vesp.». Il 9 ottobre di ogni anno si celebrava «nella cattedrale ed in città la festa del santo patrono», con una messa solenne a cui «dovevano partecipare tutto il clero ed i religiosi dei conventi». Nella seconda metà del Settecento della cappella del santo «ne ha cura l'Università, e per essa i sindici pro tempore»: allora Gabriele Suriano e Federico Lettieri.

Al tempo del vescovo portoghese Cajetano Costa (1723-1753), «per accrescere la devozione», su richiesta del Comune il Capitolo e i canonici ottennero dalla Sacra Congregazione dei Riti «l'indulto di poter, una volta il mese ed in un giorno non impedito, recitare l'officio sotto il rito semidoppio di S. Dionigi Areopagita».

Padre Ferdinando Ughelli, nella «Italia Sacra» del 1721, distingue l'origine leggendaria dai dati certi: l'episcopato crotonese «è antichissimo e collegato agli stessi tempi apostolici», «ma tuttavia ciò non risulta nulla su di loro prima dell'anno 537». È in quell'anno che «Giovanni vescovo di Crotone prosperò al tempo di papa Vigilio»; nel 680, sotto papa Agatone, un Pietro partecipò al sesto Concilio di Costantinopoli, e un Teofimo era al Sinodo niceano. Il «Regesto Vaticano per la Calabria» di padre Francesco Russo porta come primo dato registrato il luglio 592, sotto Gregorio Magno: «Giovanni vescovo di Scilla dà mandato affinché sia visitata la diocesi di Crotone e se ne curi l'elezione del Vescovo». Di quel Giovanni, Russo annota che firmò «la condanna di Teodoro di Cesarea di Capadocia» e che lo ritiene «di origine gotica ma ciò nonostante amico di Cassiodoro».

La cappella nel transetto

La «Cappella di S. Dionigi Areopagita» sta nel transetto della cattedrale, «con altare marmoreo sormontato da busto ligneo secentesco del titolare e da medaglione del sec. XVII». Accanto c'è un San Gennaro, «busto ligneo pure secentesco, scolpito a tutto tondo e dipinto al naturale». Nella tribuna maggiore era appesa «l'immagine in tela di San Dionisio Areopagita», e nell'Episcopio si conserva un «Martirio di S. Dionigi Areopagita», definito «buona tela settecentesca dipinta ad olio, con influssi di maniera romana».

Nell'inventario di un vescovo compaiono quattro candelieri d'argento, «Due assignati à S. Dionisio e due a S. Gennaro». In cattedrale esisteva anche un beneficio intitolato al patrono «di iuspatronato della famiglia Perretta», «senza altare e cappella».

I trattori in Piazza Duomo

La mattina del 9 ottobre «in Piazza Duomo i carri e i trattori saranno adagiati in attesa della benedizione delle sementi, simbolo della terra e del lavoro dell'uomo»: il vescovo «benedirà i frutti, i raccolti e i mezzi agricoli», e la piazza diventa «il cuore pulsante dell'agricoltura locale», «un vero e proprio mercato di speranza e devozione».

Prima della celebrazione eucaristica, impartendo la benedizione dei mezzi agricoli, il presule ha spiegato che «non è scaramanzia né un portafortuna, ma un ringraziamento al Signore per il lavoro svolto e un'invocazione perché porti frutto, come il seme che sa generare futuro».

Per un giorno «Crotone sarà animata dai suoi agricoltori», e la giornata celebra «il lavoro dei contadini, spesso trascurato ma centrale per la città».

Il bacio, la banda, i mostaccioli

Prima del 9 ottobre ci sono nove sere di novena, che comincia con «la discesa della statua di San Dionigi», collocata presso l'altare centrale. Accanto le viene messo il Quadricello della Madonna di Capo Colonna: «come da tradizione vengono esposti i due santi protettori», Dionigi «con le insegne episcopali» in quanto primo vescovo, e la Madonna che è protettrice non solo della città ma dell'intera Arcidiocesi di Crotone-Santa Severina.

Il giorno della festa comincia presto, «di buon mattino», con la banda «Città di Crotone» che suona in piazza Immacolata «svegliando la città». Nel pomeriggio, dalle cinque, esce la processione: i portantini portano la statua sulle spalle, affiancata dal quadricello, e il corteo attraversa il centro passando anche «dal palazzo del tribunale». Il percorso tocca via Cutro, via Poggio Reale, via Daniele, via Roma, via Scalfaro, corso Mazzini, via Vittorio Veneto, piazza Pitagora, via Messinetti, corso Vittorio Emanuele e piazza Immacolata. A prestare servizio è il Gran Concerto Bandistico «Giuseppe Verdi» Città di Crotone.

Intanto piazza Pitagora si riempie della parte profana: «dolciumi, bancarelle e prodotti della tradizione: torroni, mostaccioli, caldarroste e specialità locali». Dalla piazza i fedeli si dirigono verso la chiesa dell'Immacolata per il tradizionale bacio a San Dionigi. Al rientro della statua si avvia l'anno pastorale parrocchiale, «con mandato a tutti gli operatori pastorali». Le messe le anima il Coro «San Dionigi».

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa di San Dionigi a Crotone è facilissimo. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Crotone è a 1,7 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Simeri Crichi: da lì bastano 58 minuti di guida (57 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.

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