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San Giorgio a Reggio Calabria 2027 - La statua di tiglio da trecento chili sulle spalle dei portatori

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 23 al 25 aprile 2026
Dove corso Garibaldi, Ortelle

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: reggiotoday.it, letta il 21/09/2026.

Il 23 aprile Reggio Calabria, in Calabria, festeggia il suo Santo Patrono San Giorgio: la statua di San Giorgio a cavallo viene portata in spalla dai portatori della Madonna della Consolazione. Sono gli stessi uomini che portano l'altra patrona della città, e il grido che accompagna il cammino lo dice per intero: «Ora e sempre Reggio sia cu San Giorgio e cu Maria».

Un cavallo bianco a Cerami, e uno sbarco a Reggio

L'origine dell'antichissimo culto reggino risale agli inizi dell'XI secolo ed è legata all'episodio che portò Reggio a infliggere una sconfitta ai saraceni che insidiavano le coste calabresi. Il saraceno Bonavert di Siracusa sbarcò a Reggio distruggendo il monastero di San Nicolò sulla Punta Calamizzi e la chiesa di San Giorgio, danneggiando le effigi dei Santi; ma il duca Ruggero Borsa contrattaccò, inseguì Bonavert, lo uccise in battaglia e conquistò Siracusa. Per quella vittoria i reggini adottarono San Giorgio a loro protettore — «si dice infatti che Ruggero sarebbe stato assistito dal Santo». L'anno è il 1086.

La devozione, però, era arrivata prima, in epoca bizantina, «quando erano consueti movimenti di armati e trasferimenti di popolazioni all'interno dei territori dell'impero». Fra il 587 e l'808, attorno a Reggio, furono dislocati profughi da Patrasso, fra i quali la devozione era già diffusa, e i soldati in pensione «trasportavano culto e immagini dei protettori tra i campi»; lo storico don Nicola Ferrante ipotizza che «forse furono i bizantini, sbarcati sotto il comando di Belisario nel 536, a portare a Reggio dall'Oriente la devozione a san Giorgio». Monsignor Antonio Maria De Lorenzo la fa risalire invece a «subito dopo la pace data da Costantino alla Chiesa».

Più antica di tutte è una placca in steatite del X secolo, proveniente dalla necropoli bizantina di Calanna e conservata al Museo Nazionale di Reggio Calabria, di provenienza siriana, che raffigura San Giorgio stante, circondato dal nimbo, con lancia, scudo e croce. Il santo era divenuto il campione dei Normanni dopo la battaglia di Cerami del 1083, quando era apparso su un cavallo bianco per condurli alla vittoria.

Le elezioni chiuse ai piedi dell'altare

Nella chiesa di San Giorgio al Corso, con un solenne atto ai piedi dell'altare del patrono si chiudevano ogni anno le elezioni municipali.

Pubblicate le liste elettorali al palazzo di città — l'attuale Palazzo San Giorgio — venivano sorteggiati sei nomi fra quelli eletti a consiglieri; i nomi venivano chiusi dentro palline d'argento e messi in borsette separate secondo i ceti, che a loro volta erano poste sull'altare di San Giorgio. E l'ultimo giorno dell'elezione, dopo la messa dello Spirito Santo, avveniva per mano di un bambino l'estrazione dei tre sindaci che avrebbero governato il comune per un anno.

Una tibia arrivata dal papa nel 1658

«Il giorno 10 agosto dell'anno 1658 fu una giornata memorabile per la città di Reggio.» L'anno prima, al passaggio della flotta pontificia che rientrava dopo la battaglia dei Dardanelli contro i turchi, i sindaci avevano chiesto al capitano generale — il cavaliere gerosolimitano Giovanni Bichi, figlio della sorella uterina di quel Fabio Chigi che era papa col nome di Alessandro VII — una reliquia del loro protettore. Il papa fu favorevole e destinò una tibia di San Giorgio, conservata allora in una piccola chiesa nel quartiere romano del Velabro.

Presso la «Fontana Nuova», nello spazio antistante la Porta Marina, era stato predisposto un padiglione con un altare da campo, accanto alla postazione della banda musicale, e lungo la spiaggia e sulle mura urbane occidentali una gran folla in attesa. L'arcivescovo Gaspare Creales, con accanto i tre sindaci della città, ricevette la cassetta dal capitano generale e, come riporta lo storico De Lorenzo, «seguendo le forme di rito, apriva l'arca, estraeva le reliquie, leggeva le testimoniali, esaminava i suggelli, e nulla più mancando per la solenne ricognizione, esponeva in alto le sacre reliquie». La processione risalì la Via del Tocco verso la Cattedrale, dove la reliquia restò esposta due settimane, prima di essere portata in un prezioso reliquiario d'argento nella chiesa di San Giorgio de Gulferio.

Da allora veniva esposta nei giorni della novena che precedeva il 23 aprile, e quando serviva l'intercessione del santo: il 6 settembre 1659, dopo un forte terremoto con epicentro nella Calabria centrale, il canonico Paolo Filocamo, poi vescovo di Squillace, celebrò una «messa di supplicazione» alla presenza dei sindaci. La reliquia reggina di San Giorgio scomparve con il terremoto del 5 febbraio 1783. E furono quelli gli ultimi anni in cui l'amministrazione comunale ebbe a suo carico le spese delle celebrazioni, annullate poi nel 1860 con l'Unità d'Italia.

Quattro chiese perdute, e una del 1935

Al santo furono dedicate molte chiese della città, e i loro nomi si leggono ancora nei documenti: San Giorgio de Gulpheriis, detta più tardi intra moenia, la più antica; San Giorgio de Sarteano en La Judeca, del 1306; San Giorgio de Lagonia, detta a volte San Giorgello; San Giorgio extra moenia. Le notizie su di esse risalgono ai primi anni del Trecento, e tutte e quattro risultano distrutte alla fine del Cinquecento; due non si ripresero mai più. Anche il kastron bizantino, che si sviluppava sotto il castello, portava fra i nomi dei suoi accampamenti militari quello di San Giorgio dell'Agonia, dal santo tutelare dell'esercito imperiale.

Lo dicono le visite pastorali. Nel 1694 l'arcivescovo D'Afflitto trovò la chiesa devastata per l'incendio appiccato pochi mesi prima dai turcheschi, e il parroco infermo: la visita fu rimandata, ma si confermò l'impegno a erigerne una nuova. Le descrizioni parlano di un solo altare col quadro del santo e quattro candelieri in legno, di un fonte battesimale in terracotta e non in pietra, di due confessionali. L'Eucarestia non veniva conservata lì, ma nella vicina chiesa della Cattolica dei Greci, per impedirne la profanazione durante le incursioni turchesche. Nel 1671 l'arcivescovo Matteo De Gennaro descrisse il «grande tabernacolo ligneo molto elaborato, costruito decentemente ed indorato» che custodiva la reliquia e la copia del decreto pontificio, e l'icona grande «in oleo depicta» sotto un arco ligneo ben scolpito; l'altare maggiore era in pietra arenaria bianca di Siracusa con finitura a trompe-l'œil, e vi stava il «Gran quadro antico» col santo a cavallo nell'atto di trafiggere il drago.

L'attuale chiesa di San Giorgio al Corso è invece del Novecento: costruita su progetto dell'architetto palermitano Camillo Autore, fu inaugurata definitivamente nel maggio 1935 dall'arcivescovo Carmelo Pujia, con la presenza del principe Umberto di Savoia.

Trecento chili di tiglio, e i petali di carta

La processione di oggi parte dalla Chiesa degli Artisti di San Giorgio al Corso, dopo il triduo e la celebrazione eucaristica. La nuova statua lignea di San Giorgio a cavallo, realizzata con le donazioni dei fedeli da una bottega d'arte della Val Gardena, è scolpita in un solo blocco di legno di tiglio e pesa trecento chili. Prima sfilava la statua realizzata nel 1935, un tempo posizionata sull'altare della chiesa.

A portarla sono, appunto, i portatori della Madonna della Consolazione, nel tragitto da piazza Italia fino al Museo nazionale a piazza De Nava. Petali di carta vengono lanciati e il cammino comincia con la musica della banda di Ortì; la campanella suona a ogni ripartenza. Ci sono i cavalieri e le dame del Santo Sepolcro, i membri dell'Ordine Sacro Equestre di Gerusalemme e un sacerdote della chiesa greco-ortodossa della città: il culto di San Giorgio «è tra i più diffusi all'interno di tutto il mondo cristiano, sia esso cattolico o ortodosso, e di quello musulmano».

Il percorso sosta davanti a Palazzo San Giorgio, sede municipale, e a Palazzo Alvaro, sede della Città Metropolitana. Quando arriva davanti al Palazzo comunale, la statua del santo, ornata di fiori di anthurium rossi, viene girata per omaggiare l'amministrazione comunale e la città. Poi si prosegue fino a largo Colombo, dove la statua fa l'ultima inversione, e si rientra in chiesa fra le luminarie.

Il drago, la rosa e lo scalpiccio sui tetti

San Giorgio è un personaggio realmente esistito: un militare romano vissuto in Palestina nel III secolo, fra il 275 e il 285, probabilmente martirizzato sotto Diocleziano intorno al 303, e una lapide del 368 proveniente da Eraclea di Betania ricorda la «casa dei santi e trionfanti martiri Giorgio e compagni». Il 23 aprile è il giorno della sua morte.

Il drago arriva molto dopo, con la Leggenda Aurea del XIII secolo: la lotta intrapresa per salvare una principessa nella città libica di Salem, e, trionfante, dal sangue del drago avrebbe colto una rosa da donare alla giovane. Nell'iconografia il santo indossa una tunica verde e un mantello rosso, e quel rosso «indica il martirio, ma anche il trionfo». Il suo culto è comune alle grandi religioni monoteiste: detto il Profeta Verde, è onorato da musulmani ed ebrei, e la sua protezione è invocata anche in Catalogna, Portogallo, Inghilterra, Germania e Russia.

Resta infine una credenza reggina. Nel 1888 il canonico Antonio Maria De Lorenzo riporta, nelle Monografie di storia reggina e calabrese, che nella notte del 23 aprile a Reggio si poteva udire la zampa del cavallo sui tetti della città; e nel 1994 frate Metodio assicurava che per la festa del santo è possibile intendere, attorno al luogo sacro, lo scalpiccio del suo cavallo.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Reggio Calabria per la festa di San Giorgio non è complicato. Chi viaggia su rotaia trova la stazione ferroviaria di Reggio di Calabria Centrale a un passo dal centro, 1,4 chilometri dai luoghi della manifestazione. In automobile si esce allo svincolo di Spirito Santo, e da lì restano 2,0 chilometri e 3 minuti.

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