San Secondo di Asti 2027 - L'incendio della colombina da parte di una dama della nobiltà
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.
San Secondo è il patrono di Asti, in Piemonte, e la sua festa si celebra il primo martedì di maggio, data fissata nel 1818 con rescritto di papa Pio VII. Nel giorno della festa la cerimonia medievale dell'Offerta del Palio porta in Collegiata i due drappi, accompagnati da una solenne sfilata fino alla cappella del santo; il lunedì che precede la festa, sul Lungo Tanaro, si tiene lo spettacolo pirotecnico che gli astigiani chiamano «Lundes d'j feu», il lunedì dei fuochi. Attorno alla festa si tiene la Fiera Carolingia, la più antica e la più grande del territorio astigiano.
La colombina accesa da una dama
Un tempo si dava inizio allo spettacolo pirotecnico con lo squillo delle trombe e con l'incendio della colombina, compito sempre affidato a una dama della nobiltà.
Le cronache conservano perfino i nomi di chi ebbe quell'onore: nel 1777 diede fuoco alla colomba una dama di Dronero, nel 1779 la contessa Mola di Larissè, nel 1781 la marchesa di Incisa e madama di Robilante, nel 1786 la marchesa di Gresy.
La tradizione è ancora vivissima, e ha un nome in dialetto: per gli astigiani è il «Lundes d'j feu», il lunedì dei fuochi, e si svolge il lunedì antecedente la festa del santo patrono, nell'abituale area del Lungo Tanaro. Per parecchi anni, ininterrottamente, dopo i fuochi c'era anche l'illuminazione della città.
Dal 1100 i feudatari con le torce
Già nel 1100 il Comune di Asti obbligava i propri feudatari a partecipare alla processione per la festa annuale del santo con le torce. In seguito si organizzarono i fuochi artificiali.
Negli atti pubblici, dopo il nome di Gesù e di Maria Vergine, compariva sempre anche quello di san Secondo.
Un angelo lo riportò ad Asti
Secondo, di nobili origini astigiane e vissuto al tempo dell'imperatore Adriano, era un idolatra fervente ascritto alla milizia romana e grande amico di Saprizio, prefetto delle Alpi Cozie. Fu iniziato al cristianesimo da Calogero, comandante delle guardie del prefetto di Brescia, che convertitosi era stato imprigionato nel fondo della Torre Rossa — l'attuale campanile della chiesa del rione Santa Caterina di Asti.
Partito con Saprizio per un viaggio verso Tortona, Secondo incontrò il vescovo Marziano, che lo avviò sulla via della conversione; a Milano ebbe la benedizione di Giovita, che lo invitò a portare il sacramento dell'eucaristia a Calogero e a Marziano. Tornato a Tortona, riuscì a entrare nelle prigioni dove Marziano era stato rinchiuso e condannato a morte da Saprizio: gli rimase accanto tutta la notte e il giorno seguente, dopo il martirio, ne seppellì il corpo.
Saprizio cercò di convincerlo a rinunciare al cristianesimo con tutti i mezzi, anche con le torture, ma Secondo rimase irremovibile, e fu condannato a morte. Poi, durante la notte precedente il supplizio, sarebbe stato liberato da un angelo mandato dal cielo e «trasportato» ad Asti, nel carcere dove già si trovava Calogero. Scoperta la fuga, Saprizio tornò ad Asti: mandò Calogero ad Albenga, dove venne martirizzato, mentre Secondo il 30 marzo 119 fu portato all'esterno delle mura astigiane e decapitato. La leggenda vuole che sia stato sepolto nel luogo stesso dell'uccisione, e che lì sorgesse poi la chiesa a lui dedicata.
Per il Dacquino, San Secondo d'Asti è una figura storicamente individuabile in un vescovo di Asti: in tal caso non fu un martire in senso stretto, ma un testimone della fede. Le prime notizie sulla sua vita vengono dall'Acta Sanctorum del gesuita Jean Bolland, che nel Seicento cominciò a raccogliere le vite dei santi, e derivano da quattro codici diversi nella forma ma simili nella sostanza — uno detto gallico, uno dal monastero imperiale di San Massimo presso Trevi, uno dalla Biblioteca Vaticana e un codice membranaceo del 1474 conservato nell'archivio della Collegiata di San Secondo.
Maramaldo respinto a porta San Pietro
Nel 1526 il condottiero Fabrizio Maramaldo, al servizio dell'imperatore Carlo V e allora comandante del presidio di Alessandria, minacciò d'assedio la città; tentò di entrare nei pressi di porta San Pietro, ma fu respinto e allontanato dalla popolazione, che aveva invocato con fervore la protezione della Vergine Maria e di san Secondo.
L'episodio è raffigurato nell'affresco tuttora visibile sulla parete destra del coro della collegiata dedicata al santo.
Dalla cripta al Duomo e ritorno
Il corpo del patrono riposò dapprima nell'antica cripta della Collegiata, ma le incursioni barbariche dei secoli IX e X ne obbligarono il trasferimento nel Duomo, più sicuro perché collocato all'interno della cinta muraria. Di quella traslazione non esistono documenti certi, ma verso l'880 la fabbrica appare intitolata a «Santa Maria e a San Secondo», il che confermerebbe la presenza delle reliquie. Il ritorno definitivo sarebbe avvenuto sotto l'episcopato di Bruningo, che prima di riportarle nella collegiata ne avrebbe fatto ristrutturare e ampliare la chiesa.
Nel 1597 le reliquie vennero depositate sotto l'altare maggiore in una cassa argentea, offerta da Emanuele Filiberto di Savoia, e oggi sono conservate nella cripta.
Nella prima cappella della navata destra, intanto, la Collegiata custodisce il Carroccio della città e i drappi del Palio, che le vengono donati durante la cerimonia medievale dell'Offerta del Palio, il primo martedì di maggio — cioè nel giorno stesso della festa patronale, quando una solenne sfilata di tutti i partecipanti accompagna i due stendardi fino alla cappella del santo.
Otto giorni prima e otto dopo
Negli ordinamenti delle Rubricae Statutorum della città di Asti del 1340 si legge che una delle due fiere annuali si teneva otto giorni prima e otto giorni dopo la festa del santo patrono, lungo una parte della contrada Maestra — l'attuale corso Alfieri — con mercanti provenienti da varie parti del paese e d'Europa.
Il beneficio economico era tale che i principi e i signori reggenti concedevano ai partecipanti agevolazioni notevoli: il diritto di asilo e di ospitalità, l'esenzione dai dazi sulle merci, il più sollecito disbrigo delle formalità burocratiche. E le merci erano quelle di una fiera internazionale: lane fiorentine e inglesi, broccati veneziani, lame del Reno, vini, spezie, pelli. È la Fiera Carolingia, la più antica e la più grande del territorio astigiano, che ancora oggi occupa le vie del centro storico.
La festa si celebrava dapprima il 29 o il 30 marzo, ma quei giorni cadono spesso nella Settimana Santa o comunque in Quaresima: fu perciò spostata al giovedì dopo la prima domenica dopo Pasqua, e infine, nel 1818, con rescritto di papa Pio VII, fissata al primo martedì di maggio. Nel Martirologio romano il santo è ricordato il 30 marzo, mentre il Ferrari lo colloca al 6 aprile.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa ad Asti è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Asti si trova a un chilometro dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Asti Ovest dista 2,9 chilometri, cioè 4 minuti di strada.
Che altro succede in provincia di Asti
Nella stessa zona, altre feste con una loro storia.
- Palio di Asti — settembre
- Rievocazione dei Fagioli dell'occhio a Refrancore — maggio
- Assedio di Canelli — giugno