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4 Novembre · Storia e origini

Perché la Grande Guerra finì il 4 novembre: l'armistizio di Villa Giusti

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La Grande Guerra finì per l'Italia il 4 novembre perché l'armistizio di Villa Giusti, firmato il 3 novembre 1918, conteneva una clausola precisa: le ostilità sarebbero cessate 24 ore dopo l'accettazione delle condizioni, cioè alle 15 del giorno seguente, il 4 novembre.

La firma arrivò dopo tre giorni di trattativa.

La trattativa a Villa Giusti

La delegazione austro-ungarica fu trasportata a Villa Giusti, fuori Padova, la sera del 31 ottobre 1918.

Alle 9.30 del 1º novembre arrivò il generale Pietro Badoglio, vicecomandante in capo e presidente della Commissione italiana d'armistizio, con l'intera delegazione.

La discussione durò tutte le giornate dell'1 e del 2 novembre senza che si raggiungesse un accordo. Fu il generale austro-ungarico Weber, per risparmiare altre morti, ad assumersi l'iniziativa e a firmare l'armistizio così come era stato proposto.

La firma fu apposta alle 15.20 del 3 novembre, con le condizioni accettate alle 15.15.

Le ventiquattr'ore che spostano la fine

La clausola prevedeva la cessazione delle ostilità 24 ore dopo l'accettazione: il cessate il fuoco fu quindi fissato alle 15 del 4 novembre 1918, su terra, acqua e aria.

È questo il motivo per cui la fine della guerra porta la data del 4 e non del 3.

Sul campo lo scarto fu di un'altra ora: le armi cominciarono a tacere verso le quattro del pomeriggio.

Che cosa prevedeva

Le condizioni imposte all'Austria-Ungheria erano pesanti, e riguardavano cinque ambiti.

I territori. Ritiro immediato da tutti i territori occupati, con evacuazione di Sud Tirolo, Trieste e Istria. Il confine di riferimento era la «linea blu», cioè i confini previsti per l'Italia dal Patto di Londra del 26 aprile 1915, con un margine sgombro di almeno tre chilometri. Le truppe rimaste entro quella linea all'entrata in vigore erano considerate prigioniere.

L'esercito. Riduzione a venti divisioni con effettivi prebellici, e libertà di movimento garantita alle forze alleate dentro l'Austria-Ungheria.

Le armi. Cessione di tutte le artiglierie d'assedio e di metà di quelle divisionali e di Corpo d'Armata; consegna del materiale ferroviario e del carbone delle regioni evacuate, e abbandono sul posto di tutti i materiali di guerra.

La flotta. Consegna di tre corazzate, tre incrociatori leggeri, cacciatorpediniere, sottomarini e quasi tutto il naviglio minore; restituzione delle navi appartenenti agli alleati, occupazione di tutte le piazze forti marittime e continuazione del blocco navale.

Le persone. Rimpatrio immediato di tutti i prigionieri di guerra, degli internati e degli sfollati.

Una clausola riguardava infine l'alleato: le truppe tedesche dovevano lasciare i territori austro-ungarici entro quindici giorni.

Che cosa cambiò

L'armistizio pose fine allo stato di guerra fra l'Italia e l'Impero austro-ungarico, e sancì la resa di quest'ultimo di fronte agli Alleati.

Le sue conseguenze andarono oltre il fronte italiano: l'accordo favorì la crisi dell'Impero germanico, che avrebbe firmato il proprio armistizio pochi giorni dopo.

L'annuncio

Il 4 novembre 1918 il Bollettino di guerra n. 1268 proclamò che la guerra contro l'Austria-Ungheria era vinta.

Domande frequenti

Quando fu firmato l'armistizio di Villa Giusti?

Il 3 novembre 1918, nella villa del conte Vettor Giusti del Giardino, vicino a Padova. La firma fu apposta attorno alle 15.20.

Perché la guerra finì il 4 e non il 3 novembre?

Perché il testo prevedeva la cessazione delle ostilità ventiquattr'ore dopo l'accettazione delle condizioni, cioè alle 15 del 4 novembre. Sul campo le armi tacquero verso le quattro del pomeriggio.

Che cosa imponeva all'Austria-Ungheria?

Il ritiro dai territori occupati, la riduzione dell'esercito a venti divisioni, la consegna di artiglierie e di gran parte della flotta, il rimpatrio dei prigionieri e la continuazione del blocco navale.

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