Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » 4 Novembre » Storia e origini

4 Novembre · Storia e origini

Il Bollettino della Vittoria: che cosa diceva il testo del 4 novembre 1918

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

Il Bollettino della Vittoria è il bollettino di guerra n. 1268, diramato dal Comando Supremo il 4 novembre 1918 alle ore 12. Annuncia che la guerra contro l'Austria-Ungheria, cominciata il 24 maggio 1915 e condotta per 41 mesi, è vinta.

Lo firma Armando Diaz, ma non lo ha scritto lui.

Chi lo scrisse davvero

Il documento porta la firma del generale Armando Diaz, comandante supremo delle Forze Armate italiane, ed è con il suo nome che è passato alla storia.

L'autore materiale del testo fu però il generale Domenico Siciliani, capo dell'Ufficio stampa del comando supremo.

C'è un dettaglio che si vede solo sull'originale: nel testo conservato è visibile un'aggiunta manoscritta dell'ultima frase, di mano di Diaz. La chiusa più famosa del documento è dunque un'aggiunta dell'ultimo momento.

Che cosa dice

Il bollettino colloca la vittoria sotto la guida del re Vittorio Emanuele III e ricostruisce in poche righe l'intera campagna.

La «gigantesca battaglia» era stata ingaggiata il 24 ottobre 1918. Il testo conta gli schieramenti: cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una cecoslovacca e un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche.

Poi descrive il movimento che chiude la partita: l'avanzata «fulminea e arditissima» del XXIX Corpo d'Armata su Trento, che sbarrò le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino e determinò lo sfacelo totale del fronte avversario. A occidente le truppe della VII armata travolsero le forze nemiche; dal Brenta al Torre avanzavano la XII, l'VIII e la X armata, con le divisioni di cavalleria.

C'è anche una nota che sa di orgoglio di reparto: il Duca d'Aosta avanzava alla testa della III Armata, definita «invitta», che tornava sulle posizioni già conquistate e mai perdute.

Il bilancio

Il testo dichiara l'esercito austro-ungarico annientato, con perdite gravissime nei primi giorni di resistenza e la perdita, nella ritirata, di grandi quantità di materiale e di quasi tutti i magazzini e depositi.

Le cifre della resa: circa trecentomila prigionieri — fra cui interi stati maggiori — e non meno di cinquemila cannoni. Da quel testo discende tutto il resto: la ricorrenza nata da quel giorno ha cambiato nome, ha perso la vacanza e ha tenuto le cerimonie.

La frase che tutti conoscono

La chiusa è entrata nella memoria collettiva più del resto del documento: descrive i resti dell'esercito austro-ungarico che risalgono in disordine le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

È proprio quella l'ultima frase aggiunta a mano da Diaz.

Un testo diventato oggetto

Il bollettino non restò un documento d'archivio: divenne un oggetto fisico, riprodotto in mezza Italia.

Il testo fu replicato su pietra e bronzo in tutto il Paese, ed è per questo che si trova ancora oggi sulle facciate di municipi e caserme.

Circolò anche in forma minuta: un volantino del 1918, conservato in archivio, misura 27 per 21 centimetri. L'originale del bollettino è visibile al Museo Centrale del Risorgimento.

Perché quel conto delle divisioni

L'elenco degli schieramenti non è un dato tecnico: è l'argomento centrale del documento.

Il testo presenta un esercito italiano che vince malgrado la sproporzione, e chiude con un numero che nessuno può discutere — i trecentomila prigionieri. È un esempio di sintesi: poche righe, dense di retorica, che riassumono i fatti d'armi fino alla resa austriaca.

Domande frequenti

Che cos'è il Bollettino della Vittoria?

Il bollettino di guerra n. 1268, diramato dal Comando Supremo il 4 novembre 1918 alle 12, che annuncia la vittoria italiana sull'Austria-Ungheria e la fine delle ostilità sul fronte italiano.

Chi ha scritto il Bollettino della Vittoria?

Porta la firma di Armando Diaz, ma l'autore materiale fu il generale Domenico Siciliani. L'ultima frase è un'aggiunta manoscritta dello stesso Diaz.

Perché il testo si trova sui muri di tanti edifici?

Perché dopo la guerra fu replicato su pietra e bronzo in tutta Italia, su municipi, caserme e monumenti.

Da leggere