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Come si spiega il 4 novembre ai bambini
Il 4 novembre si spiega ai bambini con tre fatti e un luogo: il 4 novembre 1918 finì la Prima guerra mondiale per l'Italia, con Trento e Trieste si completò l'unità nazionale, e all'Altare della Patria è sepolto un soldato di cui nessuno conosce il nome.
Nelle scuole il lavoro comincia giorni prima. C'è anche un cambiamento da spiegare: il 4 novembre di una volta era un giorno festivo, e non lo è più.
I fatti da dire
Il 4 novembre 1918 entrò in vigore l'armistizio di Villa Giusti, che pose fine alle ostilità sul fronte italiano contro l'Austria-Ungheria. Quella data segnò anche il completamento dell'unità nazionale con l'annessione di Trento e Trieste.
La ricorrenza fu istituita nel 1919 e oggi si chiama Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate.
Il gesto che riassume tutto è quello del Presidente della Repubblica, che rende omaggio al Milite Ignoto deponendo una corona all'Altare della Patria, nel Vittoriano: quel soldato fu sepolto lì il 4 novembre 1921.
Che cosa si vede quel giorno
- la bandiera italiana e quella europea esposte sugli edifici pubblici;
- a Roma la cerimonia principale in piazza Venezia, con il Presidente della Repubblica e il ministro della Difesa;
- cerimonie nei cimiteri e ai monumenti ai caduti di ogni città, con il sindaco in fascia tricolore e il prefetto che leggono i messaggi istituzionali;
- le associazioni combattentistiche e d'arma che sfilano con labari e nastri;
- le bande militari che suonano nelle piazze principali, con l'Inno e la fanfara dei bersaglieri.
Il Ministero della Difesa invia un messaggio di saluto e gratitudine alle Forze armate, e la ricorrenza è celebrata anche da Regioni, Province e Comuni.
Le caserme aperte
La parte che di solito piace di più ai bambini è quella in cui l'esercito esce dalle caserme — o le apre.
Le caserme vengono spesso aperte al pubblico, con mostre sulla Prima guerra mondiale, dimostrazioni sportive, esercitazioni e concerti di bande e fanfare.
Il modello è collaudato: in una delle edizioni più ampie le Forze armate scesero nelle piazze di venti città italiane — da Bolzano ad Aosta, da Milano a Napoli fino a Roma — con banchi, mostre storiche ed esibizioni, e le iniziative proseguirono per diversi giorni.
Che cosa si può fare con loro
- Partecipare alla cerimonia del proprio comune e portare un fiore al Monumento ai Caduti.
- Visitare un luogo della Grande Guerra: musei, trincee, sacrari. Il più grande è quello di Redipuglia, dove sono custodite le salme dei caduti.
- Ascoltare le testimonianze dei più anziani e raccoglierle: foto, lettere, diari.
- Entrare in una caserma aperta, dove si raccontano missioni e addestramento.
A scuola il lavoro comincia prima: cartelloni, ricerche, letture di diari di trincea.
Nella giornata vengono anche consegnate onorificenze a militari e civili per atti di servizio, soccorso e dedizione.
Le domande che fanno sempre
«Perché andiamo a scuola se è una festa?» — Perché dal 1977 il 4 novembre non è più un giorno festivo. La ricorrenza resta, il riposo no.
«Chi è il Milite Ignoto?» — Un soldato morto in guerra e mai riconosciuto, sepolto all'Altare della Patria nel 1921: sta per tutti i caduti senza nome.
«Perché ci sono i soldati?» — Perché è anche la giornata delle Forze armate: il nome completo, dal 1949, unisce l'Unità nazionale e le Forze armate. La scelta fu del ministro Randolfo Pacciardi, il 28 settembre 1949.
Una curiosità sul calendario
C'è un dettaglio che aiuta a collocare la data: fino al 1939 il regime fascista aveva istituito una Festa dell'esercito separata, celebrata il 9 maggio per ricordare la proclamazione dell'Impero.
Quella festa è sparita; il 4 novembre, che nel Ventennio aveva una forte retorica bellicista, è invece rimasto, cambiando nome e significato.
Curiosità in pillole
Due giorni prima, il 2 novembre, in Sicilia sopravvive un rito dedicato proprio ai bambini: i piccoli ricevono regali lasciati dai morti, se sono stati buoni.