Come ci si veste per un carnevale storico (e cosa non mettersi)
Ai carnevali storici si va in costume d'epoca, e il modello documentato è quello veneziano: tessuti pregiati come velluto, broccato e seta, ricami dorati e pizzi. Le dame portano ampie gonne sostenute da strutture rigide, i gentiluomini giacche ricamate, panciotti e tricorni.
Quello che non si deve mettere, storicamente, era materia di legge.
I tessuti fanno il costume
Le confezioni storiche si fanno con broccati, damascati, tessuti da tappezzeria e velluti di ottima qualità. È il primo discrimine fra un costume e un travestimento.
Anche la fattura conta quanto la stoffa: i costumi da cerimonia richiedono cuciture curate e rifinitura a ferro da stiro.
Che cosa portavano davvero
Il guardaroba veneziano del Carnevale è documentato nei dettagli, ed era vistoso per scelta.
Gli uomini indossavano calze di seta colorate, farsetti di broccato con ricami d'oro e mantelli di velluto foderati di pelliccia.
Le donne portavano seta, velluto e broccato in colori sgargianti — rosso cremisi, blu oltremare, verde smeraldo — con scollature profonde e gioielli: perle, oro, pietre preziose.
I dettagli che ancora oggi distinguono un abito costruito da uno improvvisato sono gli stessi: bottoni decorati, guanti di pizzo e scarpe con fibbie.
Le leggi suntuarie: quanto lusso era troppo
Il paradosso dei carnevali storici è che l'eccesso, all'epoca, era regolato.
Le leggi veneziane del 1514 vietavano un certo numero di perle, i ricami d'oro e i broccati più costosi. Quelle del 1562 limitavano il numero di gioielli indossabili dalle donne e proibivano le scollature troppo profonde.
Il Carnevale tollerava il gioco d'azzardo, i travestimenti e la libertà della maschera, ma restavano vietate bestemmie, violenza, furto e cospirazione politica.
Le tre maschere veneziane
Le maschere tradizionali del Carnevale di Venezia sono la Bauta, la Moretta e la Gnaga.
La bauta era l'unica permessa tutto l'anno, e si associava a vesti eleganti nere o colorate e a gioielli. Accanto a queste ci sono le maschere di cartapesta, decorate con piumaggi, perline e ricami.
Le maschere non servivano solo a divertirsi: coprivano l'identità nelle attività promiscue e proteggevano i giocatori d'azzardo dai creditori.
Quando si poteva, e quando no
A Venezia il mascheramento aveva un calendario preciso: era consentito dal giorno dopo Natale — il 26 dicembre — fino al Martedì grasso, e inoltre durante l'Ascensione e dal 5 ottobre a Natale.
Fuori da quelle finestre era vietato. E anche dentro, i divieti erano molti:
- 1268 — le maschere sono vietate nei casini;
- 1339 — divieto notturno di circolare in maschera, insieme al divieto di travestimenti volgari e di visite ai conventi mascherati;
- 1458 — proibito entrare in maschera nei luoghi sacri;
- 1703 — divieto totale di maschera nei luoghi sacri;
- 1776 — alle donne sposate viene vietato di andare a teatro senza maschera, con il costume tradizionale completo.
Altri divieti riguardavano le persone: un uomo non poteva vestirsi da donna, le prostitute non potevano portare maschera in pubblico, e ai mascherati era proibito portare armi — perché mantello e velo rendevano facile nasconderle.
Dopo la caduta della Serenissima, nel 1797, i mascheramenti furono proibiti definitivamente.
Roma, Viareggio, Lucca
Le regole non erano solo veneziane.
Nel Carnevale romano erano vietati i costumi militari ed ecclesiastici: non ci si poteva mascherare da cardinale, vescovo o frate, né accompagnarsi a religiosi per strada o entrare in chiesa mascherati. Ammessi invece Pulcinella, Arlecchino e Rugantino. Vietati anche il lancio di oggetti sporchi e, nell'ultima sera, l'illuminazione con candele e fiaccole.
A Viareggio i carri con maschere erano ammessi solo se decenti e non offensivi del buon costume; i cocchieri dovevano essere vestiti decentemente e portare il cappello nero, e non potevano schioccare la frusta contro maschere e passeggeri.
A Lucca, nel 1801, un decreto proibiva maschera e abbigliamento che nascondesse la figura dalle 18 alle 12 del giorno successivo, tranne che nei tre teatri pubblici: chi trasgrediva veniva arrestato come perturbatore dell'ordine pubblico.
Che cosa non mettersi oggi
Le associazioni di rievocazione hanno regole proprie, e sono più strette di quanto si creda.
Un dress code diffuso accetta costumi compresi fra l'antichità e il luglio 1914, con indicazioni per periodo — per esempio «1890-1910 day wear» — e richiede la biancheria giusta sotto l'abito: chemise, corsetto, bumpad, bustle o crinolina e un numero adeguato di sottogonne.
Sono invece vietati l'historybounding e le mode di fine anni Venti, Trenta, Quaranta e Cinquanta, e il costume storico va indossato in ogni momento dell'evento. Ogni manifestazione ha poi un dress code proprio. La regola cambia da festa a festa, e l'elenco dei carnevali storici dice quali sono.
Un'ultima avvertenza pratica riguarda la sicurezza: per i prodotti carnevaleschi il rischio maggiore segnalato è l'infiammabilità dei costumi.
Il dettaglio che tutti sbagliano: le scarpe
A Venezia si cammina molto, sui ponti e nelle calli. Le scarpe comode e i tessuti che permettono il movimento non sono un compromesso sull'eleganza: sono la condizione per restare in costume tutto il giorno.
Eventi nei dintorni
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
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