Uomini vestiti da donna a Carnevale: il travestimento popolare visto da Goethe
Nel Carnevale romano del 1787 Goethe annota che i primi a comparire sono giovani uomini travestiti da donne del popolo, in abiti di festa attillati e con il busto scoperto. E aggiunge la simmetria: le donne si mostrano volentieri in abiti maschili, nel costume di Pulcinella.
La data della scena è il 19 febbraio 1787.
Che cosa vede Goethe a Roma
La descrizione è precisa e non indulgente. I giovani travestiti indossano i vestiti festivi delle donne della classe più bassa, portano il seno scoperto e hanno un'aria di sfacciata sicurezza.
Il loro comportamento completa il travestimento: fanno avances agli uomini che incontrano e trattano le donne come loro pari, entrando a tutti gli effetti nel ruolo che hanno assunto. Sono, scrive Goethe, i primi a comparire quando la festa comincia.
La simmetria: le donne in abiti da uomo
L'osservazione più interessante è che il movimento va nelle due direzioni. Le donne amano mostrarsi in abiti maschili quanto gli uomini in quelli femminili, e la loro scelta ricorrente è la foggia popolare del Pulcinella.
Goethe non liquida la cosa come una stranezza: giudica quelle figure ambigue «oltre modo interessanti», e riconosce apertamente che la figura androgina risulta spesso molto attraente.
Il travestimento come annullamento delle classi
Il travestimento di genere non è isolato: fa parte di un capovolgimento generale che Goethe descrive come il mondo che si rovescia.
- I cocchieri si travestono da signori, e i signori da cocchieri.
- Il travestimento iniziale elimina il rispetto delle differenze di classe: è la prima cosa che salta, prima ancora dei ruoli di genere.
- Gli abbati in abito nero diventano il bersaglio preferito dei lanci di dragées di gesso e argilla.
- Alla fine della giornata si accendono i moccoli, i piccoli ceri che illuminano interamente il Corso.
Venezia vista dallo stesso osservatore
A Venezia Goethe trova una situazione ancora più radicale: libertà completa di travestimento e assenza di gerarchie sociali. La differenza sta nel rovesciamento della norma — chi non è travestito viene considerato in posizione inferiore, e il costume diventa obbligatorio anziché facoltativo.
Il repertorio è vastissimo: si va da pastori, giardinieri e contadini fino ad americani, africani e nobili. Goethe stesso dovette procurarsi un costume, con mantello e maschera, per partecipare.
La gnaga, il travestimento da donna dei veneziani
Il travestimento maschile in abiti femminili aveva a Venezia un nome e una figura precisa: la gnaga.
Era il più facile da realizzare, ed era fra i più comuni: bastavano indumenti femminili di uso comune e una maschera da gatta. L'accessorio tipico era una cesta al braccio con dentro un gattino.
Il personaggio era codificato: imitava una donnina popolana, e accompagnava i gesti con miagolii beffardi. In una variante la gnaga faceva la balia, seguita da uomini travestiti da bambini.
Il tono era scherzoso e satirico, e la funzione dichiarata: sovvertire per qualche giorno i ruoli di genere. Non un travestimento discreto, dunque, ma una parodia esibita — l'esatto contrario dell'anonimato che la bauta garantiva a chi la indossava.
Che cosa facevano le donne veneziane
Chi non sceglieva l'abito maschile aveva un'alternativa altrettanto codificata: la moretta, una piccola maschera di velluto scuro, portata con cappellino e veli raffinati.
Aveva una caratteristica che la rendeva l'opposto della gnaga: era un travestimento muto, perché la maschera veniva trattenuta sul volto da un bottone stretto in bocca. Dove la gnaga urlava e miagolava, la moretta imponeva il silenzio.
Che cosa racconta questo travestimento
Le testimonianze convergono su un punto: lo scambio degli abiti fra uomini e donne era una pratica comune e riconosciuta, non una trasgressione individuale. Aveva le sue figure — la gnaga a Venezia, il Pulcinella femminile a Roma — i suoi accessori, i suoi comportamenti attesi.
Ed era simmetrica. La testimonianza di Goethe è preziosa proprio per questo: registra che le donne si travestivano da uomini con la stessa naturalezza con cui gli uomini si travestivano da donne, e che il pubblico trovava attraente il risultato.
Come tutto il resto del Carnevale, valeva dentro una cornice a tempo: alla fine dei giorni di festa, gli abiti tornavano nei bauli e i ruoli al loro posto.
Domande frequenti
Che cosa scrive Goethe sul Carnevale romano?
Che i primi a comparire sono giovani uomini travestiti da donne del popolo, con abiti di festa attillati e il busto scoperto, che fanno avances agli uomini e trattano le donne da pari. La scena è datata 19 febbraio 1787.
Anche le donne si travestivano da uomini?
Sì, e Goethe lo annota espressamente: si mostravano in abiti maschili quanto gli uomini in quelli femminili, spesso nel costume popolare di Pulcinella.
Che cos'è la gnaga?
Il travestimento veneziano da donna per gli uomini: indumenti femminili comuni, una maschera da gatta e una cesta al braccio con un gattino. Chi lo indossava imitava una popolana, con miagolii beffardi.
Che cos'è la moretta?
Una piccola maschera ovale di velluto scuro portata dalle donne veneziane, tenuta sul volto da un bottone stretto fra i denti: chi la indossava non poteva parlare.