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Festa del Redentore a Venezia 2027 - Il ponte votivo di 334 metri e i fuochi sul Bacino di San Marco

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Si tiene
terza domenica di luglio — quest'anno 18 luglio 2027
Dove Canale della Giudecca, Venezia

Fonte: visitvenezia.eu, letta il 20/09/2026.

La Festa del Redentore si tiene a Venezia, in Veneto, il sabato che precede la terza domenica di luglio — che non è sempre il terzo sabato del mese — per ricordare la fine dell'epidemia di peste che colpì la città fra il 1575 e il 1577. Migliaia di veneziani attraversano a piedi il ponte votivo di 334 metri che collega le Zattere alla basilica del Redentore alla Giudecca, e alla sera si radunano in barca per lo spettacolo pirotecnico sul Bacino di San Marco. La festa, detta anche «notte famosissima», si celebra da quasi quattro secoli e mezzo, dal voto che il Senato della Serenissima fece il 4 settembre 1576.

Un voto del Senato

Il 4 settembre 1576, mentre l'epidemia era ancora in corso, il Senato della Serenissima deliberò che il doge Alvise I Mocenigo pronunciasse per tutti il voto di erigere una chiesa dedicata al Cristo Redentore, perché liberasse la città dal flagello. Ogni anno, secondo quella promessa, Venezia avrebbe reso onore a Cristo nella basilica votiva, nell'anniversario del giorno in cui fosse stata dichiarata libera dal contagio.

La chiesa fu costruita nell'area del convento francescano della Giudecca e affidata ad Andrea Palladio, che dal 1570 era il Proto della Serenissima, cioè l'architetto capo della Repubblica. La prima pietra fu posata il 3 maggio 1577 e il tempio venne consacrato nel 1592. Il 13 luglio 1577 la pestilenza fu dichiarata definitivamente debellata, e si decise di festeggiare la liberazione la terza domenica di luglio, con una celebrazione religiosa e una festa popolare. Il 20 luglio 1577 fu costruito per la prima volta un ponte di barche per raggiungere il luogo dove stava sorgendo la basilica, e lì si tenne la prima processione.

Quanto costò la peste

Quella del 1575-1577 fu forse la più terribile epidemia della città lagunare dopo quella del 1348, e le sue cifre si leggono in modi diversi. Il conteggio più puntuale dice che dal primo luglio 1575 al 28 febbraio 1577, su una popolazione di circa 180mila persone, a Venezia si registrarono 46.721 morti di peste; altrove si parla di più di 50.000 vittime; in ogni caso in due anni morì oltre un terzo della popolazione.

In laguna esistevano già le due isole dei Lazzaretti, nate insieme all'invenzione della «contumacia», la quarantena per le navi in arrivo e i casi sospetti: nel Lazzaretto Vecchio si raccoglievano i contagiosi fin dal 1423, mentre il Lazzaretto Nuovo, eretto nel 1468, accoglieva chi era sospettato di essersi infettato, per poi trasferirlo se il contagio veniva accertato. Durante la pestilenza cinquecentesca le due isole erano talmente piene che la Repubblica autorizzò l'ospitalità su barconi ancorati nei pressi: furono approntate quasi tremila barche di ogni tipo, cariche all'inverosimile. Francesco Sansovino, che vi era stato ricoverato ventidue giorni, descrisse quella flotta in «Venetia città nobilissima et singolare» come «un'armata che assedi una città di mare». L'altra grande pestilenza ricordata a Venezia è quella del 1630-31, da cui nacque la basilica di Santa Maria della Salute.

Il ponte che cambia forma

Il simbolo della festa è il ponte votivo, un percorso galleggiante temporaneo lungo 334 metri, che collega Fondamenta delle Zattere — all'altezza della chiesa di Santo Spirito — alla basilica del Santissimo Redentore, unendo per qualche giorno due sponde che l'acqua tiene separate.

Nei secoli il ponte ha cambiato aspetto, non funzione. Il primo, nel 1577, fu un ponte di galere; poi vennero le più pratiche zattere; fra fine Ottocento e inizio Novecento le peàte, le grandi barche dal fondo piatto usate per trasportare carbone e legname. Dopo la Seconda guerra mondiale prese il volto militare del ponte Bailey inglese, fatto di moduli in acciaio e legno che si montano e smontano in fretta: per cinquant'anni il secondo reggimento Genio pontieri lo assemblò sul Canale della Giudecca a ogni Redentore, come esercitazione. Dichiarato «residuato bellico» nel 2002, è stato sostituito dall'attuale struttura modulare, con unità galleggianti in polietilene ma piano di calpestio e corrimano ancora in legno.

Inaugura i festeggiamenti la benedizione del patriarca, impartita sulle gradinate del Redentore quando il ponte si apre, dopo il taglio del nastro, mentre la folla si avvia in processione verso la Giudecca.

Le tavolate e i seimila fuochi

Già nel tardo pomeriggio amici e famiglie si ritrovano a bordo delle barche, attorno a tavolate con i piatti della tradizione veneziana: le immancabili sarde in saor, il baccalà mantecato, la pasta e fagioli, l'anatra ripiena e l'anguria. Alla Giudecca le tavolate si allungano sulla riva, fra lanterne sospese e decorazioni colorate; sono consentite solo nei settori prenotati, mentre nei settori di San Marco e delle Zattere tavoli e sedie sono vietati per ragioni di sicurezza, e a fine serata tutto va rimosso e l'area ripulita.

Poco prima della mezzanotte arriva il momento più atteso: lo spettacolo pirotecnico sul Bacino di San Marco, che in una delle edizioni recenti ha contato oltre 6mila effetti. La tradizione vuole che si guardi dall'acqua, e i riflessi sul bacino sono parte dello spettacolo quanto i fuochi stessi. Anche fuori dal centro storico la notte si accende: i fuochi arrivano ad Asseggiano, Malcontenta e Pellestrina.

La domenica delle regate

La domenica del Redentore è dedicata alle regate: tre gare di imbarcazioni tipiche veneziane che si svolgono nel Canale della Giudecca a partire dal pomeriggio.

Nella basilica si tiene la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal patriarca, con le congregazioni del clero, i parroci e le autorità cittadine; seguono la processione eucaristica e la benedizione alla città dalla scalinata del sagrato. Nei locali del patronato parrocchiale, dal sabato pomeriggio alla domenica sera, c'è la tradizionale pesca di beneficenza. E per tutto il tempo migliaia di fedeli attraversano il canale a piedi, in pellegrinaggio, per sciogliere un voto che ha quasi quattro secoli e mezzo.

Come arrivare alla festa

A Venezia non si arriva in automobile: il centro storico non ha strade percorribili, e nessun casello porta fin dentro la città. Chi viene da fuori scende alla stazione centrale di Venezia e da lì prosegue a piedi, lungo calli e ponti, oppure sull'acqua, con i mezzi pubblici e i taxi acquei che collegano le fondamenta, la Giudecca e le altre isole.

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