Madonna di Tessara a Curtarolo 2026 - La Madonna mora trovata fra i rami di un albero dopo l'alluvione
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.
La sagra della Beata Vergine di Tessara si fa la seconda domenica di ottobre nella frazione di Santa Maria di Non, a Curtarolo, in provincia di Padova. Al centro c'è una statuina che i fedeli chiamano la Madonna «mora», conservata in un santuario che per secoli è stato la chiesa di Sant'Egidio.
Una chiesa che era di un altro santo
Il santuario, oggi dedicato alla Vergine, per secoli è stato la chiesa di Sant'Egidio, il monaco di Atene, «il vero originario protettore» del luogo. Le sue origini sono sconosciute: gli storici hanno ritenuto l'edificio la parte rimanente di un monastero benedettino sorto ai primi del XIII secolo e distrutto dal tiranno Ezzelino da Romano.
Anche il nome del posto viene da prima. Il toponimo Tessara deriverebbe da «taxus» — anticamente si chiamava Taxare — e indicherebbe una località boscosa, dove si trovavano con abbondanza piante di tasso.
Le date certe sono due, e sono documenti. Il primo è del 1130: è l'atto del vescovo San Bellino di Padova che parla di Santa Maria di Non e nomina Tessara come «villa» distinta e indipendente; la chiesetta campestre è citata fin dal XII secolo. Il secondo è del 1288, e attesta l'esistenza della chiesetta parrocchiale, poi passata alle dipendenze di Santa Maria di Non: in epoca precedente al 1433 la chiesa di Tessara fu unita a quella di Santa Maria di Non.
Le monache di Venezia e il cardinale in villeggiatura
Nel 1506 la chiesa finì lontano. Su intervento del cardinale veneziano Pietro Bembo — che villeggiava a Santa Maria di Non e nei periodi trascorsi qui si recava spesso alla chiesa di Sant'Egidio come meta delle sue passeggiate — papa Giulio II diede le due chiese in patronato alle monache Benedettine di Santa Croce della Giudecca, a Venezia.
L'accordo era preciso: le monache acquisirono il diritto di eleggere il Rettore della chiesa di Tessara, ed erano tenute al restauro concorrendovi per un terzo, mentre per il rimanente doveva provvedere la Comunità di Non. Il risultato, però, fu che nella seconda metà del Cinquecento la chiesa di Sant'Egidio venne abbandonata — forse per incuria, forse perché tutti i redditi erano assorbiti da Santa Maria di Non, divenuta col tempo chiesa parrocchiale.
La nicchia che restò vuota
È a quel punto che accade l'episodio che spiega tutto il resto. Il vescovo di Padova Marco Cornaro, nella sua visita pastorale del 15 marzo 1600 segnalò lo stato di degrado del santuario e ordinò perentoriamente una serie di lavori.
Fra questi ce n'era uno che riguardava la statua: si doveva costruire una nicchia nella parete settentrionale, da coprire con un velo di seta, dove collocare la Madonna che stava sull'altare; al suo posto sarebbe andata l'immagine di Sant'Egidio, così da restituire il culto al titolare della chiesa.
I lavori furono ripresi e portati a termine, con una sola esclusione: lo spostamento della statua non avvenne. I fedeli non lo permisero, e si evitò di procedere per non provocare la loro protesta. Il culto della Madonna di Tessara fu inizialmente dovuto alla spontaneità popolare, e tardò a essere riconosciuto dalle autorità religiose.
La bambina delle risaie, e la statua nell'albero
Sull'origine della devozione la tradizione racconta due storie.
La prima dice che verso la metà del Quattrocento la Madonna apparve a una bambina di salute cagionevole, mentre questa stava portando da mangiare al padre che lavorava nelle risaie lungo il Brenta. La Vergine la risanò e ordinò che la sua immagine fosse posta nella chiesetta di Sant'Egidio, accanto a quella del santo. Fu così che, tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento, venne realizzata la statua in terracotta che ancora oggi si venera.
La seconda riguarda la Madonna «mora» e la fa risalire a un ritrovamento, probabilmente già in epoca medievale: la statuina sarebbe stata trovata fra i rami di un albero dopo una grande alluvione. Nel Seicento la vita ecclesiale della chiesetta riprende vigore, forse proprio per il rinvenimento della statuina.
Al di là delle leggende, la devozione ha una destinataria precisa: alla Madonna di Tessara si affidano in particolare le donne prossime a divenire madri.
Le tavolette e la campana rimasta
Di quella fede resta una traccia materiale: le tavolette votive in legno custodite nel santuario, una decina. Sono graziosi quadretti, e spesso precise documentazioni di ambienti e di vita contadina, utili per ricostruire tempi e modi di vivere lontani dai nostri. Alcuni dei più antichi, quelli che ricordavano grazie straordinarie, furono distrutti durante il periodo della Rivoluzione francese, dalla furia giacobina.
Delle campane originarie ne esiste ora una soltanto, e porta una scritta: «Virgo advocata nostra defende a malis omnibus» — «O Vergine, avvocata nostra, difendici da ogni male».
A rimettere in ordine le cose fu, più tardi, un altro vescovo. Il 12 ottobre 1669 il santo vescovo di Padova Gregorio Barbarigo raccomandava al parroco di Santa Maria di Non una maggiore cura della chiesa di Sant'Egidio e, nell'affidargli la piena custodia del santuario, gli ordinava di acquistare la pietra sacra e di mettere in opera le finestre con i vetri.
Il santuario che si vede oggi è di forme settecentesche, restaurato molte volte; l'Ottocento fu un secolo di abbandono e incuria, anche se la devozione alla Madonnina non venne mai meno da parte della popolazione locale. Le prime testimonianze scritte della sagra della seconda domenica di ottobre risalgono alla metà del Settecento.
Come arrivare alla festa
La festa della Madonna di Tessara a Curtarolo si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Campodarsego, a 5,2 chilometri da Curtarolo, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce al casello di Padova Ovest ha davanti un percorso di 11 chilometri, tredici minuti di guida.
Feste vicine, in altri paesi
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- Madonna del Rosario a Galzignano Terme — ottobre
- Natività della Beata Vergine Maria a Maserà di Padova — settembre
- Santa Tecla di Iconio ad Este — settembre