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San Cataldo a Brienza 2027 - Il patto di amicizia con Taranto e il vescovo venuto dall'Irlanda

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
10 maggio 2026
Dove San Cataldo di Bella (PZ), Cagnano Varano

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: potenzanews.net, letta il 20/09/2026.

La festa di San Cataldo si tiene a Brienza, in provincia di Potenza, in Basilicata, il 10 maggio. La giornata prevede l'accoglienza della delegazione di Taranto, la sottoscrizione del Patto di Amicizia, il Corteo Civico per la Chiesa Madre, la messa pontificale e la processione solenne con la statua del santo per le vie del centro storico. Il patrono è un monaco irlandese del VII secolo diventato vescovo di Taranto, e il suo culto arrivò a Brienza per opera della nobile famiglia Caracciolo.

Il dieci maggio nel borgo lucano

Il 10 maggio il borgo di Brienza, nella Provincia di Potenza, celebra il suo patrono San Cataldo Vescovo, con riti religiosi, messa pontificale e processione solenne per le vie del borgo. Le celebrazioni comprendono messe e momenti di preghiera, in un clima di profonda devozione popolare.

La giornata prevede l'accoglienza della delegazione di Taranto, la sottoscrizione del Patto di Amicizia e il Corteo Civico per la Chiesa Madre. Il cuore religioso è la messa pontificale, seguita dalla processione solenne con la statua del santo per le vie del centro storico, tra la partecipazione devota della comunità.

Il patto che unisce due comunità lontane

Tra i momenti più significativi della festa c'è il rinnovo del Patto di Amicizia con Taranto: il 10 maggio una delegazione tarantina viene accolta in Municipio, suggellando un gemellaggio spirituale che unisce le due comunità nel nome del santo comune. A testimonianza del legame, Brienza ha siglato un patto di amicizia con la città di Taranto, di cui San Cataldo è patrono principale.

Il culto del santo si radicò a Brienza per opera della nobile famiglia Caracciolo, legando da secoli la comunità lucana alla città jonica di Taranto; furono i Caracciolo a portarlo nella Città Burgentina, e furono loro i proprietari del bel castello Caracciolo, dimora di famiglia che a tutt'oggi è uno dei più armonici castelli del sud Italia. Del santo, in paese, resta anche un'opera d'arte di pregevole fattura artistica, che è da identificarsi in San Cataldo, patrono di Brienza.

Brienza ha accolto le sacre reliquie del vescovo Cataldo dentro le iniziative dell'Anno Giubilare della Misericordia: l'arcivescovo di Taranto e il parroco della Cattedrale autorizzarono la traslazione e l'ostensione straordinaria dell'Urna delle reliquie nella città di Brienza, e le reliquie furono accompagnate da una rappresentanza della Confraternita di san Cataldo di Taranto e dai rappresentanti della Municipalità della Città dei Due Mari.

Un monaco irlandese e una nave greca

San Cataldo (Munster, tra 610 e il 620 – Taranto, 8 marzo 685) è stato un monaco cristiano irlandese del VII secolo, giunto in Italia, divenne vescovo di Taranto; è venerato come santo dalla Chiesa celtica e dalla Chiesa cattolica romana.

I suoi genitori, Euco Sambiak e Aclena Milar, divennero ferventi cristiani grazie all'opera di missionari venuti dalla Gallia, e da loro Cataldo ricevette l'educazione e l'amore per la preghiera, l'ubbidienza, l'ordine, la mortificazione e lo spirito di sacrificio. Divenne poi discepolo di Carthagh, abate del monastero celtico di Lismore in Irlanda, dove fu ordinato presbitero; nel 637, alla morte del suo maestro e padre spirituale, gli successe nella conduzione del monastero, nel 670 fu ordinato vescovo e tra il 679 e 680 si recò a visitare la Terra santa, in abito da pellegrino.

Una leggenda vuole che, durante il soggiorno in Terra santa, mentre era prostrato sul Santo Sepolcro, gli sarebbe apparso Gesù che gli avrebbe detto di andare a Taranto e di rievangelizzare la città ormai in mano al paganesimo. San Cataldo allora, salpando con una nave greca diretta in Italia, intraprese un lungo viaggio che lo portò a sbarcare nel porto dell'attuale Marina di San Cataldo, località a 11 chilometri da Lecce che porta il suo nome.

L'anello gettato in mare

Il santo avrebbe lanciato un anello in mare per placare una tempesta e in quel punto del Mar Piccolo si sarebbe formato un citro, cioè una sorgente d'acqua dolce chiamata «Anello di San Cataldo», tuttora visibile sotto forma di «polla d'acqua dolce».

A Taranto Cataldo compì la sua opera evangelizzatrice, facendo abbattere i templi politeisti e soccorrendo i bisognosi. In quel periodo si recò anche nei paesi limitrofi, tra cui Corato in provincia di Bari, di cui divenne patrono avendo per tradizione liberato la città dalla peste. Gli altri miracoli che la tradizione gli attribuisce sono di guarigione: avrebbe restituito la vista a un fanciullo e fatto tornare in vita un muratore, avrebbe guarito un cieco e una giovane pastorella muta. Viene invocato contro le guerre, le epidemie e la morte improvvisa.

Morì a Taranto l'8 marzo del 685 e fu seppellito, come era stata sua volontà, sotto il pavimento del duomo, nella parte orientale allora chiamata san Giovanni in Galilea, in corrispondenza dell'attuale battistero.

La tomba ritrovata scavando

La tomba, della quale si era perduta la memoria a causa della distruzione di Taranto, compiuta dai Saraceni nel 927, fu ritrovata il 10 maggio 1071, durante i lavori di scavo per la nuova cattedrale voluta dal vescovo Drogone.

Le fonti aggiungono i particolari: il 10 maggio 1071, mentre si scavavano le fondamenta per la riedificazione della cattedrale della città, distrutta dai saraceni nel 927, sia stata ritrovata, sulla scia di un profumo inebriante, una tomba, contenente il corpo attribuito al Santo con una crocetta aurea celtica su cui, successivamente al ritrovamento, fu incisa la parola CATALDVS. Le reliquie furono poste sotto l'altare maggiore del nuovo edificio, per essere poi traslate in una nuova cappella della cattedrale, dove attualmente si trovano: nel 1107 il vescovo Rainaldo le traslò solennemente sotto l'altare maggiore, mentre nel 1151 il vescovo Giraldo le mise in un'urna d'argento nel transetto destro.

Dal ritrovamento del corpo il culto di san Cataldo si sviluppò nella fede dei tarantini, che gli dedicarono il luogo del ritrovamento e lo scelsero come Patrono della città; a Taranto in suo onore fu fondata nel XV secolo la Confraternita di San Cataldo, che è la più antica di Taranto. Oltre che in Irlanda, sua patria, e a Taranto e nella relativa arcidiocesi, è venerato dall'arcidiocesi di Rossano-Cariati e a Supino, cittadina del Lazio Meridionale in provincia di Frosinone, dove gli è dedicato un Santuario nell'arcipretura di San Pietro Apostolo — unico in Italia al di là di parrocchie, chiese, eremi o grotte — e in molte altre località, fra le quali Brienza.

Come arrivare alla festa

La festa di San Cataldo a Brienza si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Atena Lucana, a 14 chilometri da Brienza, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Brienza Centro ha davanti un percorso di un chilometro, due minuti di guida.

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