San Leoluca a Vibo Valentia 2027 - La statua d'argento del 1744, rubata e mai ritrovata
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: ilvibonese.it, letta il 02/09/2026.
La festa di San Leoluca si celebra a Vibo Valentia, in Calabria, il 1º marzo, giorno in cui il santo è festeggiato anche a Corleone, la sua città natale. A Vibo la giornata comincia con la messa solenne nel Duomo e prosegue con l'omaggio floreale dei vigili del fuoco alla statua del santo posta in cima al Valentianum, l'antico convento domenicano, e con il Comunitarium, che ogni anno accoglie in duomo i rappresentanti di un comune diverso della provincia. Nei giorni precedenti si tengono le Giornate Leoluchiane.
Due cose che Vibo non ha più
La prima è la statua. Nel 1744, a ringraziamento per la liberazione dalla peste e dal terremoto, i vibonesi fecero cesellare una statua del protettore in argento. Quella statua ha attraversato due secoli di processioni; poi, nel 1975, è stata trafugata, e non è mai stata ritrovata. La solenne processione della statua argentea per le vie della città era già cessata: era durata fino al 1973, quando monsignor Brindisi volle celebrare il santo con il Premio della Testimonianza.
La seconda è più antica: il corpo di San Leoluca, nonostante le ricerche, non è stato mai ritrovato. Per secoli gli storiografi hanno sostenuto che fosse sepolto nella chiesa di Santa Maria Maggiore — il Falcone scrive che «la salma fu deposta nella chiesa di Santa Maria in quel luogo dove appunto fu la di lui cella e oggi è duomo di Monteleone» —, ma la certezza non c'è mai stata.
Una pista è arrivata solo di recente. Nel 2006 furono ritrovati una tomba e dei resti attribuiti al santo nella chiesa di Santa Ruba, a San Gregorio d'Ippona, presso le grotte; fino al 1925 quel paese era un casale, una frazione, di Monteleone. Se l'attribuzione regge, resterebbe confermata la tesi che il corpo del cenobite corleonese sia stato sepolto nella città che, insieme a quella natale, lo ha eletto a proprio protettore. Secondo il professor Gregorio Vaianella, quella chiesa era dedicata alla Madonna della Salute.
Il ragazzo che pascolava gli armenti
Leoluca nacque a Corleone nell'815, in provincia di Palermo e diocesi di Monreale, all'epoca dell'invasione saracena della Sicilia. I genitori, Leone e Teofiste, erano benestanti e religiosi, e avevano desiderato a lungo un erede: quando arrivò, lo chiamarono Leone come il padre.
Completati i primi studi, il ragazzo si dedicò a pascolare gli armenti paterni, e nelle campagne passava il giorno in continua meditazione sulle meraviglie del creato. A vent'anni perse entrambi i genitori, uno dopo l'altro, e lasciò i suoi averi ai poveri.
Si chiuse allora nel monastero basiliano di Agira, dove l'abate lo accolse con affabilità paterna e, dopo un breve periodo di prova, gli tosò la chioma e lo vestì dell'abito monacale.
Dalla Sicilia, spinto dal terrore delle incursioni, passò a Roma per un breve pellegrinaggio presso le reliquie dei santi apostoli Pietro e Paolo, e poi in Calabria. Fu lì che l'egumeno Cristoforo lo rivestì dell'abito monastico e gli cambiò il nome in Luca. Il nome che porta oggi è la somma dei due: furono i monteleonesi a volerlo chiamare Leoluca, unendo al nome di battesimo quello monacale.
Da monte Mula a Vena Inferiore
Visse sei anni presso il monte Mula, una delle montagne più alte dei monti di Orsomarso, 1935 metri, vicino a Cassano, dimostrandosi un monaco che eccelleva in virtù e obbedienza.
Poi si trasferì con l'abate Cristoforo nel territorio montuoso detto Mercurion, probabilmente a Mormanno, dove venne costruito un nuovo monastero. Infine arrivò a Vena Inferiore, dove insieme a Cristoforo fondò il monastero destinato a diventare il centro della sua storia; morto l'abate, ne divenne egumeno.
Fu lì che gli furono attribuite le guarigioni: un lebbroso, dei paralitici, degli indemoniati. E fu lì che morì, il 1º marzo del 915, a cento anni, per una forte febbre, dopo ottanta anni di vita monastica, avendo passato gli ultimi giorni in meditazione, digiuni e rapimenti estatici. In punto di morte designò come successori Teodoro ed Eutimio, suoi discepoli.
Fu proclamato santo subito dopo la morte, e il suo culto si diffuse rapidamente in Calabria e in Sicilia. A oltre milleduecento anni dalla morte la devozione dei vibonesi verso il loro patrono non si è mai affievolita, e a lui si rivolgono soprattutto nei momenti più difficili. È considerato uno dei fondatori del monachesimo italo-greco.
Fascine che camminano da sole
Dei miracoli che gli vengono attribuiti, uno solo è diventato un gesto che si ripete ogni anno.
Un giorno andò a raccattare legna nel bosco con gli altri fratelli. Riuscirono a raccoglierne un gran bel fascio, ma siccome era superiore alle sue forze decise di dividerlo in due. I confrati rimasero meravigliati a vedere un fascio sulle spalle di Leoluca e l'altro camminare da solo.
Gli altri prodigi sono tre. Morso da una vipera mentre lavorava nell'orto del monastero, mentre i confratelli si terrorizzavano, si inginocchiò a pregare e vide la ferita sulla mano guarire. Con un segno di croce risuscitò un cavallo già morto, tanto utile al servizio dei poveri frati — scena affrescata sulle pareti della chiesa a lui dedicata a Corleone. E a un paralitico condotto al monastero bastò l'unzione con l'olio della lampada perché quel corpo rattrappito ritornasse sano.
Protettore contro i terremoti
Il patronato su Vibo ha una data e una ragione precise. È protettore dell'antica Hipponion dal 1624, ed è invocato soprattutto contro i terremoti.
Il fatto che ha fissato quella fama è il sisma del 27 marzo del 1638: la vicina Soriano e il suo maestoso monastero domenicano furono quasi rasi al suolo, ma Vibo rimase illesa. Da lì in poi l'elenco delle occasioni in cui il santo avrebbe protetto la città si allunga: la pestilenza del 1743, i terremoti del 1744, 1783, 1832, 1905 e 1908, il colera del 1837.
Il duomo attuale sorge dove esisteva anticamente una cattedrale bizantina, probabilmente del IX secolo, poi distrutta proprio dai terremoti. All'interno, nella prima cappella di sinistra, si può ammirare una tela del santo, opera del pittore Cannata.
Il culto è documentato a Monteleone fin dall'inizio del XIII secolo, e ha lasciato traccia perfino nei nomi dei luoghi: Corleone deriverebbe da «cor leonis», terra di Leone, e Monteleone da «mons leonis», monte di Leone.
Primo marzo in due città
Il 1º marzo è il giorno della festa più importante per Vibo Valentia — e non solo per Vibo. Lo stesso giorno festeggia anche Corleone, la città natale, di cui Leoluca è pure patrono: i solenni festeggiamenti accomunano le due cittadine, una in Sicilia e una in Calabria.
A Corleone il rito è quello del fuoco: lungo le vie si accendono falò, chiamati luminarie, realizzati dai ragazzi con rami e legna, che si accendono al passaggio del simulacro e ricordano il miracolo delle fascine. Attorno ci sono scampanii, la Santa Messa e il bacio della reliquia.
A Vibo la giornata comincia con la messa solenne nel Duomo gremito, e prosegue con un gesto diventato tradizione: l'omaggio floreale dei vigili del fuoco alla statua del santo posta in cima al Valentianum, l'antico convento domenicano, mentre il coro intona l'Inno a San Leoluca, scritto a suo tempo dal compianto maestro Matteo Puzzello.
Poi c'è il Comunitarium, che si tiene ogni anno lo stesso giorno e ha per motto «Insieme si cresce nella verità e nella carità». Funziona così: la comunità parrocchiale attende sul portone d'ingresso del duomo i rappresentanti istituzionali e parrocchiali di un comune del territorio provinciale, la messa è presieduta dal parroco ospite, e a seguire ci sono uno scambio reciproco di saluti e di doni, la firma di una dichiarazione d'intenti e la lettura del verbale. Ogni anno cambia il paese invitato.
Nei giorni precedenti si tengono le Giornate Leoluchiane, un percorso culturale e spirituale con eventi nel Museo d'Arte Sacra del Duomo, nel Duomo stesso e nella sala convegni del Valentianum, con la partecipazione delle scuole vibonesi; in Piazza San Leoluca si pianta l'«Ulivo della Pace» insieme ai ragazzi della Scuola della Fede. Al calendario si aggiungono il Premio Internazionale della Testimonianza e l'Opera Sacra «La Desolata», che si svolge il 1º marzo.
Nella chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca si conserva anche il Cristo Nero, un crocifisso scuro che accompagna in processione la statua del santo.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Vibo Valentia per la festa di San Leoluca chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Vibo Valentia-Pizzo, a 7,5 chilometri da Vibo Valentia, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Sant'Onofrio - Vibo Valentia restano 6 chilometri, che in 8 minuti portano a destinazione.
Eventi nei dintorni
Altre feste della provincia di Vibo Valentia.
- L'Affruntata a Vibo Valentia — aprile
- Palio di Diana a Vibo Valentia — agosto
- Maria SS. del Carmelo a Drapia — luglio