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Falò di Sant'Antonio a Tricarico e i tre giri rituali intorno alla chiesa 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: regione.basilicata.it, letta il 02/09/2026.
Il Falò di Sant'Antonio apre il Carnevale di Tricarico, in provincia di Matera, il 16 e il 17 gennaio. La sera del 16 si accende un enorme falò davanti alla chiesa di Sant'Antonio Abate e nella notte i figuranti si vestono da Mash-kr: la Vacca in bianco, con il velo ricamato sul volto e i lunghi nastri fino alle caviglie, e il Toro in nero. All'alba la mandria attraversa il centro storico al suono dei campanacci, il parroco la benedice, le maschere compiono tre giri intorno alla chiesa e a mezzogiorno, in piazza Garibaldi, va in scena la pantomima fra il conte e il capo-massaro.
Il fuoco davanti alla chiesa
A Tricarico il Carnevale non comincia di giorno: comincia di notte, con un fuoco. La sera del 16 gennaio è dedicata alla preparazione spirituale e all'accensione del falò, che si svolge davanti alla chiesa di Sant'Antonio Abate.
Attorno alle fiamme non si sta in silenzio. La cerimonia è accompagnata dai canti della tradizione che risuonano nell'aria fredda di gennaio, e dal «capitolo» in onore del santo; il fuoco, simbolo di rinascita e auspicio, diventa punto di incontro e attesa collettiva, preludio al rito che si compirà all'alba.
È un rito che ha una data e una ragione. Il 17 gennaio si celebra Sant'Antonio Abate, il santo protettore degli animali, e il rito rievoca antichi rituali di purificazione e protezione legati al mondo agro-pastorale: segna il passaggio fra il periodo invernale e l'inizio del Carnevale. Tricarico, la città arabo-normanna, rinnova così uno dei rituali più antichi e identitari della Basilicata.
La Vacca bianca e il Toro nero
Mentre il falò brucia comincia la vestizione, e da lì in avanti chi indossa il costume non è più se stesso. Le Maschere di Tricarico, note come Mash-kr, mettono in scena una mandria in transumanza guidata dal massaro.
I due animali si riconoscono dal colore. La Vacca, vestita di bianco, indossa un cappello a falda larga decorato, foulard, velo ricamato sul volto e lunghi nastri multicolori che scendono fino alle caviglie. Il Toro è in nero, con nastri e foulard rossi legati a gomiti e ginocchia, e rappresenta la forza irruente e indomita della mandria.
Il velo, però, non è un ornamento: cela il volto e sancisce simbolicamente la trasformazione: l'uomo si fa animale, il tempo ordinario si sospende, il rito si compie.
Campanacci che svegliano il paese
L'elemento centrale del rito non si vede: si sente. Il campanaccio è diverso per forma e sonorità fra vacche e tori, realizzato artigianalmente, e genera un ritmo profondo e ipnotico che accompagna l'intera processione.
È anche la sveglia del paese. A notte ancora fonda, dopo la vestizione, la mandria si addentra nei vicoli del centro storico: il suono dei campanacci risveglia Tricarico e dà inizio alla giornata di festa, un richiamo per tutti a partecipare. I campanacci raccontano storie di transumanza e di vita pastorale, mentre le maschere attraversano le strade.
Prima della chiesa, però, si mangia. Le maschere si ritrovano per la colazione comunitaria in un vecchio frantoio, e poi davanti alla chiesa di Sant'Antonio Abate, dove ad accoglierle c'è il capo-massaro. A sovrintendere alla lunga passeggiata ci sono anche il conte e la contessa, proprietari della mandria.
Tre giri intorno alla chiesa
La parte sacra ha un suo ordine preciso. Il parroco celebra la Santa Messa e benedice la mandria.
Poi viene il gesto che tutti aspettano. Le maschere compiono i tre giri rituali intorno alla chiesa di Sant'Antonio Abate, un movimento circolare che evoca antichi riti propiziatori, mentre il suono dei campanacci si fonde con le preghiere. Finiti i giri, si scende verso il paese.
Pantomima in piazza e questua nei vicoli
A mezzogiorno arriva il momento più teatrale, e si svolge in piazza Garibaldi. C'è la consegna simbolica della mandria al conte, e la tradizionale pantomima fra il conte e il capo-massaro: è il dialogo che conclude la sfilata, e mette in scena il rapporto fra chi possiede l'armento e chi lo conduce.
Da lì la mandria si scioglie. Le maschere si disperdono e si dividono in gruppi per la questua, e il ricavato, composto da beni alimentari, si conserva nel frantoio, luogo in cui sarà consumato e condiviso con tutti.
La sera del 17 segna l'inizio del periodo delle serenate, con gruppi di musicanti che attraversano le vie del paese nelle serate successive, fra canti tradizionali e momenti di corteggiamento; nel frantoio si suona fino alla notte successiva.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Tricarico richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Calciano, a 12 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Calciano, e il tragitto è di 11 chilometri per 13 minuti di guida.
Che altro succede in provincia di Matera
Altre feste di gennaio nella stessa zona.
- Falò di San Giuseppe a Matera — marzo
- Da Camarda a Bernalda — agosto
- La Cavalcata del Borbone a Montescaglioso — agosto