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Folklore e Rievocazioni

Festa delle Leggende del Regno del Fanes a Marebbe 2027 - I carri che narrano l'epopea di Dolasilla

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Periodo
due giorni, solitamente a fine luglio
Dove San Vigilio di Marebbe - Marebbe (BZ), Marebbe

Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.

La Festa delle Leggende del Regno del Fanes si tiene in luglio a San Vigilio di Marebbe, nel comune di Marebbe, in provincia di Bolzano/Bozen. La sfilata Regn de Fanes mette in strada i costumi e i carri che narrano l'epopea dei Fanes, il popolo più antico che abitava le alte Conturines, e al centro c'è la principessa Dolasilla, con la sua armatura bianca e le sue frecce magiche.

Sulle pendici della Croda Rossa, racconta la leggenda, una vecchia Gana adottò una neonata portata lì dalla madre morente. «Tra queste montagne essa crebbe insieme alle marmotte, imparò le loro maniere e la loro lingua». Si chiamava Moltina.

I carri e i costumi

La sfilata si chiama Regn de Fanes, e mette in strada «i costumi e i carri che narrano l'epopea dei Fanes, il popolo più antico che abitava le alte Conturines».

Al centro c'è lei: «la coraggiosa principessa Dolasilla, l'eroina più importante dell'epopea nazionale ladina, con il suo coraggio, la sua armatura bianca e le sue frecce magiche».

«Questo appuntamento è fortemente sentito dalla popolazione ladina, poiché ripercorre una tradizione che — tramandata oralmente e poi riordinata grazie all'opera di Karl Felix Wolff, giornalista e antropologo austriaco — risale fino all'età del ferro.» L'epopea si svolge tutta sull'altipiano del Fanes, fra le più affascinanti mete delle Dolomiti.

Una bambina cresciuta dalle marmotte

Gli antichi racconti del Regno dei Fanes sono parte del patrimonio culturale conservato dagli abitanti di San Vigilio di Marebbe, e molte località della Val Badia devono il loro nome a quella che può essere definita la leggenda più rimarchevole delle Dolomiti.

Moltina, cresciuta fra le marmotte, incontrò il principe dei Landrines — quello che più tardi sarebbe diventato il re dei Fanes — che se ne innamorò perdutamente e la sposò. Il castello dei Fanes venne costruito sotto lo stemma della marmotta bianca, alle pendici del Conturines e del Sas dla Crusc.

Un nobile di San Vigilio realmente vissuto nel XVI secolo, il «Gran Bracun», sconfisse un temibile drago annidato nel Sas dla Crusc.

Tredici frecce, e una corazza che avvisa

Dal matrimonio nacquero due gemelle, Lujanta e Dolasilla. La seconda divenne una valorosa arciera che cavalcava un cavallo bianco e portava con sé tredici frecce infallibili, insieme a una corazza d'argento rivestita di pelle di ermellino, e dopo le prime vittorie fu «trionfalmente incoronata dal Re sul Plan de Corones con la Raiëta, una meravigliosa fulgida gemma».

La corazza, però, veniva con un patto: fu donata a Dolasilla da alcuni nani, che le raccomandarono di non scendere in battaglia qualora avesse cambiato colore.

«Il Re dei Fanes, che attendeva sul Lagazuoi l'esito della battaglia, venne braccato da un potente stregone che gli rinfacciò di essere un "falso Re" e come tale lo trasformò in pietra.»

«Ogni anno in una notte di luna crescente, la regina dei Fanes esce dalla porta del Sas dla Porta — Croda del Beco, dal ladino Sasso della Porta — e insieme a sua figlia aggira il Lago di Braies in barca.»

Il festival tornato dopo un secolo e mezzo

«Il 17 giugno 1951 il popolo ladino ha ripresentato il suo antico festival, che era rimasto a riposo per un secolo e mezzo ed era già quasi stato dimenticato, e lo ha rimesso in scena nella località di Wengen (La Valle in Badia), con grande concorso di pubblico dalle valli vicine.»

Lo spettacolo «è scomparso fin dall'inizio della guerra coi francesi, ossia attorno al 1796». A tenerne vivo il ricordo «deve sempre essere stato un ristretto circolo di saggi».

Un uomo solo, e quattro ore di spettacolo

A rifarlo fu un ladino di Wengen che aveva studiato teologia a Bressanone ed era tornato sacerdote nella sua valle, Angel Morlang: «egli progettò il piano dell'opera, redasse tutte le parti in lingua ladina, cercò attori adatti tra i suoi compaesani, li istruì, costruì un palcoscenico, fece cucire i costumi secondo disegni appropriati, trovò persino tra la sua gente dei musicisti adeguati; infine dipinse egli stesso le quinte necessarie, e davvero così belle e fedeli al naturale, che ci si potesse veramente credere all'interno dello scenario rappresentato.»

Lo intitolò «Fanes da tzakàn», I Fanes di un tempo — un nome che «è puro ladino ed ha per i conoscitori di questa lingua qualcosa di veramente sacro». Ogni rappresentazione durava più di quattro ore, con intrattenimenti musicali negli intervalli, l'accompagnamento della cappella di musica della val Badia e i testi delle canzoni composti da un reverendo del posto.

In generale dominava la sensazione «che non si trattasse di una rappresentazione teatrale qualsiasi, bensì del festival nazionale dei Ladini dolomitici, rielaborato finalmente e riportato a nuova vita». Chi assistette ebbe «la sensazione che una tradizione millenaria sia tornata improvvisamente in vita».

Come arrivare alla festa

Arrivare a Marebbe per la Festa delle Leggende del Regno del Fanes chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di St. Lorenzen - San Lorenzo di Sebato, a 14 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Bruneck West - Brunico Ovest, e il tragitto è di 15 chilometri per 16 minuti di guida.

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