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Festa della Regola a Cavareno 2027 - Rievocazione della Charta del 1632 e antichi mestieri
Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 20/09/2026.
La Festa della Regola si tiene ogni primo fine settimana d'agosto a Cavareno, in Alta Val di Non, in provincia di Trento, dentro una settimana di eventi che va dall'ultima domenica di luglio alla prima domenica d'agosto. Rievoca la Charta della Regola, l'antico ordinamento comunale che per secoli ha disciplinato la vita della comunità, e il suo momento centrale è la ricostruzione di una disputa legale avvenuta con alcuni boscaioli che avevano depredato la legna della Regola di Cavareno, recitata in lingua nonesa. Il pomeriggio è dedicato agli antichi mestieri, ricostruiti nelle cantine, nei porticati e nei cortili del centro storico. La festa è nata nel 1992 e dal 1997 ha un Comitato organizzatore.
Perché in Trentino serviva una Regola
Le Charte di Regola nacquero dalla forma stessa dei paesi, come spiega uno studio del 1991: «Le Regole trentine nacquero dal fatto che gli insediamenti urbani erano caratterizzati da agglomerati architettonici: le case erano affastellate l'una sull'altra, facendo quindi sì che i pascoli e altri terreni utili a livello produttivo non fossero frazionati come nei masi alto-atesini.»
Da lì la necessità di regole comuni: «era necessario garantire una tutela e un'amministrazione dei terreni a pascolo e a coltivazione, così come dei boschi per la legna, ma anche altri tipi di risorse, come l'acqua». È una legislazione comunitaria «che ha caratterizzato tutto il Trentino dal XIII al XVIII secolo», approvata dal Principe Vescovo.
Aveva due elementi: «a) un elemento giuridico, ovvero la Carta era uno scritto contenente norme per l'amministrazione e la tutela dei beni pubblici in comune; b) un elemento sociale, ovvero l'assemblea dei capifamiglia, convocati per deliberare gli interessi comunitari, dalla quale erano esclusi i "forestieri", cioè coloro che non abitavano nei comuni vicini, e nella quale i "vicini", cioè gli abitanti delle Regole adiacenti, potevano esercitare un diritto di voto attivo.»
Stabiliva il tempo del taglio del fieno, il taglio del legname, il come e dove accatastare la legna tagliata, le modalità del pascolo del bestiame, come partecipare alla vita della comunità — e poi l'organizzazione sociale della regola, le cariche elettive e le modalità della loro nomina.
Il documento perduto, e quello che resta
«La Comunità di Cavareno fece trascrivere la propria Regola nel 1578, ma di questo documento non si hanno più notizie.»
Quello che si legge oggi è dunque una copia: «La copia più antica a noi giunta è stata invece trascritta e tradotta in volgare italiano nel 1632, e poi arricchita da altri capitoli nei secoli seguenti.» Prima ancora, lo statuto era orale, e regolava i tempi e i modi della lavorazione della campagna e del bosco; fu solo nel XV secolo che le comunità cominciarono a metterlo per iscritto.
Restò in vigore a lungo: è un documento redatto nel 1632 e osservato fino all'invasione napoleonica del Trentino.
Dalla processione del colera alla causa in piazza
La settimana si apre con la processione «per il voto formulato dalla Comunità di Cavareno al termine dell'epidemia di colera del 1855», la «Prozesión del voto», processione votiva in costume legata alla Madonna della Neve.
Nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena i figuranti si dispongono lungo il corridoio centrale sorreggendo i gonfaloni della Comunità di Cavareno, mentre alcuni membri del Comitato leggono le letture dall'altare. La messa è accompagnata da canti gregoriani: il coro parrocchiale ha recuperato i canti liturgici più antichi utilizzati in paese, una delle ricerche che la rievocazione ha messo in moto.
Anche la collocazione ha una storia: l'iniziativa c'era «fin dalle prime edizioni della Festa, dapprima al pomeriggio della domenica e, dal 2005, spostata in notturna al venerdì sera».
Il corteo del mattino parte dal piazzale delle scuole elementari, percorre l'intera piazza principale e confluisce in chiesa per la messa domenicale. Ad accompagnarlo c'è il gruppo storico di sbandieratori e musici «Il Cassero» di Castiglion Fiorentino, con cui il Comitato collabora da anni; all'uscita, il corteo si ricompone al suono delle chiarine mentre gli sbandieratori offrono uno spettacolo con figure di gruppo sul piazzale dell'ex chiesa.
La sera un secondo corteo rifà lo stesso percorso a lume di torce, allunga in corrispondenza di via Alpina e attraversa il cortile di una casa antica, fino al palco allestito sotto al campanile.
Lì ogni personaggio viene presentato al pubblico: il saltaro, cioè il controllore e la guardia dei boschi pubblici; il procuratore o Sindaco; l'autorità superiore del Principe Vescovo; i Regolani, cioè i rappresentanti di tutta la comunità; i nobili de Zinis, di cui fa parte anche il notaio che sottoscrive la Charta.
Poi comincia la contesa. «Si è poi proceduto con la recitazione in lingua nonesa, poi tradotta regolarmente in italiano per il pubblico, della contesa, così come la lettura di alcuni passi della Regola, utilizzati per perorare la causa legale.»
I mestieri, e la casa che li custodisce
Il pomeriggio si svolge dentro il paese vero: nei «vòuti», sui «somàssi» e nelle «córt» del centro storico — le antiche cantine e i porticati — che per l'occasione si riaprono insieme a cortili e case.
Ci si trovano il contadino che coltiva le patate e sistema il fieno, le donne per la lavorazione della lana e del feltro, il fornaio, le lavandaie — «delle preadolescenti e adolescenti con qualche bambino e bambina al seguito» — e il falegname. Negli stessi spazi si allestiscono stand gastronomici di cucina contadina e i laboratori degli artigiani.
La «Ciasa dala Regola» «è sicuramente il fulcro attorno al quale ruota la rievocazione storica, sia come continuità durante l'anno, sia come presidio didattico e di ricerca, raccogliendo e unendo tutto il patrimonio andato a stratificarsi negli anni del gruppo "La Stua" e di privati cittadini che hanno donato attrezzi agricoli al Comitato della Charta in vista di un loro riutilizzo in chiave educativa». Gli oggetti sono più di cento.
I costumi vengono da tre fonti precise: una pubblicazione del 1820 realizzata da un funzionario dell'Impero Austroungarico, «che rappresenta, con disegni ad acquarello, i vestiti "tradizionali" delle varie valli trentine»; una pala del Settecento conservata nella chiesa di Cavareno, dove è raffigurato il firmatario della Charta, Pietro de Zinis; e i dipinti di inizio Seicento nella chiesa della Madonna di Senale, dove sono raffigurati sia i dignitari sia i contadini.
Quei costumi, però, «non rappresentano in modo esaustivo la suddivisione in ceti sociali dell'epoca, enfatizzando maggiormente le classi nobiliari».
A vestire tutti è chi guida il Comitato, in passato costumista per un film di Luciano Emmer, che «con il suo atelier e il prezioso aiuto della figlia veste più di mille figuranti per questo importante evento».
Una lingua che chiede di essere riconosciuta
«La rievocazione della Charta e la ricerca del gruppo sugli antichi mestieri hanno sicuramente offerto elementi utili per il processo di riconoscimento della lingua nonesa, come parte della rivendicazione di costituire una minoranza a sé in Trentino.»
Da lì nasce anche il calendario distribuito ogni anno durante la rievocazione, «con all'interno testi (sia poetici che storici) in lingua nonesa e un approfondimento tematico legato alla selezione di fotografie operata per quell'anno».
La scelta ha però un costo: «La stessa teatralizzazione della rievocazione è in lingua nonesa, il che costituisce un elemento problematico per quanto riguarda la trasmissione del sapere collegato alla rievocazione.»
Dal 1992, il primo fine settimana d'agosto
La festa è nata nel 1992 per volere dell'allora sindaco Marco Zini, e dal 1997 si è costituito un Comitato organizzatore «all'interno del quale si sono avvicendate molte persone interessate alle tematiche dell'evento».
Intorno alla rievocazione c'è tutto il resto: la «disfida rustica» fra le squadre che rappresentano Amblar, Cavareno, Romeno e Ruffrè, «impegnate nello svolgimento di gare basate sulla riproposizione di antichi lavori»; «I saori dela nosa tera», con i piatti tipici della cucina nonesa; «Una sera all'osteria, tutti insieme in allegria», spettacolo folkloristico di canti, danze e «rimele»; i giochi di corte con giullari e saltimbanchi; le passeggiate a cavallo e in carrozza; mercatini, laboratori e attività per i più piccoli.
In quei giorni «corti, vicoli e aie tornano a popolarsi di lavori artigianali e agricoli ricostruiti nei dettagli, mentre l'intera popolazione veste i panni dei propri antenati per raccontare, un fine settimana all'anno, come si viveva davvero su questo altopiano prima che arrivassero le strade asfaltate.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Cavareno per la Festa della Regola chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Dermulo, a 12 chilometri da Cavareno, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Eppan - Appiano ha davanti un percorso di 28 chilometri che in 28 minuti porta a destinazione.
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