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Falò della Krampusnacht in Alto Adige con maschere di legno e corna animali 2026
La Notte dei Krampus si tiene nelle valli del Trentino-Alto Adige, la vigilia di San Nicolò, il 5 dicembre, con sfilate che si susseguono da fine novembre alla metà di dicembre. I Krampus, chiamati «Tuifl» in sudtirolese, escono per le vie con maschere di legno intagliato, pelli di capra e campanacci, frustando con rami di betulla chi incontrano. Le maschere, spesso scolpite dagli intagliatori delle Valli di Tures ed Aurina, possono costare fino a tremila euro.
Chi arriva quando suonano i campanacci
Quando si diffonde un gran frastuono di pesanti campanacci lungo le strade, si sa che l'attesa non è più lunga. Poco dopo arrivano i Krampus, figure tipiche del folklore alpino, esseri demoniaci o veri e propri «diavolacci» che si aggirano per le vie alla ricerca dei bambini cattivi. In sudtirolese si chiamano «Tuifl», che significa diavoli, ma diavoli veri e propri non sono: si tratta di una figura spaventosa che risale all'epoca precristiana.
Il loro giorno è il 5 dicembre, la vigilia di San Nicolò, ma il periodo è più largo. In Alto Adige i Krampus imperversano da fine novembre fino al 6 dicembre, e fra la fine di novembre e la metà di dicembre in numerose località si svolgono le sfilate. Dalle teste di queste figure antropomorfe spuntano corna animali, i corpi sono ricoperti da ingombranti pellicce maleodoranti, ai piedi stridono pesanti catenacci. Minacciosi, stringono nelle mani fruste di betulla, e i loro volti sono coperti.
Il costume: maschere di legno e pelli di capra
Il pezzo più importante del costume è la maschera, che è di legno e va fatta da uno scultore: particolarmente famosi per questo tipo di artigianato sono gli intagliatori delle Valli di Tures ed Aurina, e in Valcanale un tempo le maschere erano tutte realizzate a mano in legno di cirmolo. Sono opere complesse e uniche, realizzate con intaglio, corna spesso autentiche e finiture in pelo naturale, con denti aguzzi, occhi infossati e rughe scolpite; dalla bocca dentata penzola una lunga lingua rossa. Ogni maschera è un pezzo singolare, frutto di settimane di lavoro, e proprio per questo non va toccata: è un oggetto di valore culturale ed economico che incarna l'identità della comunità. Solo la maschera può costare fino a tremila euro.
Il resto del travestimento è fatto di pelli di capra, che spesso sprigionano ancora un odore molto particolare, e di campanacci legati sull'addome o indossati in vita per fare più rumore possibile. In mano il Krampus tiene una verga o delle catene di ferro, e i «ruten», fasci di rami di betulla con cui frusta la gente che incontra; in alcune rappresentazioni i rami sono sostituiti da una normale frusta. A volte compare con un sacco o un cestino legato alla schiena, e alcune vecchie cronache fanno menzione di bambini cattivi messi in quelle ceste e portati via. In alcune zone dell'Alto Adige i Krampus indossano passamontagna in stoffa con lunghe lingue rosse, ma le maschere più diffuse restano quelle intagliate nel legno.
Il travestimento ha una regola che nessuno infrange: la maschera non deve mai essere tolta in pubblico, e gli spettatori non devono mai cercare di toglierla, pena il disonore per lo smascherato. Un'altra regola riguarda chi sta sotto: a mascherarsi, secondo la tradizione, sono esclusivamente gli uomini, a volte anche in abiti femminili. Ma il Krampus può essere anche femminile, e in quel caso si chiama Krampa. Dato che i Krampus si sono rivelati un po' troppo selvaggi e rumorosi, oggi tutti coloro che partecipano alle sfilate devono essere registrati e portare una targa.
La vigilia di San Nicolò
La festa di San Nicola, vescovo di Myra, si celebra la sera del 5 dicembre e ha come culmine una sfilata per le vie del paese. L'ordine è quasi sempre lo stesso: prima sfila il santo, a piedi o su un carro, distribuendo dolciumi e piccoli regali ai paesani; a seguire i Krampus, una masnada di demoni inferociti, armati di fruste e catene. Il santo loda i bambini buoni e consegna loro dei piccoli regali, mentre i monelli vengono puniti; oltre a questo, San Nicolò deve placare le ire dei Krampus nei confronti degli spettatori, a volte aiutato dagli angeli.
I Krampus, infatti, sono selvaggi, violenti e inferociti, e in quella serata danno sfogo a forze che per tutto il resto dell'anno rimangono represse. Rincorrono, fra urla, mugugni e grida, i bambini, i ragazzi, ma anche gli adulti e i più anziani, spingono la gente e danno pesanti frustate e colpi di verga alle gambe di chiunque capiti tra i loro piedi. Appena il sole tramonta San Nicolò scompare dalla sfilata, lasciando incontrollati i demoni: è il Krampuslauf, e le rincorse possono durare anche ore, fino a quando le tenebre riavvolgono la parata e lungo le vie non è più possibile vederne alcuno.
Il cuore della festa, però, è quello che si celebra dentro le case. Accade che davanti alla porta delle famiglie con bambini si presentino sia San Nicola sia uno o più Krampus: il santo premia con dolci i buoni, i Krampus minacciano di far sparire i cattivi. In Val di Fassa la sera del 5 dicembre si sente arrivare la combriccola composta da Nicolò, annunciato dal suono del suo campanello, e dai diavoli, che si riconoscono dalle catene con cui sono legati. Nicolò porta mitra, anello e pastorale, ha una lunga barba, viaggia accompagnato da un angelo, e ai bambini raccomanda di fare i bravi e di ascoltare i genitori. Ai diavoli si può anche chiedere di restare fuori dall'uscio, ma non è detto che diano retta, e per consuetudine si offre loro qualcosa da bere o da mangiare. Fino a qualche decennio fa il compito del Krampus era accompagnare San Nicolò di casa in casa e mettere nel suo cesto i bambini che non si erano comportati bene; oggi, dove gli è ancora consentito di accompagnarlo, siede diligentemente accanto a lui oppure deve aspettare fuori dalla porta.
Il santo che tiene a bada i diavoli ha una storia sua. San Nicola, nato a Patara nella Licia e morto nell'anno 350, era vescovo di Myra ed è venerato dalla chiesa cattolica e da quella ortodossa; secondo la leggenda donò tre sacchetti pieni d'oro a tre bambine che erano state vendute come schiave dalla loro famiglia. Da qui viene la consuetudine per cui il 6 dicembre porta piccoli doni, come arachidi, cioccolate e mandarini. In Val di Fassa e nelle zone limitrofe, tra i bambini, quel santo bianco con la barba è più popolare di Babbo Natale.
Dal dio cornuto al servo del santo
L'origine della figura del Krampus non è chiara, e alcuni folkloristi e antropologi hanno teorizzato che risalga al periodo precristiano. Secondo la leggenda tramandata fino a noi questi diavoli rappresentano demoni sconfitti da San Nicola e diventati suoi servitori: figure del male che il santo ha saputo vincere e che una volta l'anno tornano sulla terra per servirlo, mantenendo i loro attributi demoniaci, le pelli di capra, le maschere, le corna, il frustino. Con il cristianesimo il Krampus viene sottomesso al vescovo San Nicola ed è costretto a servirlo; nelle zone della Germania centrale una figura simile è nota come Knecht Ruprecht, «Ruprecht il servo».
Chi ha studiato la questione è netto: «Non ci sono dubbi sulla vera identità dei Krampus, in nessun'altra tradizione si riscontra un legame con il Dio Cornuto così ben conservato». Il ruten, la frusta di betulla, a parte il suo significato fallico, può avere un legame con i riti di iniziazione pagani, che comportavano legami e flagelli come forma di morte, mentre le catene potrebbero essere state introdotte in un tentativo cristiano di legare il diavolo, o essere anch'esse un residuo di quei riti. San Nicola stesso è diventato popolare in Germania intorno all'undicesimo secolo, mentre maschere di diavoli che agiscono in modo aggressivo sono conosciute in Germania almeno dal VI secolo, e le maschere che combinano lo spaventoso con il comico, le «schauriglustig», divennero popolari nel Medioevo. Le comunità austriache studiate sono ben consapevoli degli elementi pagani mescolati a quelli cristiani: «Credo che i Krampus derivino dalla venerazione di un dio pagano, che è stato assimilato al diavolo cristiano».
È plausibile che quel dio pagano sia Cernunnos, la cui più antica immagine si trova tra le incisioni rupestri della Val Camonica e risale al IV secolo a.C. La figura fu poi romanizzata e identificata con il dio Silvano, divinità delle selve e delle campagne, protettrice della natura e delle attività agresti, considerata temibile e pericolosa per i neonati e le partorienti: aveva aspetto umano, ma con cosce e gambe di caprone e corna sulla fronte, il suo culto era legato al solstizio invernale ed era vietato alle donne. Le figure di Krampus persistettero alla cristianizzazione, così che nel XVI secolo furono incorporate definitivamente nelle celebrazioni invernali cristiane, e i paesi dell'ex Impero degli Asburgo presero in gran parte in prestito dal ducato d'Austria la tradizione dei Krampus che accompagnano San Nicola il 6 dicembre, slegandola del tutto dall'originale solstizio d'inverno.
Accanto ai Krampus vivono figure vicine. Il Percht è altrettanto spaventoso e assomiglia al Krampus, e scaccia l'inverno con le sue campane. A Stelvio, durante il periodo di San Nicolò, chiamato Santa Klos, esiste un'altra tradizione detta «Klosn»: i ragazzi si vestono con abiti colorati, indossano maschere spaventose e portano pesanti campane, e da lì comincia la festa.
Carestia, diavolo e maschere che non si tolgono
Si racconta che tanto tempo fa, nei periodi di carestia, i giovani dei piccoli paesi di montagna si travestissero usando pellicce fatte di piume, pelli e corna di animali. Essendo così irriconoscibili andavano in giro a terrorizzare gli abitanti dei villaggi vicini, derubandoli delle provviste necessarie per la stagione invernale. Dopo un po' di tempo però si accorsero che tra loro c'era un impostore: era il diavolo in persona, che approfittando del suo reale volto diabolico si era inserito nel gruppo, riconoscibile solo dalle zampe a forma di zoccolo di capra. Venne dunque chiamato il vescovo Nicolò per esorcizzare l'inquietante presenza, e sconfitto il diavolo i giovani, travestiti da demoni, tutti gli anni sfilarono lungo le strade dei paesi, non più a depredare ma a portare doni o a punire i bambini cattivi, accompagnati dalla figura del vescovo che aveva vinto il male.
Un'altra versione della stessa storia ha per protagonisti i bambini. In un paese alpino, in un anno di carestia, le famiglie di contadini non avevano di che dar da mangiare ai propri figli, e i bambini decisero di organizzare una sortita in un villaggio vicino per depredarne le cantine: per non farsi riconoscere, e per incutere paura, si travestirono da diavoli con le corna e le pelli delle ultime capre macellate in paese prima della carestia, con la regola che durante la scorribanda nessuno, per nessun motivo, avrebbe potuto togliersi la maschera. Tornati in prossimità del villaggio con il bottino si ritrovarono per calare la maschera e contare le provviste rubate, ma uno di loro non riusciva proprio a toglierla: non poteva che essere Belzebù in persona. I genitori, udito il racconto dei bambini spaventati, mandarono a chiamare il vescovo Nicolò per esorcizzare il villaggio, e in mezzo ai bambini nuovamente mascherati san Nicolò riconobbe il diavolo, che aveva veri zoccoli di capra al posto dei piedi. Scacciato il demone, i bambini ancora vestiti da diavoli si misero a danzare accompagnando il vescovo per le strade del villaggio liberato. Ecco perché ancora oggi è considerato un tabù, e un gesto di forte malaugurio, togliere la maschera a un krampus: non si può mai sapere chi si celi dietro le sembianze da caprone.
Sfilate, Showplatz e diavoli buoni
Le sfilate delle valli dell'Alto Adige, del Trentino e di alcune aree del Friuli-Venezia Giulia sono un rito popolare che unisce folklore, artigianato e teatro di strada. Creature cornute avvolte in pellicce scure attraversano i borghi accompagnate da campanacci e catene: campanacci pesanti, catene tintinnanti, fruste e torce creano un paesaggio sonoro e visivo potente. I partecipanti possono avvicinare il pubblico, simulare inseguimenti e toccare con la frusta in modo teatrale: non si tratta di aggressione ma di teatro rituale. Chi le organizza lo spiega con parole semplici: c'è un inizio, col raggruppamento, e una sigla musicale con una voce demoniaca; poi la sfilata vera e propria, in cui ci si avvicina alle transenne e si scherza con il pubblico; poi lo Showplatz, con una coreografia vera e propria, dove i Krampus ballano e saltano con la musica. «Facciamo scherzi, grida, magari qualche bambino si spaventa, ma niente violenza, assolutamente.»
In alcune sfilate i Krampus sono perfino più di cento, e si muovono minacciosi per i vicoli cittadini facendo un rumore assordante con catene e campanacci, cimentandosi anche in terrificanti vocalizzazioni. In Val di Fiemme oltre duecentocinquanta krampus trentini e altoatesini sfilano tra schiocchi di frusta e giochi pirotecnici, fra suoni ancestrali di zoccoli, corni e campanacci: più di venti gruppi del Trentino e dell'Alto Adige invadono il centro del paese, e con campanacci, catene e motoseghe danno vita a uno spaventoso show che inaugura la stagione invernale. A Rovereto, in Alta Vallagarina e nelle Valli del Leno le sfilate portano in centro maschere spaventose, campanacci e fiaccole. A Novacella, nel comune di Varna in Val d'Isarco, la tradizione si manifesta nella corsa annuale del Krampus, il «Tuifllauf», che si tiene all'inizio di dicembre e durante la quale i Tuifl attraversano il paese con maschere di legno artistiche, pelli e rumore.
A Naturno, il 5 dicembre, dopo la tradizionale recita di San Nicolò i Krampus si riversavano sul paese e le strade si popolavano di tetre figure con maschere congelate in smorfie, lunghe corna, costumi irsuti, catene sferraglianti e campanacci; a essere inseguiti erano preferibilmente i bambini e i giovani, mentre i più audaci affrontavano i Krampus nel «Tuifeltratzen», provocandoli per poi scappare a gambe levate, e non di rado quelle prove di coraggio finivano con qualche legnata e facce sporche di fuliggine. A Bronzolo i Krampus sono conosciuti come i «diavoli buoni», e lì il cambiamento del costume si misura a occhio: «Le maschere dei diavoli che prima erano molto semplici, una calzamaglia di stoffa nera con il buco per gli occhi e una lingua rossa che ci cuciva la nonna, oggi sono state sostituite da vere e proprie opere d'arte in legno che costano diverse migliaia di euro». È anche il primo gruppo dell'Alto Adige ad avere un gruppo giovanile di Krampus, con bambini e ragazzini dai sei ai dodici anni.
In Valcanale, al calare delle tenebre, il rumore chiassoso dei campanacci e l'odore acre del fumo delle torce pervadono la valle. Non si sa mai da quale punto del bosco usciranno, ma è certo che col loro selvaggio incedere non si faranno attendere, muniti di fiaccole e fruste: sono spiriti silvestri che accompagnano San Nicolò, il santo buono dalla lunga barba bianca, il cui compito è tenerli a bada. Il santo chiama i bambini uno a uno, chiede loro una preghierina e la promessa di essere buoni in cambio di un piccolo dono, mentre i Krampus se la vedono con i giovani più cattivi a suon di frustate e colpi di verga alle gambe. Nel capoluogo la grande sfilata parte da Tarvisio Basso in via Dante, il lungo serpentone si sviluppa lungo via Vittorio Veneto e via Roma fino a Piazza Unità, dove arriva San Nicolò che, salito sul suo calesse e scortato dai Krampus, distribuisce il pane dolce a tutti i bambini; poi seguono le visite di casa in casa. Alla stessa ora a Camporosso i Krampus arrivano dal bosco nei pressi della chiesa di Sant'Egidio e proseguono in corteo lungo via duchessa d'Aosta fino alla chiesa di Santa Dorotea, dove appare San Nicolò, per continuare lungo la via principale fino al piazzale dell'ex canonica, dove la festa va avanti con tè, vin brulè e dolci per tutti. La discesa è accompagnata dall'accensione del grande falò e dalla distribuzione del pane dolce, e i Krampus, che fin dal mattino hanno percorso le vie della frazione, giungono nel piazzale antistante e poi, cosa unica in Valcanale, fanno il loro ingresso in chiesa.
A Tarvisio, arrivati in piazza, i Krampus smettono di essere i servi di San Nicolò e si scatenano rincorrendo i ragazzi e talvolta gli adulti per frustarli, farli inginocchiare e recitare preghiere. Tramontato il sole, quando i fumi dell'orizzonte prendono per breve tempo i colori intensi del crepuscolo, le folate strumentali di «Una notte sul Monte Calvo» di Mussorgsky, diffuse a tutto volume lungo il percorso, accompagnano il caotico seguito del santo apparso non si sa da dove ai margini del bosco; due ali di folla contengono a stento le prime intemperanze dei Krampus, che abbandonate le fiaccole rispondono colpo su colpo alle provocazioni dei ragazzi. San Nicolò, uscito dalla chiesa, aggioga tutti i Krampus che si prostrano al suo cospetto, e poi, trainato su un carro o una slitta, entra nelle case a interrogare i bambini: a chi ha fatto il bravo dona piccoli regali, dolciumi, frutta secca e uno squisito pane bianco in forma di diavoletto, agli altri un amorevole rimprovero e il carbone. In alcuni paesi, infine, viene acceso un falò e i Krampus vi danzano intorno. Il rito, di ispirazione pagana, anticamente non prevedeva la figura di San Nicolò, introdotta nel Medioevo come moderatore positivo delle forze negative: al suo posto, in quella veste, c'era il Krampus bianco. È un'allegoria dell'eterna lotta tra bene e male.
Eventi nei dintorni
Nello stesso mese, qui intorno, si tengono anche queste.
- Corsa dei Krampus a Vipiteno — dicembre
- Sfilata dei Krampus a Bolzano — dicembre
- Sfilata dei Krampus a Naturno — dicembre