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Ognissanti e Defunti · Tradizioni

Le tradizioni di Ognissanti e dei morti in Emilia-Romagna: riti, piatti e usanze del posto

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

In Romagna, la mattina di Ognissanti, i contadini si alzavano prestissimo per lasciare il posto ai morti: nei letti si metteva biancheria pulita e profumata, e la sera prima la tavola non si sparecchiava, con il pane fresco lasciato già tagliato.

Sui davanzali restavano ciotole ricolme di fave.

La carità di murt

I poveri andavano di casa in casa chiedendo la carità di murt, e ricevevano cibo o denaro in nome dei morti. Con loro giravano anche i bambini, che chiedevano il cibo legato ai defunti.

Si domandavano soprattutto castagne secche e fave, e al posto dei dolcetti si offrivano legumi bolliti. Era una questua rituale, con una regola precisa: chi chiedeva doveva pregare per i defunti.

Il cibo dei morti, in Emilia-Romagna, si scambiava di casa in casa: la carità poteva arrivare in forma di alimenti o di denaro, e la si riceveva dalle persone del posto.

Il posto lasciato ai morti

Nelle campagne romagnole il mattino di Ognissanti ci si alzava presto per lasciare spazio ai morti: nei letti si metteva la biancheria pulita e profumata.

La sera della vigilia si preparava il cibo per i defunti e non si sparecchiava la tavola, lasciando il pane fresco già tagliato.

Le fave

Il legume della ricorrenza è la fava: in Romagna si riteneva che rafforzasse la memoria dei defunti.

Si mangiava la fava secca lessata, condita con le cotiche e il rosmarino, e se ne lasciavano ciotole ricolme sui davanzali per gli sconosciuti; per i passanti ignoti si mettevano fuori anche ceci e lupini lessi.

Nei forni di Bologna e della Romagna le fave dei morti — i biscotti — si trovano soltanto nella prima settimana di novembre, in coincidenza con Ognissanti e il 2 novembre.

Il grano sull'avello

Si portavano offerte di grano alla chiesa parrocchiale, e poi lo si stendeva sugli avelli dei morti, con una candela accesa accanto.

Altre offerte si lasciavano sulle tombe, oppure si davano a chi bussava alla porta per la questua.

Le zucche nei crocicchi

Nella prima metà di novembre, in Romagna, si svuotavano le zucche, si intagliavano a faccia e si metteva dentro una candela accesa.

Si collocavano nei crocicchi, e servivano a spaventare le streghe.

I mazapègul

La tradizione romagnola lega Ognissanti ai mazapègul: i folletti dispettosi che si aggirano di notte.

Che cosa si mangiava

Sulla tavola dei defunti c'erano i cappelletti senza carne, fatti con il raviggiolo, e i maltagliati insaporiti con l'alloro e il vino rosso.

La piada dei morti

Il dolce della festa è la piada dei morti, che a Rimini compare nelle panetterie già da metà ottobre.

È una focaccia dolce ricca di frutta secca: nell'impasto ci sono mandorle, noci e pinoli. In regione si prepara anche la piada dolce, che resta il dolce tipico della festa dei defunti.

Domande frequenti

Che cos'è la carità di murt

Era la questua dei poveri e dei bambini, che andavano di casa in casa a chiedere cibo o denaro in nome dei morti: chi chiedeva doveva pregare per i defunti.

Perché in Romagna si mangiano le fave per i morti

Perché si riteneva che la fava rafforzasse la memoria dei defunti: si mangiava secca e lessata, con le cotiche e il rosmarino, e se ne lasciavano ciotole sui davanzali per gli sconosciuti.

A che cosa servivano le zucche intagliate in Romagna

Si mettevano nei crocicchi, svuotate e intagliate a faccia, con una candela dentro: servivano a spaventare le streghe.

Che cos'è la piada dei morti

È il dolce di Ognissanti di Rimini: una focaccia dolce ricca di frutta secca, con mandorle, noci e pinoli nell'impasto. Nelle panetterie si trova da metà ottobre.

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