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L'uovo benedetto della mattina di Pasqua: il gesto che apriva la colazione
In Romagna la mattina di Pasqua si comincia con un uovo sodo benedetto il giorno prima. Lo si mangia in silenzio, dopo averlo baciato e dopo una breve preghiera, e il guscio non finisce nella spazzatura ma nel fuoco del camino.
Era il primo morso della giornata.
Il gesto
Il rito è semplice e ha un ordine fisso.
Le uova venivano cotte sode il Sabato Santo e portate in chiesa per la benedizione, di solito alla fine della celebrazione. La mattina di Pasqua tornavano in tavola, e prima di mangiarle si baciava l'uovo e si recitava un Pater, Ave e Gloria; poi lo si consumava in silenzio.
Il guscio non andava buttato: si gettava nel camino e si lasciava bruciare. È la stessa regola che vale per l'ulivo benedetto — ciò che è stato benedetto non si getta via.
L'uovo benedetto era considerato segno di buon auspicio e di rinnovamento, e nelle case si diceva semplicemente che «portava bene».
La colazione di Pasqua
In Romagna quel pasto era considerato il rituale più importante della giornata, più del pranzo.
La tavola aveva una composizione riconoscibile: tovaglia bianca, la pagnotta pasquale, la ciambella romagnola, biscotti, uova sode colorate, sale e vino bianco dolce. Nella bassa Romagna comparivano anche i gialletti o piadòt e fette spesse di salame con la piadina; in Riviera, a Rimini, l'uovo si mangia con pagnotta, salame e ciambella.
Al centro di tutto restava l'uovo sodo benedetto.
Perché proprio le uova
C'è una ragione pratica dietro il simbolo, e riguarda la Quaresima.
Durante il periodo di digiuno le uova non si mangiavano, e nelle case contadine si accumulavano. Da lì le preparazioni che le smaltivano: la pagnotta, i passatelli, e — per quelle benedette avanzate — la sfoglia.
La benedizione arrivava così sul prodotto che riempiva la dispensa alla fine dell'astinenza, ed è il motivo per cui il rito è tanto legato alle campagne.
Quando si benediva
I tempi sono cambiati, e non coincidono ovunque.
In molte zone la benedizione avveniva durante la vigilia di Pasqua; nelle case contadine era il parroco a benedire le uova nelle festività pasquali. Fino al 1955 la Chiesa aveva spostato la benedizione dell'acqua nuova e delle uova al mattino del Sabato Santo, e in alcune parrocchie i fedeli si presentavano all'alba con le sporte piene.
In Maremma le uova si consacravano a fine messa del sabato notte o la domenica mattina; in Toscana la benedizione avviene alla Domenica delle Palme, e l'uovo si consuma il giorno di Pasqua, spesso accompagnato dal formaggio.
Dove si usa ancora
La tradizione resta viva soprattutto in Romagna, e in forme diverse altrove.
In Riviera di Rimini è una consuetudine casalinga ancora praticata, spesso mantenuta dalle nonne. In Toscana, Emilia-Romagna e Campania l'uovo benedetto compare in tavola con salumi, pane e bevande festive.
La Maremma fa eccezione su un punto: lì l'uovo benedetto è riservato al pranzo, non alla colazione, che resta comunque ricca e familiare, con la schiaccia di Pasqua impastata con semi d'anice. Prima di mangiarlo, alcuni fanno il segno della croce. E anche quando il tempo si guasta e la gita salta, l'uovo benedetto resta al centro della tavola.
Lo stesso rito altrove
L'uovo benedetto non è una consuetudine solo italiana: apre il pasto pasquale in mezza Europa.
In Russia, e fra ucraini e polacchi, il pasto di Pasqua comincia proprio con un uovo benedetto, dopo il lungo digiuno quaresimale. Nell'Europa centrale e orientale il cibo pasquale si prepara nei giorni della Settimana Santa e si porta a benedire: in Germania e Austria si chiama Weihessen, fra polacchi e ucraini Swieconka.
Nella versione descritta per le comunità cattoliche americane è il padre di famiglia a distribuire l'uovo benedetto ai familiari.
Domande frequenti
Che cos'è l'uovo benedetto di Pasqua?
Un uovo sodo, benedetto in chiesa il Sabato Santo o alla Domenica delle Palme, mangiato la mattina di Pasqua come primo cibo della giornata, dopo una breve preghiera.
Che cosa si fa con il guscio?
Non si butta: si getta nel camino e si lascia bruciare, perché ciò che è stato benedetto non va nella spazzatura.
Perché proprio le uova?
Perché durante la Quaresima non si mangiavano e nelle case contadine si accumulavano: la Pasqua era il giorno in cui tornavano in tavola, benedette.