Le feste del fuoco italiane: da gennaio a giugno
Il calendario italiano è punteggiato di fuochi: dai falò della vigilia dell'Epifania alla notte di San Giovanni, ogni mese fra gennaio e giugno ha i suoi roghi. Sono riti più antichi del cristianesimo, che le feste dei santi hanno adottato senza cambiarli.
Il mese più affollato è gennaio.
Gennaio: l'anno si apre bruciando
I falò di inizio anno si accendono per l'Epifania, spesso la sera del 5 gennaio, e sono una tradizione dell'Italia nord-orientale e dell'Emilia occidentale. In cima al rogo viene collocata di frequente una strega di paglia: quello che brucia è l'anno vecchio.
In alcune zone la partenza è una cerimonia sola. Alle 18 del 5 gennaio si benedice il fuoco in una località che cambia ogni anno, e da lì partono le staffette che vanno ad accendere i quaranta Panevin del territorio.
Poi il mese si riempie:
- 11 gennaio, Castellana Grotte. Si accendono circa cento Fanove per la Madonna della Vetrana, che secondo la tradizione preservò la città da un'epidemia di peste.
- 13 e 17 gennaio, Pontremoli. Il fuoco di Sant'Ilario e il falò di San Nicolò.
- 16 gennaio, Novoli. La Focara, alta 25 metri e costruita con tralci di vite, in onore di Sant'Antonio Abate: il falò più grande del Mediterraneo.
- 16 e 17 gennaio, in tutta Italia. Sant'Antonio Abate è la ricorrenza del fuoco per eccellenza, con falò anche nel territorio intorno a Milano e grandi roghi a Burgio, in provincia di Agrigento.
- Primo sabato dopo il 16 gennaio, Trivigno. La Notte dei Falò e dei Desideri.
In Sardegna il fogarone è legato a Sant'Antonio Abate e al dono del fuoco: la festa si celebra in oltre un terzo dei comuni dell'isola, e alla vigilia compaiono le maschere tradizionali, che compiono tre giri rituali intorno al grande falò.
Il mese si chiude in Piemonte e Lombardia con la Giubiana, l'ultimo giovedì di gennaio: si brucia un grande fantoccio di paglia vestito di stracci, ed è diffusa soprattutto in Brianza, nell'Alto Milanese, nel Varesotto e nel Comasco. Nell'ovest milanese il fantoccio va sul falò del 26 gennaio.
Febbraio e maggio
In Sicilia le feste del fuoco tornano a fine gennaio e in febbraio: il 20 gennaio per San Sebastiano, il 3 febbraio per San Biagio, con appuntamenti a Ciminna, ad Agrigento e a Floridia.
L'8 maggio si accendono i falò di San Michele Arcangelo.
Giugno: il fuoco del solstizio
Il momento più forte dell'anno è la notte di San Giovanni, fra il 23 e il 24 giugno, a ridosso del solstizio d'estate del 21: i falò ardono per dare forza al sole nel punto in cui la sua corsa si inverte.
Le forme cambiano da città a città:
- Torino. La vigilia si accende il Farò in piazza Castello. Il toro posto in cima al falò serve a leggere l'anno che viene: da come cade si trae il presagio.
- Firenze. I Fochi di San Giovanni si sparano da Piazzale Michelangelo.
- Roma. La notte fra il 23 e il 24 era dedicata a scacciare le streghe.
Nelle campagne il rito è fisico. I giovani saltano sopra le fiamme tenendosi per mano, e chi salta insieme diventa compare di San Giovanni: un legame che nasce dal fuoco e dura oltre la notte.
Alla stessa notte appartiene l'Acqua di San Giovanni, preparata con fiori ed erbe aromatiche lasciate nell'acqua e usata al mattino per lavarsi il viso, come buon auspicio.
Il mese si chiude il 29 giugno con i falò della Valle d'Aosta per San Pietro e San Paolo. In val Borbera, a Daglio, un falò ardeva anche per la Madonna del Rosario.
Perché si brucia
Le feste del fuoco affondano le radici in epoca precristiana, e il rito viene descritto come anteriore al cristianesimo. Serviva a due cose:
- favorire il sole quando la sua luce diminuiva, cioè nei due punti dell'anno in cui il giorno si accorcia o smette di allungarsi;
- purificare e rigenerare, bruciando ciò che dell'anno passato non deve attraversare la soglia.
Le ricorrenze cristiane che hanno raccolto questi fuochi conservano lo stesso carattere: Sant'Antonio Abate e San Nicolò sono ricorrenze purificatrici e beneauguranti, e il fantoccio che brucia in gennaio è la stessa figura che in giugno diventa cenere sotto i piedi di chi salta.
Domande frequenti
Quali sono le principali feste del fuoco in Italia?
I falò dell'Epifania nel Nord-Est, la Focara di Novoli il 16 gennaio, le Fanove di Castellana Grotte l'11, la Giubiana dell'ultimo giovedì di gennaio, i falò di San Michele l'8 maggio e i fuochi di San Giovanni del 23 e 24 giugno.
Qual è il falò più grande d'Italia?
La Focara di Novoli, accesa il 16 gennaio per Sant'Antonio Abate: è alta 25 metri, costruita con tralci di vite, ed è indicata come il falò più grande del Mediterraneo.
Perché si accendono i falò a San Giovanni?
Perché la notte fra il 23 e il 24 giugno cade a ridosso del solstizio d'estate: i fuochi servivano a dare forza al sole e a purificare, e in molte zone i giovani saltano le fiamme diventando compari di San Giovanni.
Che cos'è l'Acqua di San Giovanni?
Acqua lasciata in infusione con fiori ed erbe aromatiche nella notte fra il 23 e il 24 giugno, usata al mattino per lavarsi il viso come gesto di buon auspicio.
Feste vicine, in altri paesi
Qui intorno, nello stesso periodo, si festeggia anche cosi'.
- Festa di Li Tri Re a Canicattì — gennaio
- San Gerlando ad Agrigento — febbraio
- Presepe Vivente di Borgalino a Canicattì — dicembre