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Da quando si festeggia l'8 marzo in Italia: dal 1922 al ritorno del 1946

3 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

In Italia l'8 marzo si celebra dal 1922, ma con un lungo buco in mezzo: sotto il fascismo la giornata non venne praticamente mai celebrata. Riapparve nelle zone liberate nel 1945 e tornò in tutto il Paese nel 1946, l'anno in cui le italiane votarono per la prima volta.

Il primo appuntamento, però, non cadde l'8 marzo.

1922: la prima volta

La prima celebrazione pubblica italiana della Giornata internazionale della donna avvenne il 12 marzo 1922: la prima domenica successiva all'8 marzo.

A organizzarla fu il Partito Comunista d'Italia, e la prima notizia comparve sull'Ordine nuovo. Nello stesso anno uscirono i primi numeri del quindicinale Compagna.

La data era stata fissata l'anno prima a Mosca, dalla seconda Conferenza internazionale delle donne comuniste, che aveva adottato l'8 marzo come Giornata internazionale dell'operaia in ricordo della manifestazione delle operaie di Pietrogrado contro lo zarismo.

Le rivendicazioni iniziali erano due: il voto alle donne e «uguale salario per uguale lavoro».

Il ventennio, e la clandestinità

Durante il regime fascista la Giornata della donna non venne praticamente mai celebrata.

Sopravvisse però nella clandestinità della Resistenza, dentro i Gruppi di difesa della donna. È da lì che riparte, e non da un atto ufficiale.

1944-1945: le zone liberate

Dopo la caduta del fascismo, nel settembre 1944, nasce l'UDI, l'Unione Donne Italiane, che riunisce donne del PCI, del PSI, del Partito d'Azione, della Sinistra Cristiana e della Democrazia del Lavoro.

Fu l'UDI a decidere di riprendere la celebrazione dove si poteva: l'8 marzo 1945 la giornata fu festeggiata nelle zone dell'Italia già liberate dal fascismo, mentre il Nord era ancora occupato.

1946: l'Italia intera, e la mimosa

Con la guerra finita, nel 1946 la festa si celebrò per la prima volta in tutta Italia, ed è l'anno in cui compare il simbolo che la accompagna ancora.

Nel febbraio 1946 un gruppo di donne si riunì nella sede dell'Unione Donne Italiane, in via Giustiniani 5 a Roma. Le organizzatrici furono Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei: cercavano un fiore di stagione e poco costoso, e la scelta cadde sulla mimosa — fiorisce fra febbraio e marzo, costa poco, cresce su terreni difficili ed era reperibile su tutto il territorio nazionale.

L'anno del primo voto

Il 1946 non è una data qualsiasi nella storia delle italiane. Il diritto di voto era stato concesso l'anno precedente, e in quell'anno le donne votarono per la prima volta: alle elezioni amministrative del 10 marzo, due giorni dopo la festa, e poi al referendum istituzionale e per la Costituente.

La circolare, e il passo indietro del 1949

C'è un capitolo poco noto, e riguarda il lavoro.

Nel 1946 la circolare ministeriale n. 61588/289555/3.3.3 concedeva alle dipendenti pubbliche il salario per la Giornata internazionale della donna: la festa era retribuita. La disposizione restò in vigore fino al 1948.

Nel 1949 il governo De Gasperi abolì la retribuzione. Degli archivi delle prefetture restano tracce sia della disposizione sia delle richieste avanzate dalle donne.

Domande frequenti

Da quando si festeggia l'8 marzo in Italia?

Dal 1922, quando la prima celebrazione pubblica si tenne il 12 marzo, prima domenica dopo l'8. Sotto il fascismo la giornata sparì, per tornare nel 1945 nelle zone liberate e nel 1946 in tutto il Paese.

Chi organizzò le prime celebrazioni?

Nel 1922 il Partito Comunista d'Italia; nel 1945 e nel 1946 l'UDI, nata nel settembre 1944.

Perché il 1946 è considerato l'anno chiave?

Perché la festa si celebrò in tutta Italia, comparve la mimosa e le donne italiane votarono per la prima volta, a partire dalle amministrative del 10 marzo.

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