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Le cartoline delle suffragette: propaganda per il voto, non biglietti d'auguri
Le cartoline delle suffragette non erano biglietti d'auguri: erano propaganda politica venduta per finanziare la campagna del voto. I gruppi locali le compravano a blocchi, le spedivano come cartoline qualsiasi, e la frase affettuosa in fondo al retro serviva a farle circolare fra le case.
I contrari ne stampavano altrettante.
A che cosa servivano
La National American Woman Suffrage Association vendeva una grande quantità di merchandising, e le cartoline erano la voce principale: i gruppi locali le acquistavano in blocco.
Erano pubblicizzate nelle riviste del movimento e in un catalogo con listino prezzi distribuito ampiamente. La casa editrice dell'associazione le presentava come propaganda attraente, e servivano a due cose insieme: sostenere la causa del voto e raccogliere fondi.
Chi le disegnava
Molte cartoline erano progettate da artiste donne, e alcune firme erano già note al grande pubblico.
- Rose O'Neill, con i suoi celebri Kewpies: erano fra le cartoline più popolari del catalogo.
- Katherine Milhous, con disegni che smascheravano l'argomento ipocrita secondo cui il voto avrebbe «snaturato» le donne.
- Mary Shepard Greene Blumenschein, fra i ritratti stilizzati di suffragiste presenti nel catalogo.
Nei primi due decenni del Novecento molti grandi illustratori di cartoline entrarono nel dibattito sul suffragio, e la produzione crebbe insieme alla discussione.
Che cosa c'era stampato sopra
Le cartoline erano ben disegnate, con fotografie e colori vivaci, e usavano simboli riconoscibili per trasmettere il messaggio.
I colori erano quelli ufficiali della WSPU: bianco, verde e viola. Il bianco stava per la purezza, il verde per la speranza, il viola per la dignità. Su una cartolina i tre colori fanno da sfondo a un gattino, con la didascalia «I want my vote»; un'altra, indirizzata a Miss Myrtle Ceale a Omaha, in Nebraska, dice «Dear Myrtle, this is a Suffragette Cat», e spiega che il gatto vuole votare.
Le cartoline commerciali mostravano anche proteste fotografate da professionisti, e alcune mettevano in risalto il patriottismo delle donne. Una porta il testo diretto «We want our vote!».
Datare questi pezzi è difficile, per la mancanza di documenti: la cartolina del gattino sembrerebbe risalire al 1908 circa.
Il San Valentino politico
Il caso più curioso è l'uso della festa degli innamorati come veicolo della campagna.
Il suffragio femminile entrò nei biglietti di San Valentino: la Library of Congress registra fra le pro-suffrage greeting cards un valentine con la rosa gialla in fiore, e una cartolina di Valentine Greetings univa auguri e propaganda usando il tema del matrimonio.
Lo slogan che riassume questa strategia è «Love me, love my vote»: se mi ami, sostieni il mio diritto di voto.
Perché sembrano biglietti d'auguri
Chi le guarda oggi si stupisce del tono, perché il retro è pieno di formule affettuose.
Le cartoline venivano spedite come normale corrispondenza personale, con saluti e auguri: «Love and greetings from…», «kind regards», «best love», «with love», «love to you all», «all send their love to you both». Su una compare un messaggio a Ruby, firmato May, con l'invito a incontrarsi per un intrattenimento il 7 marzo.
Il messaggio politico stava davanti, i saluti dietro: la cartolina viaggiava come una lettera fra amiche e portava con sé la campagna.
Le cartoline contrarie
Il mezzo era usato anche dall'altra parte, e le collezioni comprendono sia cartoline pro-suffragio sia anti-suffragio.
La tecnica ricorrente degli oppositori era la caricatura: dal 1908 circa si diffonde l'immagine della suffragetta come donna aggressiva e poco femminile, e le immagini di bambini venivano usate per infantilizzare le sostenitrici del voto.
Un esempio preciso è una cartolina satirica del 1909, pubblicata a Londra dalla Cynicus Publishing Company e inviata a Christabel Pankhurst. Il mittente ci scrisse sopra: «Don't you think you had better sew a button on my shirt» — non faresti meglio a cucirmi un bottone sulla camicia. È l'accusa standard rivolta alle suffragiste: trascurare i doveri domestici.
Domande frequenti
Le cartoline delle suffragette erano biglietti d'auguri?
No: erano propaganda politica venduta per finanziare la campagna del voto. Le formule affettuose sul retro servivano perché viaggiavano come normale corrispondenza personale.
Che cosa significano i colori bianco, verde e viola?
Sono i colori ufficiali della WSPU: il bianco per la purezza, il verde per la speranza, il viola per la dignità.
Esistevano anche cartoline contro il voto alle donne?
Sì, e in gran numero: ritraevano le suffragette come donne aggressive e poco femminili, o usavano immagini di bambini per infantilizzarle.