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«Mamma mia dammi cento lire»: il canto dell'emigrazione che parla alla madre
«Mamma mia dammi cento lire» è un canto popolare anonimo dell'Ottocento in cui una figlia chiede alla madre i soldi per partire per l'America. La madre dà i soldi ma nega il permesso, i fratelli la convincono, la nave affonda. Non nasce come canto di emigrazione.
Prima era la storia di un matrimonio.
Che cos'è
È un canto popolare italiano di fine Ottocento, anonimo e di origine piemontese, diffuso in tutta l'Italia settentrionale. È fra i più noti canti sul tema dell'emigrazione.
Il riferimento concreto è l'esodo dei contadini del Nord verso l'America meridionale, e in particolare l'Argentina.
La datazione è la seconda metà dell'Ottocento, con una collocazione intorno al 1850.
La ballata da cui viene
Il canto è l'adattamento di un'antica ballata piemontese, «La maledizione della madre», conosciuta anche come «La bella del re di Francia» e come «a Turin a la Rosa Bianca».
Nella versione originale la trama è un'altra: una madre rifiuta di dare la figlia in sposa al re di Francia; il fratellino intercede perché la lasci andare; la madre maledice la figlia augurandole di annegare.
Sul modo in cui la ragazza muore le versioni non coincidono: in alcune annega nel mare, in altre attraversando a cavallo un corso d'acqua.
La ballata è raccolta da Costantino Nigra nei Canti popolari del Piemonte, dove porta il numero 23.
Il tema non è isolato in Europa: un parallelo diretto è la ballata scozzese «The Mother's Malison, o, Clyde's Water».
Come è diventata un canto di emigrazione
Nella seconda metà dell'Ottocento la ballata viene adattata al tema migratorio: al posto del matrimonio col re di Francia c'è la partenza per l'America, e la maledizione materna diventa il naufragio.
Dopo il testo originale ne furono adattati altri, di arruolamento o di emigrazione: è un canto che ha cambiato pelle più di una volta.
Come va la storia
Lo schema narrativo si ripete uguale in quasi tutte le versioni.
- La figlia chiede alla madre cento lire per andare in America.
- La madre risponde con la formula rimasta celebre: «Cento lire io te le do, ma in America no».
- I fratelli intercedono e la persuadono a dare il permesso.
- Il bastimento affonda quando è già in alto mare.
- La protagonista muore, divorata dai pesci.
- Il finale porta una morale, rivolta contro l'inganno dei fratelli.
Anche qui le versioni differiscono nei dettagli: una dice che il bastimento «si ribaltò» anziché affondare.
I versi che restano
Alcune immagini ricorrono nelle lezioni più diffuse, e sono quelle che danno al canto il suo tono: i capelli ricciuti e belli che il mare rovinerà, l'anello perduto, il vestito da ballerina bagnato dall'acqua.
Non esiste una versione unica: le lezioni del canto sono moltissime.
Dove si trova oggi
Il canto è entrato negli archivi e nei repertori corali. Compare in un archivio sonoro pugliese, la cui scheda porta i nomi di Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero, e in adattamenti moderni per coro, con tanto di traduzione inglese — «Mother, Give Me 100 Lire» — dove il tema è dichiarato come la grande emigrazione italiana verso migliori opportunità.
Una scheda del comune di Mezzago collega il canto all'emigrazione dei contadini del Nord verso le Americhe e cita il naufragio del piroscafo Sirio, del 1907.
Domande frequenti
Di che epoca è «Mamma mia dammi cento lire»?
È un canto popolare anonimo di origine piemontese, della seconda metà dell'Ottocento. Una scheda lo colloca intorno al 1850.
Da dove viene la storia?
Da una ballata piemontese chiamata «La maledizione della madre», in cui la figlia voleva sposare il re di Francia contro il volere materno e moriva annegata.
Perché la madre dice di no?
Nella versione emigratoria si oppone alla partenza per l'America: dà le cento lire ma nega il permesso. Sono i fratelli a convincerla, e la morale finale è rivolta proprio contro di loro.