Beato Innocenzo a Berzo Inferiore 2027 - La fiaccolata da otto paesi
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 01/09/2026.
La festa del Beato Innocenzo si tiene a Berzo Inferiore, piccolo Comune della Valle Camonica in provincia di Brescia, con la fiaccolata serale del sabato di fine febbraio e la festa liturgica il 3 marzo. Pellegrini partono a piedi nel buio da otto località diverse — Sovere, Pisogne, Angone, Niardo, Edolo, Capo di Ponte, Piamborno e il convento dell'Annunciata di Piancogno — con fiaccole in mano, e convergono verso la chiesa parrocchiale di Berzo Inferiore, paese natale del Beato Innocenzo da Berzo, frate cappuccino morto nel 1890, per ricevere la benedizione con la sua reliquia. Le distanze percorse vanno dai 40 ai 7 chilometri.
Otto colonne di luce che scendono nella valle
I punti di partenza sono nomi che sulla carta della valle stanno anche molto lontani, ma il momento simbolo della manifestazione — la fiaccolata serale del sabato — li fa convergere tutti sullo stesso punto.
Chi parte da Niardo, il paese dove il Beato è nato, comincia con una messa: a Niardo è celebrata la Santa Messa in suo onore con un nutrito gruppo di pellegrini presenti, che poi si mettono in cammino raccogliendo, lungo il tragitto, centinaia di pellegrini.
La Fiaccolata Valligiana Camuna si svolge in un paese ai piedi del massiccio della Concarena, ed è molto più di un rito religioso: è un momento di comunità che ogni anno raduna centinaia di camuni di tutte le età, uniti dal cammino notturno e dalla memoria di un santo locale amatissimo. A organizzarla sono la Parrocchia Santa Maria Nascente di Berzo Inferiore insieme all'Unità Pastorale della Valgrigna e alle parrocchie del territorio.
Il 3 marzo, dall'alba alla sera
La festa non si esaurisce nella fiaccolata: prosegue per tre giorni con un fitto programma di celebrazioni eucaristiche presiedute da sacerdoti e religiosi del territorio, fino a culminare il 3 marzo, giorno della festa liturgica del Beato Innocenzo, anniversario della sua morte avvenuta nel 1890. In questa giornata le messe si succedono dall'alba alla sera e il paese si anima con le bancarelle.
La devozione a queste date è più antica del riconoscimento ufficiale: già prima della beatificazione, a Berzo Inferiore si verificava un grande afflusso di pellegrini in due ricorrenze — quella della morte di Padre Innocenzo, il 3 marzo, e quella della traslazione della sua salma, il 28 settembre — e oggi la festa si svolge in paese nella prima di queste date.
La chiesa e il campanile sono illuminati e le vie ornate a festa con striscioni, fiori e luci, e le strade sono gremite da bancarelle di ogni sorta, allestite già dalla sera precedente. Nel piazzale antistante la chiesa, fin dal mattino si assiste all'arrivo di numerosi pullman che scaricano pellegrini provenienti da tutti i paesi della Vallecamonica.
Fra le bancarelle ce n'è una che raccoglie per la casa del Beato: a fianco della piazza, una bancarella allestita dagli "amici della parrocchia" vende caldarroste, strinù e vin broulè, per poi destinare il ricavato alla ristrutturazione della casa museo del Beato Innocenzo e per aiutare i missionari locali. Poco distante sorge il banchetto del Matogrosso, dove si vendono manufatti in pelle, legno, pasta di sale, rame, e disseminate un po' dovunque in paese, bancarelle di vestiti, attrezzi da lavoro, calzature, fiori, dolciumi, musicassette e giocattoli attirano con colori, profumi, voci e suoni tutti i convenuti alla festa.
Un pizzico di cenere nel caffè
C'è un gesto, in questa giornata, che non si trova da nessun'altra parte, e riguarda il caffè di fine pasto. I più devoti, a fine pasto, mettono nel caffè un pizzico di cenere al posto dello zucchero, per imitare il Beato, il quale per mortificare il suo corpo era solito mettere cenere nei cibi.
In chiesa la devozione ha altri gesti, altrettanto fisici. La salma del Beato è esposta in questo giorno davanti all'altare centrale, e i fedeli non escono dalla parrocchiale prima di aver sfregato un fazzoletto contro la bara, di avere deposto un fiore o di aver baciato la reliquia.
La sera, dopo la celebrazione dell'ultima messa, la banda musicale si esibisce in un concerto sul sagrato della chiesa per chiudere la sagra in allegria. Al termine la statua e la reliquia del Beato vengono consegnate alla comunità parrocchiale di Esine.
Il frate che lasciava i fogli in bianco
Il frate cappuccino Beato Innocenzo da Berzo, al secolo Giovanni Scalvinoni, nacque a Niardo il 19 marzo 1844, in Valle Camonica, diocesi di Brescia, da una famiglia di umili origini, e poco dopo la nascita si trasferì e visse con i genitori nel vicino paese di Berzo Inferiore. Era di carattere schivo e timido, e già in giovane età "si occupava di altarini, crocifissi e altre cose sante"; a scuola, essendo molto timido, se veniva interrogato s'impacciava e arrossiva facilmente, ma dava a vedere di essere intelligente.
Dopo l'ordinazione sacerdotale, che ricevette il 2 giugno 1867, don Giovanni Scalvinoni fu mandato a Cevo in Val Saviore come vicario coadiutore, e agli occhi di tutti apparve subito un sacerdote straordinario per lo zelo con cui adempiva il sacro ministero, la carità che esercitava verso i poveri e la sollecitudine con cui accorreva al capezzale dei morenti, accanto ai quali era capace di trascorrere la notte intera.
La sua timidezza gli costò gli incarichi di responsabilità. Fu richiesto come vicerettore al seminario Cristo Re in Brescia, ma la sua natura timida e introversa lo portava a non riuscire a esercitare autorità e a imporsi ai chierici, e il rettore lo esonerò, invitandolo a passare qualche mese nel suo paese natio. Poi entrò nel convento come novizio, e gli fu imposto il nome di Fra Innocenzo; il 29 aprile del 1875, col consenso della famiglia religiosa, giunse alla professione semplice, e all'Annunciata rimase quattordici anni.
C'è un episodio che lo ritrae meglio di qualunque agiografia. Nel 1880 fu spostato al convento di Milano-Monforte come addetto alla redazione degli Annali Francescani, ma non era uomo da scrivania: spesso, nel momento di redigere il materiale per la tipografia, si immergeva nella preghiera per chiedere ispirazione e "la sua anima si elevava e perdeva in lunghi colloqui", lasciando in bianco i fogli da lavoro. Il padre provinciale, convintosi che il Signore volesse tutto per sé Innocenzo, lo sollevò dall'incarico.
Sassolini nelle scarpe e chiodi nei sandali
Con il proprio corpo era di una durezza raccontata senza attenuanti. Macerava il proprio corpo digiunando, flagellandosi fino al sangue, prolungando le vigilie, e sovente prendeva i suoi brevi sonni sopra un fascio di legna posto in un angolo della cella, vestendo poveramente, con la tonaca rappezzata.
Le penitenze erano anche di strada. A volte, raggiunto un angolo solitario dell'erta sassosa, credendosi non visto, metteva dei sassolini nelle scarpe o camminava a piedi nudi fra pungitopi e ortiche; un giorno fu visto sopportare le punture dei tafani fino ad averne la fronte rigata di sangue. E quando gli capitava di essere trattato male, si puniva: si ripagava conficcando dei chiodi sporgenti nei sandali o portando in spalla grosse pietre, quando risaliva al convento, per meglio rassomigliare a Gesù curvo sotto il peso della croce. Medicava le piaghe che gli si producevano ai piedi e agli stinchi con acqua calda mista a cenere — la stessa cenere che i devoti mettono nel caffè.
Nel suo diario aveva scritto la ragione di tutto questo: «Gesù è da tutti offeso nel mondo: tocca a me non lasciarlo solo nell'afflizione e tenergli buona compagnia.»
Attorno a lui, intanto, cresceva la fama. Ad alcuni confratelli capitò di trovarlo sollevato da terra, specialmente dopo la celebrazione della Messa, e il suo nome è legato a importanti fenomeni mistici come la Scrutatio Cordis, la fotofania, la levitazione, le estasi e le benedizioni miracolose, e a due miracoli post mortem che gli valsero il processo di beatificazione. Predicò e compì miracoli durante la sua permanenza al Convento della Santissima Annunciata di Piancogno, tra il 1881 e il 1889, e la sede della vice-postulazione è all'Annunciata di Piancogno, dove il «fratasì» trascorse la maggior parte del tempo; tutt'oggi sono conservati nel convento la cella e l'annesso vano claustrale dove Padre Innocenzo pregava, e l'intelaiatura che conteneva il pagliericcio dove si coricava. I malati e gli afflitti, che accorrevano al convento anche dalle parti più remote della valle per ricevere la benedizione di lui, erano molto numerosi; diversi infermi furono guariti istantaneamente. Negli ultimi anni della sua vita era continua la processione dei pellegrini che la domenica saliva al convento, e per assicurare l'esito delle missioni era sufficiente che i parroci, durante il loro svolgimento, facessero comparire in paese il Beato.
Dodicimila persone dietro un feretro
Spirò nella notte del 3 marzo 1890 a Bergamo, e sin da subito sulla sua tomba si verificarono miracoli e guarigioni.
Il ritorno a casa fu un evento di massa, e c'è perfino una stima ufficiale: seppellito prima a Bergamo, fu portato poi a Berzo Inferiore fra una folla immensa — la questura di Brescia calcolò che nell'ultima tappa del feretro ci furono circa 12.000 persone.
Il 12 novembre 1961 san Giovanni XXIII lo proclamò beato e patrono dei bambini, perché proprio due di loro — Lorenzo Belotti di Pisogne e Antonio Giudici di Bergamo — furono protagonisti, negli anni Cinquanta, di due miracoli. A Lorenzo, 4 anni, fu diagnosticato un tumore incurabile: i genitori invocarono il Venerabile Innocenzo e dopo poche settimane i medici ne decretarono la completa guarigione. Antonio invece, a 7 anni, ebbe un episodio di peritonite talmente grave che in ospedale decisero di non intervenire chirurgicamente: la nonna gli mise l'immagine di Padre Innocenzo sotto il cuscino e il piccolo guarì. Oggi il suo culto è diffuso in tutta Italia, ma anche in Brasile, Spagna, Costa d'Avorio, Camerun, Polonia e Malta, mentre in valle lo chiamano con due soprannomi affettuosi: «Fratasì dé Bèrs», il piccolo frate dalla grande santità, e «Il Fratino».
Le sue spoglie stanno dove i pellegrini arrivano: è venerato il 3 marzo con solenni celebrazioni e pellegrinaggi verso la basilica mariana di Santa Maria Nascente in Berzo Inferiore, dove se ne conservano le spoglie. C'è anche più di una data in calendario: l'Ordine dei Frati Minori Cappuccini ne fa memoria al 28 settembre, mentre nel santuario della Santissima Annunciata, convento in cui il Beato è vissuto, la festa è la domenica dopo il Perdon d'Assisi, cioè dopo il 2 agosto.
Una parte delle reliquie è a Niardo, un'altra nella statua nella teca che si trova nel Santuario Mariano di Berzo Inferiore, e altre sono poste sotto l'altare a lui dedicato nel convento dell'Annunciata, dove sono anche custodite la cella da lui abitata e altri ricordi posti nel museo a lui dedicato.
Tre stanze rimaste come le lasciò
Chi arriva per la festa può entrare anche nella casa dove il Beato è cresciuto. La casa-museo dove visse il frate cappuccino Fra' Innocenzo, detto "Il Fratino", è di proprietà della Parrocchia di Berzo Inferiore.
Al pianterreno ci sono tre vani, che non sono più stati modificati dalla morte di Innocenzo, con alcuni strumenti di cucina della madre, abiti per le celebrazioni e altri oggetti appartenuti al fratino, come il piccolo altare francescano.
Il piano sopra racconta invece la devozione di chi è venuto dopo. Al primo piano si trovano tutti gli ex voto posti a riconoscenza, "per grazia ricevuta"; in particolare troviamo una piccola bacheca contenente un pezzo di corda che testimonia un "fatto miracoloso" avvenuto negli anni Venti in Adamello. E in cima una sala con soffitto e balconi in legno, arredata con mobili d'epoca.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Berzo Inferiore richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Cividate-Malegno, a 3,3 chilometri da Berzo Inferiore, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Cividate C. ha davanti un percorso di 3,3 chilometri, quattro minuti di guida.
Altre feste in zona
A poca distanza, altre feste che vale la pena conoscere.
- San Glisente a Berzo Inferiore — luglio
- San Biagio ad Acquafredda — febbraio
- San Zenone ad Odolo — aprile