Feste ItalianeIl magazine delle feste d'Italia

Home » Feste Patronali

Feste Patronali

Fuochi di San Pietro e Paolo a Becca di Viou 2027 - La legna nello zaino fino a 2.856 metri

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

I Fuochi di San Pietro e Paolo si accendono la notte del 29 giugno, giorno dedicato a San Pietro, sulla cima della Becca di Vioù, a 2.856 metri di altitudine, nel comune di Saint-Christophe, in Valle d'Aosta. I partecipanti salgono a piedi fino in cima portando nello zaino qualche pezzo di legna, presa dai fasci preparati nei pressi dell'alpeggio di Vioù, e il falò viene acceso accanto a un altarino con una croce. Il fuoco si accende lassù dal 1966.

Il ciclo che va da San Giovanni a San Pietro

L'accensione di fuochi nei villaggi o in altura non è una peculiarità valdostana: è comune in tutti i paesi europei, e rientra in un ciclo di pratiche, alcune di origine pagana, che comincia il 23 giugno e termina il 29 giugno con la festa dei santi Pietro e Paolo. Il periodo non è casuale: coincide con il solstizio estivo e con l'inizio della stagione agricola, cioè con il momento più importante dell'economia tradizionale.

Sono pratiche antichissime, risalenti sicuramente a un periodo anteriore alla diffusione del cristianesimo. Nel celebre saggio «Il ramo d'oro» l'antropologo inglese James Frazer cita, a riprova, testimonianze dell'VIII secolo di tentativi da parte della Chiesa di abolire tali tradizioni, perché considerate pagane. Cerimoniali simili si ritrovano un po' ovunque in Europa e nel bacino del Mediterraneo, e proprio questo — le stesse pratiche in luoghi e tempi distanti — ha incuriosito gli studiosi.

Al centro c'è il fuoco, nella sua duplice veste: elemento purificatore, in grado di scacciare male e calamità dalla terra, ed elemento propiziatore, capace di garantire la fertilità dei terreni.

Che cosa si chiedeva al fuoco

Agli albori il fuoco era considerato il più nobile degli elementi, quello che più si avvicinava alla divinità, e gli si chiedeva molto: la fecondità della terra e dei suoi prodotti, la salute del bestiame, la protezione della casa e dei suoi abitanti dal fulmine, dal fuoco, dai malefici e dalle streghe.

Poi il falò ha cambiato mestiere più volte. È diventato un mezzo di comunicazione fra un versante e l'altro della montagna, e in epoca più recente, verso la prima metà del Novecento, una profilassi agreste per eliminare gli insetti che danneggiavano le colture.

A costruire la pira, tradizionalmente, erano i giovani del paese. Raccoglievano ogni genere di materiale combustibile — mediante donazione o furto autorizzato — e sceglievano un luogo adatto: esposto e ben visibile, e allo stesso tempo lontano dalla vegetazione. In Valle d'Aosta le parrocchie e le cappelle affidate a san Pietro sono numerose, e la tradizione di fare grandi falò in suo onore perdura.

La legna che ognuno porta su

Dopo la guerra il rituale era rimasto fermo per anni. Poi l'iniziativa di alcuni uomini ha riacceso in altri la volontà di praticarlo, ed è così che sono nati i fouà de sen Piére, i fuochi di san Pietro, alla Becca di Vioù a Saint-Christophe.

Il posto non è comodo. Il falò viene acceso sulla sommità della montagna, a 2.856 metri di altitudine, e per arrivarci si sale a piedi. Nei pressi dell'alpeggio di Vioù qualcuno prepara da tempo dei piccoli fasci di legname, ed è lì che si passa: è buona regola, per chi sale, portare con sé nello zaino della legna già preparata. L'usanza vuole che ogni persona che partecipa al falò arrivi in cima dopo aver trasportato qualche pezzo di legna, in modo che tutti si sentano partecipi.

In cima, ad aspettare, non c'è solo la catasta. È stato costruito un altarino con una croce, ed è proprio lì che il fuoco si accende.

La notte del 29 giugno sulla cima

Il falò si accende di notte, il 29 giugno, giorno dedicato a San Pietro, e lo si fa dal 1966. Lo scopo era ed è quello di segnalare la propria presenza, ricreando anche un po' di competitività tra i versanti e quindi tra i diversi gruppi e paesi.

Poi il gruppo si raduna intorno al fuoco. Si beve e si mangia, si canta qualche canzone popolare, e si resta lì fino a che il fuoco non è spento. L'usanza si è perpetuata fino a oggi per diffondere un messaggio di orgoglio che unisce le genti di montagna.

La data, del resto, si è spostata nel tempo. In Valle d'Aosta questa tradizione riguardava soprattutto, in passato, i festeggiamenti per San Giovanni; nel corso degli anni, in molti casi, è slittata al giorno di San Pietro. I patois valdostani hanno coniato diverse denominazioni per i falò, e le più immediate sono del tipo fouà de Sen Djouàn e fouà de Sen Piére — fuochi di San Giovanni e di San Pietro — riportate dai patoisant di Charvensod e Gressan e testimoniate anche a Introd. Sottolineano il carattere gioioso della tradizione: non a caso il francese usa l'espressione feux de joie, fuochi di gioia.

Come arrivare alla festa

Raggiungere i Fuochi di San Pietro e Paolo a Saint-Christophe richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Aosta / Aoste, a 3,8 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Aosta Est - Gran San Bernardo, e il tragitto è di 3,9 chilometri per 5 minuti di guida.

Da vedere qui intorno

Nei dintorni, altre tradizioni che si tengono in questi mesi.

Da leggere