San Grato d'Aosta 2026 - La mandibola del Battista rimasta in mano al vescovo
Il giorno esatto cambia ogni anno e non e' ancora stato reso noto.
Fonte: vinivalledaosta.com, letta il 21/09/2026.
La festa di San Grato si celebra ad Aosta il 7 settembre, giorno della deposizione del secondo vescovo della città, vissuto nel V secolo. In cattedrale si tiene la concelebrazione solenne presieduta dal Vescovo, e poi le reliquie escono per le vie del centro storico nella grande cassa gotica d'argento del XV secolo, accompagnate dai giovani della parrocchia di Fontainemore in costume tradizionale e armati di sciabola. Fra quelle reliquie c'è un pezzo di mandibola di san Giovanni Battista.
Il pezzo che non volle andarsene
Nella leggenda di san Grato il vescovo torna dalla Terrasanta con il capo di san Giovanni Battista nascosto sotto il mantello, arriva a Roma fra due ali di folla festante, e lo tira fuori per consegnarlo al papa. In quel gesto la mandibola si stacca dal teschio e gli resta appoggiata sul palmo.
Era «il segno inequivocabile che quella reliquia dovesse appartenere ad Aosta». Il papa acconsentì, e Grato la portò con sé. È in cattedrale, e la sua storia comincia molto prima, in Galilea.
Il Precursore era stato imprigionato da Erode Antipa nel castello di Mecheronte, presso i confini della Galilea, perché rinfacciava a Erodiade i suoi peccati. Durante una festa Salomè danzò davanti al re avvolta in sette veli, e lui promise di darle qualunque cosa chiedesse, fosse pure metà del regno; per ubbidire alla madre, lei chiese la testa. Erode aveva giurato. Ma dopo la decapitazione non volle che il capo fosse sepolto insieme al corpo, per timore che nella stessa tomba le due parti si ricongiungessero e Giovanni tornasse a rinfacciargli le sue colpe. Al tempo di Giuliano l'Apostata la sepoltura fu comunque violata, il corpo bruciato e le ceneri sparse al vento; le poche ossa scampate al rogo furono trafugate da un monaco e conservate come reliquie.
Durante il viaggio, compiuto insieme al monaco Giocondo, una tempesta minacciò di affondare la nave e Grato la placò levando le mani al cielo; poi l'angelo lo prese per mano e lo condusse al pozzo dove giaceva la testa, che salì dal fondo e si posò sulle sue palme protese. Il vescovo la nascose sotto il mantello e salutò il patriarca di Gerusalemme senza riferirgli nulla, perché non la reclamasse. Al ritorno le campane suonavano da sole senza che mano umana le sfiorasse, e due bambini risuscitarono al suo avvicinarsi.
Un vescovo alla corte di Carlomagno
Quella biografia è però una costruzione. A metterla insieme fu un canonico — «fantasioso», lo dicono gli studi — che si ispirò «liberamente ai topoi agiografici dell'epoca e ad alcune leggende», fra cui quella del capo del Battista portato a Roma da monaci greci.
Nel racconto Grato nasce a Sparta da famiglia nobile, studia ad Atene, si fa monaco, lascia Costantinopoli per sfuggire alla persecuzione di un imperatore eretico, e a Roma diventa consigliere del papa, che lo manda ambasciatore alla corte dei Franchi per chiedere a Carlomagno di intervenire in Italia contro il re longobardo Desiderio. Poi, in preghiera nella chiesa di Santa Maria dei Martiri — l'ex Pantheon —, ha la visione di una vallata abbandonata a se stessa che lo attendeva, mentre a Roma un angelo appare in sogno al papa ordinandogli di mandare Grato vescovo ad Aosta.
Del Grato documentato si sa poco ma di preciso. Era il secondo vescovo di Aosta, e quando era ancora semplice sacerdote rappresentò il vescovo Eustasio al sinodo di Milano del 451, sottoscrivendo la lettera che quell'assemblea inviò a san Leone Magno per condannare l'eresia di Eutiche. Eletto vescovo, prese parte ad Agauno alla traslazione delle reliquie del martire tebeo sant'Innocenzo, come risulta dalla Passio Acaunensium Martyrum. Della sua vita non si conoscono né la data di nascita né quella di morte: solo quella della deposizione, 7 settembre 470. La sappiamo da una pietra tombale della fine del V secolo, conservata nella chiesa parrocchiale di Saint-Christophe, che dice: «Qui riposa in pace Grato, vescovo di santa memoria, trapassato il 7 settembre».
La più antica vita del santo in lingua italiana è invece una cinquecentina stampata a Torino dalla stamperia Bevilaqua nel 1598, conservata alla Biblioteca Regionale di Aosta.
L'idolo di Verrès e Orlando con Durlindana
Della leggenda restano due episodi. Il primo è il tempio dedicato a Marte che sorgeva presso Verrès, dove molta gente si raccoglieva per offrire sacrifici: Grato vi salì fino al simulacro e stese la mano, e subito la terra tremò spaventosamente facendo cadere l'idolo, che si frantumò ai suoi piedi.
Il secondo è quello che segue. La voce arrivò a Carlomagno, che chiamò Orlando: «Mio valoroso, impugna Durlindana». La schiera valicò i monti coperti di nevi guidata da un angelo; ma quando Grato seppe che i Cristiani stavano arrivando per annientare i suoi oppositori, parlò ai nemici della fede — «Non venite alle armi con i Franchi, che sono audaci e invincibili guerrieri» — e li convertì. Non si sparse una goccia di sangue.
Poi ci sono i prodigi che riguardano il territorio. Rivestito dei paramenti pontificali, il vescovo benedisse le nuvole che oscuravano il cielo dissipandole, mentre i fedeli vedevano distintamente fuggire il Maligno che le aveva addensate. E quando la pietra che ricopriva la sua prima sepoltura venne portata nell'ospedale della Maladière, tutti i lebbrosi che vi si trovavano guarirono: da quel giorno nessuno contrasse più la lebbra in quel paese.
C'è infine l'episodio del dente. Bona di Borbone, sorella del re di Francia e sposa del duca di Savoia, passando da Aosta desiderò possedere una reliquia del santo; i canonici del Capitolo, a malincuore, decisero di estrarre un dente dalla mandibola. Benché venisse divelto con tutto il rispetto possibile, dall'alveo prese a gocciolare sangue, come se fosse una ferita aperta. Poco dopo il Borgo di Aosta fu invaso dai flutti del Buthier; qualcuno raggiunse Bona sulla strada del Mont-Joux e la supplicò di restituire il dente. Lei lo consegnò, e sull'istante la pioggia cessò e le acque rientrarono nel loro letto.
Le casse d'argento e la traslazione
Il culto di Grato è antichissimo, ma la sua popolarità comincia molto dopo la sua morte: risale soltanto al XII o al XIII secolo, quando le sue reliquie furono portate dalla chiesa paleocristiana di San Lorenzo — che sorgeva a est della città, nella zona dell'attuale collegiata di Sant'Orso — alla cattedrale, dove sono tuttora. Secondo la tradizione la traslazione avvenne il 27 marzo.
Attorno a quelle reliquie l'oreficeria valdostana ha lavorato per secoli. C'è il reliquiario a braccio del 1200, in lamina d'argento con cristalli a cabochon e placchette a smalti; c'è il busto in lamina d'argento donato da Amedeo VIII nel 1430; e c'è la grande cassa gotica, iniziata da Guglielmo di Locana e portata a compimento dall'orafo fiammingo Jean de Malines, il reliquiario in argento del XV secolo che ancora oggi il 7 settembre esce per le vie della città, una volta l'anno.
Alla data di marzo si legò anche un rito che ha lasciato il segno sul paesaggio agricolo: la «Benedizione di san Grato», la triplice benedizione della terra, dell'acqua e delle candele per allontanare ogni flagello dai campi, dai contadini e dal bestiame. Le candele si compravano e si accendevano in vigna quando si temeva la grandine.
Grato veniva invocato quando il disgelo faceva straripare laghetti e torrenti, quando la siccità spaccava il terreno, quando la grandine minacciava il raccolto, quando il fienile s'incendiava, quando talpe, bruchi e cavallette devastavano i campi; ed era taumaturgo e protettore contro diavoli e streghe. In francese è «le patron officiel des campagnes de la Vallée d'Aoste»: san Grato «apaisait les tempêtes, expulsait les insectes qui ravageaient les vignes».
Riposo sotto l'arbre de Noé
I vignerons avevano due appuntamenti. Prima della grande processione per le vie della città, il capitolo della cattedrale faceva una processione tutta sua, dei soli sacerdoti, verso la pergola: una procession à la treille per concedere alle spoglie del taumaturgo un breve riposo ristoratore sotto l'arbre de Noé. Nello stesso giorno, vicino alla treille, si facevano abbondanti distribuzioni di vino ai poveri.
L'altro appuntamento era la marcia dei penitenti di Donnas, che partiva il primo maggio e continuò per secoli, fino alla Prima guerra mondiale. Tre giorni e tre tappe: Donnas-Nus il primo giorno, Nus-Aosta-Nus in giornata dopo la messa in cattedrale, Nus-Donnas il terzo. Alle processions générales della traslazione, ricorda Lin Colliard, partecipava «une masse calculée parfois a des milliers de personnes…de tous les coins du Val d'Aoste», per invocare l'intercessione del santo e dei suoi «auxiliaires» san Giocondo e sant'Orso.
Quando il bisogno era urgente si cambiava la messa. Il codice liturgico locale prevedeva la messa «de Sanctis Grato et Jocundo» in tre versioni, a seconda della necessità: pro serenitate temporis se pioveva troppo, pro pluvia habenda se pioveva troppo poco, pro conservandis fructibus terrae se l'uva si ammalava.
Sciabole e cammino nel bosco
Oggi la festa è fissa al 7 settembre e si articola su due giorni. La vigilia, il 6 settembre, prevede una celebrazione eucaristica serale e poi, dalla chiesa di Pila, la partenza di un cammino notturno per i giovani diretto all'eremo di San Grato, attraverso il bosco, accompagnato dalla preghiera; all'eremo il cammino si chiude con la messa. L'eremo è quello dove il vescovo si ritirava con Giocondo, e che ancora oggi si chiama Ermitage.
Il 7 è il giorno del patrono: solenne concelebrazione presieduta dal Vescovo in cattedrale, poi la processione con le reliquie per le vie del centro storico, durante la quale viene impartita la benedizione alla città e alla diocesi. È una festa che riguarda tutta la Valle: a Grato sono dedicate chiese e cappelle in numerosi villaggi valdostani, e alla processione partecipano fedeli di ogni angolo della regione.
I giovani della parrocchia di Fontainemore accompagnano la processione in costume tradizionale, armati di sciabola, in uno dei riti più caratteristici della religiosità popolare valdostana. Sono la Confraternita dei Muratori di Fontainemore, e la ragione sta nei racconti antichi: le reliquie del santo tornarono in città dopo un furto, e furono alcuni muratori a riportare la salma in patria; da allora è compito loro trasportarlo per la città.
Attorno ai due giorni si tiene anche la Fiera di San Grato, e in antico le fêtes de Saint Grat partivano il 6 settembre e duravano almeno tre giorni.
Come arrivare alla festa
Arrivare ad Aosta per la festa di San Grato d'Aosta chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Aosta / Aoste, a 13 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce allo svincolo di Aosta Est - Gran San Bernardo, e il tragitto è di 14 chilometri per 20 minuti di guida.
Che altro succede in provincia di Valle d'Aosta
Nella stessa zona, altre feste con una loro storia.
- Bataille de Reines (Finale) ad Aosta — ottobre
- Fiera di Sant'Orso ad Aosta — gennaio
- San Martino di Tours ad Arnad — novembre