Luminara di San Ranieri a Pisa 2027 - Centomila lampanini e le biancherie stese come panni
La Luminara di San Ranieri è la festa cittadina di Pisa, in Toscana, e si svolge la sera del 16 giugno di ogni anno, vigilia di San Ranieri, patrono della città. Circa centomila lumini a cera — in pisano «lampanini» — vengono posti su telai di legno dipinti di bianco, le «biancherie», che disegnano le forme architettoniche di chiese, palazzi e torri dei Lungarni; poi si spegne tutta l'illuminazione artificiale, pubblica e privata, e per una notte resta solo quella luce. I palazzi allestiti sono centoquaranta, e la serata si chiude con i fuochi d'artificio sparati dalla Cittadella.
La sera in cui si spegne tutto
La Luminara di San Ranieri — «luminara» è il vernacolo pisano per «luminaria» — è una festa cittadina che si svolge la sera del 16 giugno di ogni anno, vigilia di San Ranieri, patrono della città.
Il meccanismo è semplice e radicale. Circa centomila lumini a cera, in pisano «lampanini», vengono posti su telai in legno detti biancheria, che vanno a disegnare le forme architettoniche di chiese, palazzi e torri dei Lungarni. Poi, verso l'ora del tramonto, viene spenta tutta l'illuminazione artificiale, pubblica e privata, e le linee architettoniche degli edifici emergono in un gioco di chiaroscuri: per una notte il progresso viene sconfitto, e l'elettricità deve cedere il passo a più antichi sistemi d'illuminazione.
I palazzi che si affacciano sui Lungarni sono centoquaranta, e le operazioni di allestimento dei quasi venti chilometri di biancherie cominciano dalla metà di maggio per finire il giorno prima.
Una sola cosa sfugge a questa regola. La Torre di Pisa è illuminata in modo altrettanto arcaico, con padelle a olio, collocate anche sulle merlature delle mura urbane, nel tratto che racchiude la piazza del Duomo.
Sull'acqua, intanto, vengono deposti e affidati alla corrente molti lumini galleggianti. Lungo il fiume si incontrano musicisti, artisti di strada e mercatini, e la serata si chiude a notte con i fuochi d'artificio sparati dalla Cittadella e, negli ultimi anni, anche da piattaforme galleggianti sull'Arno.
Perché si chiamano biancherie
Le decorazioni presero il nome di biancheria non dal loro colore, bensì dal fatto che venivano stese fuori come i panni ad asciugare.
Nella sostanza sono telai in abete dipinti di bianco, modulari, costruiti su misura per ogni facciata: strutture leggere che ricalcano cornicioni, lesene, balconi e archi. Si fissano al muro con ganci che durante l'anno restano nascosti sotto l'intonaco.
Per tutto il resto dell'anno i telai sono custoditi nei magazzini comunali e privati, smontati pezzo per pezzo: alcuni etichettati con il nome del palazzo, altri riconoscibili solo da chi li monta da vent'anni. Le biancherie vengono usate così da più di due secoli.
Il lavoro del 16 giugno
La Luminara non arriva da fuori. È un lavoro che parte ore prima, fatto da residenti, volontari, operai comunali e famiglie che abitano sopra il fiume.
Il montaggio comincia nella mattinata e prosegue fino al primo pomeriggio. Lungo l'Arno lavorano in parallelo decine di squadre: ognuna conosce a memoria il proprio palazzo, sa dove vanno i ganci, dove servono le contrappesature. I padroni di casa aprono finestre e terrazzi, calano corde, ricevono i telai dai vicini.
Le squadre sono piccole e familiari: tre o quattro persone, spesso della stessa famiglia o dello stesso condominio. Si parte dai piani alti e si scende, e nel pomeriggio comincia l'accensione, lume per lume, con un'asta lunga o salendo sui ponteggi. Sul Ponte di Mezzo, sul Ponte alla Fortezza e sul Ponte Solferino lavorano gli operai del Comune insieme ai volontari delle quattro contrade del Gioco del Ponte.
I lumi durano fino a notte fonda, finché la cera si consuma. La catena di responsabilità parte settimane prima con la verifica dei telai e si chiude alle prime ore del 17 con lo smontaggio.
A tenere insieme tutto c'è una struttura. Il Comitato Giugno Pisano coordina dal 1962 i quattro appuntamenti del mese — la Luminara il 16, San Ranieri e il Palio remiero il 17, il Gioco del Ponte l'ultimo sabato, la Regata delle Repubbliche Marinare a turno ogni quattro anni — e mette in rete il Comune, le contrade, le parrocchie, le associazioni dei rematori e i magazzini delle biancherie. Per la sola Luminara mobilita circa duecento volontari fissi, più il personale tecnico comunale per la sicurezza dei ponti e degli argini.
C'è anche chi viene assunto per l'occasione: centonovanta persone selezionate tra disoccupati, cassintegrati e studenti, incaricate della collocazione dei bicchieri e dell'accensione dei lumini sulla biancheria. Nella selezione viene valutata l'esperienza maturata nelle precedenti edizioni. E i produttori di lumini e cera, concentrati tra Pisa e provincia, ricevono ordini per circa ottantamila pezzi ogni anno.
Il lampanino
L'oggetto ha un nome che viene dalla lingua di casa. «Lampanino» è il diminutivo di «lampana», che in vernacolo pisano significa lampada.
All'origine era un bicchiere di vetro contenente olio, che alimentava uno stoppino inserito in un lamierino con del sughero agli angoli, per farlo galleggiare nell'olio. Dal 1999, per motivi di sicurezza, i bicchieri di vetro sono stati sostituiti con speciali bicchieri di plastica trasparente dalla forma conica, adatti agli anelli di metallo della biancheria, con un tappo che preserva la fiamma per ore. I lumi hanno una fabbricazione particolare che dà una fiamma molto luminosa e resistente al vento.
Dal 1337 alla cappella dell'Incoronata
Ranieri degli Scaccieri, primo santo laico, morì il 17 giugno 1161 nella piccola chiesa di San Vito, sul Lungarno Simonelli, e sarebbe divenuto patrono della città e della Diocesi solo nel 1632. La leggenda narra che alla sua morte le campane di Pisa suonarono da sole, tutte assieme, senza che nessuno le toccasse. Il suo corpo fu trasportato da San Vito fino alla Cattedrale, e il percorso venne illuminato da centinaia di candele, specialmente il tratto di via Santa Maria.
Il primo documento che parla della luminara è una nota di spesa. Risale al 1337, anno in cui si ha notizia di uno speziale, un certo Guido di Bonagiunta, a cui il consiglio degli Anziani di Pisa riconosce una somma spesa per acquistare candele e lumini per la vigilia del beato Ranieri.
Illuminare la città non era comunque una prerogativa del patrono: era una consuetudine per gli eventi solenni o festosi, come il passaggio di cortei di personaggi famosi. Ci fu il carnevale del 1539 in onore di Vittoria della Rovere, e soprattutto l'illuminazione del 14 giugno 1662 per Margherita Luisa d'Orléans, che passava da Pisa diretta a Firenze per sposare Cosimo III. La descrisse il diplomatico Alessandro Segni: «la copiosa quantità, e l'ordinata disposizione delle faci, e de' lumi, onde le finestre tutte delle case, e de' Palagi, erano adornate così gran luce spandeano, che non che vincere l'oscurità della notte potea di serenità contender col giorno».
La data che fonda la festa moderna è però un'altra. Il 25 marzo 1688, per volere di Cosimo III de' Medici, nella cappella del Duomo intitolata all'Incoronata venne solennemente collocata l'urna contenente il corpo di Ranieri, commissionata allo scultore Giovanni Battista Foggini. La traslazione fu l'occasione per una memorabile festa cittadina, e da quel giorno si decise che la luminara avesse luogo ogni tre anni, e non più soltanto per avvenimenti eccezionali. Si chiamava «Illuminazione»; il nome Luminara arrivò nell'Ottocento.
Di quella cadenza triennale abbiamo la testimonianza di un letterato. Vittorio Alfieri, nella sua Vita scritta da esso, racconta di aver assistito nel 1785 prima al «divertimento del Giuoco del Ponte, spettacolo bellissimo, che riunisce un non so che di antico e d'eroico», e poi a «un'altra festa bellissima d'un altro genere, la Luminara di tutta la detta città, come si costuma ogni tre anni per la festa di San Ranieri».
Prospettive cinesi e palazzi immaginari
L'illuminazione, col tempo, smise di seguire le case. Nel Settecento la Luminara andò configurandosi come libera architettura luminosa applicata agli edifici, dei quali sempre meno rispettava le reali strutture, inventando forme bizzarre che trasformavano la città, e specialmente il Lungarno, in uno scenario teatrale di effetto fantasmagorico. Nell'Ottocento si andò oltre: vennero creati palazzi immaginari, con colonne, loggiati e archi costruiti apposta per essere illuminati, e solo per una notte.
Di quelle macchine resta una descrizione precisa, ed è del 1875. La lasciò un nobile locale, Cosimo Agostini, che parla di «una macchina rappresentante una prospettiva cinese, con nicchie e aguglie, la quale conteneva non meno di quattordicimila lumi», installata sul ponte a mare, oggi non più esistente; mentre nei pressi della Fortezza si trovava «una macchina rappresentante un grandioso e nobile ingresso con tre grandi porte, pilastri e frontone d'ordine composito di lunghezza di braccia centoventi, e alto trentadue, nel di cui superiore punto di mezzo si vedeva l'Arme Pisana e nel qual disegno ardevano quindicimila lumi».
La storia della festa non è stata lineare. Fu abolita nel 1867, ripristinata nel 1937 insieme al Gioco del Ponte, interrotta durante la Seconda Guerra Mondiale e ripresa nel 1952. L'ultima interruzione fu quella del 1966, l'anno della devastante alluvione dell'Arno: a Pisa crollò il Ponte Solferino e vennero danneggiate ampie porzioni dei lungarni. Si ricominciò nel 1969, e da allora ogni 16 giugno.
Il voto del 1777 e la burrasca
C'è una promessa che i pisani si portano dietro dal Settecento. Dopo la terribile alluvione dell'Arno del 2 gennaio 1777, per ringraziare il patrono, a cui era stata rivolta una preghiera di protezione, per avere risparmiato alla città morte e distruzione, i pisani insieme ai governanti promisero di celebrare in perpetuo ogni anno una messa votiva.
La cerimonia si svolgeva nella chiesa di San Vito, dove Ranieri morì, poi tutto si interruppe. La Festa del Sacro Voto è stata ripristinata nel 2012 per iniziativa della Compagnia di San Ranieri, e si celebra ogni anno nella chiesa della Spina, con la partecipazione della cittadinanza e l'omaggio al santo dell'Amministrazione Comunale. La Compagnia è un'associazione cattolica di fedeli laici riconosciuta il 2 febbraio 2011 con decreto dell'arcivescovo Giovanni Paolo Benotto, raccoglie l'eredità dell'antica confraternita del XIII secolo legata al patrono, e si propone tre obiettivi: culto, formazione e carità.
Da tempo immemorabile i pisani si tramandano la tradizione della burrasca di San Ranieri, secondo la quale ogni anno, nonostante il clima estivo, il santo metterebbe alla prova i propri concittadini scatenando la pioggia sulle loro teste.
Il giorno dopo, e la coppia di papere
Le celebrazioni continuano il 17 giugno con la messa solenne in Duomo e, nelle acque dell'Arno, con il Palio di San Ranieri.
Si sfidano quattro imbarcazioni che si ispirano alle fregate del mediceo Ordine dei cavalieri di Santo Stefano, dei rispettivi quartieri storici — Santa Maria, San Francesco, San Martino e Sant'Antonio, le cui galee sono dette rispettivamente la celeste, la gialla, la rossa e la verde. A bordo ci sono otto rematori e un timoniere per equipaggio, ma la gara non finisce sull'acqua: i prodieri si devono arrampicare su una cima per raggiungere il palio in vetta al pennone montato su una chiatta in mezzo al fiume, e l'ultimo a salire strappa il «paliotto» dal drappo.
All'ultimo arrivato spetta una coppia di papere.
Nella stessa giornata, mentre sull'Arno si rema, le squadre di smontaggio recuperano dai Lungarni le biancherie e i lumini consumati.
Come arrivare alla festa
La festa a Pisa si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Pisa Centrale, a 3,1 chilometri dal centro, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Pisa Ovest - Livorno ha davanti un percorso di 2,6 chilometri che in 4 minuti porta a destinazione.
Da vedere qui intorno
Nei dintorni, altre tradizioni che si tengono in questi mesi.
- San Ranieri a Pisa — giugno
- Gioco del Ponte a Pisa — giugno
- Capodanno a Pisa — gennaio