San Giovanni Battista a Firenze 2027 - Il santo garante del fiorino e il detto San Giovanni non vuole inganni
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: comune.firenze.it, letta il 21/09/2026.
La festa patronale di San Giovanni Battista si celebra a Firenze dal 21 al 24 giugno. La mattina del 24 un corteo in costumi del quindicesimo secolo porta i ceri da Palazzo Vecchio al Battistero per la tradizionale Offerta dei Ceri, seguita dalla Messa solenne nella cattedrale di Santa Maria del Fiore; sull'Arno si corre il Palio Remiero e in piazza Santa Croce si disputa la finale del calcio storico, mentre la sera i «fochi» partono dal piazzale Michelangelo. L'effigie del santo compare sul fiorino, dietro il giglio, e da lì viene il detto «San Giovanni non vuole inganni».
Il santo che garantiva l'oro
L'effigie del Santo appare subito sul Fiorino, dietro il Giglio, rendendo il Protettore della città garante della lega metallica di cui è composta la moneta, che deve contenere 3,54 grammi d'oro.
Da quella funzione di garanzia nasce il modo di dire che i fiorentini ripetono ancora: «San Giovanni non vuole inganni». Il perché è da ricercare sulle antiche monete usate dalle corporazioni: su queste era raffigurato da un lato il giglio, dall'altro il patrono cittadino.
Il Battista fu scelto per la chiarezza dei suoi insegnamenti e la personalità coraggiosa e battagliera — un degno sostituto agli occhi dei fiorentini, la cui comunità era fondata sul commercio e sul denaro.
Il dio che si vendicò
Basta andare indietro di due millenni per scoprire che il protettore della Firenze romana era il dio Marte, e si riteneva che al posto del Battistero intitolato al Santo sorgesse precedentemente un tempio dedicato a Marte, divinità romana della guerra.
Solo dal VI secolo i longobardi introdussero il culto del santo, e le prime vere celebrazioni del patrono risalgono a ben sette secoli dopo: si hanno notizie di festeggiamenti in suo onore solo dal XIII secolo, per il giorno del 24 giugno, ricorrenza della nascita del santo. Nella Repubblica fiorentina la festa iniziava già il 21 giugno, perché legata anche ai riti pagani per il solstizio d'estate.
Nel Canto XIII dell'Inferno Dante scrive che, quando la città mutò il primo protettore nel patrono cristiano San Giovanni Battista, il dio pagano decise di vendicarsi su Firenze con la sua arte, scatenando le sanguinose guerre che coinvolsero la città nel periodo medioevale.
Una tela stesa a dodici metri sopra la piazza
Nell'occasione, tra la Cattedrale di Firenze e il Battistero, veniva stesa a dodici metri d'altezza una grande tela detta «cielo», in modo tale da creare una sorta di percorso coperto straordinariamente sfarzoso.
Il telo era sorretto da corde tese, e copriva piazza del Duomo, fra la chiesa di Santa Reparata e il Battistero. Sotto quel cielo artificiale partiva la processione, che attraversava le vie di Firenze, a loro volta addobbate da ricchi drappi appesi alle finestre.
L'usanza venne interrotta alla fine del Quattrocento a causa di un incendio e di un'impetuosa tempesta.
Un cero per ogni uomo sopra i quindici anni
Nei tempi antichi, tutti gli uomini che avevano superato i quindici anni dovevano portare un cero in Battistero, e per l'occasione si addobbavano sfarzosamente case, palazzi, fondachi.
I ceri erano donati non solo dalla Signoria, ma anche dalle Magistrature della Repubblica, dalle varie Arti, dalle Compagnie laiche e religiose e dalle «terre» sottomesse dai fiorentini: alla stipula del trattato di resa, i fiorentini imponevano al Comune o al castello conquistato di offrire un cero, un palio o altri tributi, che potevano essere argenti o altri oggetti o anche animali.
Con l'aumentare della potenza di Firenze, i ceri divennero enormi e sempre più riccamente adornati, tanto che le enormi candele venivano trasportate a mano o da carri, se, come spesso accadeva, erano ornate da imponenti figure in cartapesta o legno dipinto.
Una parte di essi veniva fatta ardere all'interno del Battistero per tutto l'anno, mentre quelli rimanenti venivano venduti e con il denaro ricavato si provvedeva alla manutenzione e all'abbellimento della chiesa.
Nasce da questi festeggiamenti la tradizione del Carro di San Giovanni, detto anche il «Brindellone», che in seguito, e tuttora, è riservato alle cerimonie pasquali.
La tradizionale offerta dei ceri, seppure semplificata, è giunta fino ai nostri giorni, e la mattina del 24 giugno parte da Palazzo Vecchio un corteo formato dai famigli del Comune, dai vigili urbani, dai valletti e dalla Deputazione della Società di San Giovanni Battista, dal sindaco e da altre autorità, che vanno al Battistero a seguito del gonfalone di Firenze e di quello della San Giovanni. Alla cerimonia segue la celebrazione solenne in Duomo, con l'ostensione della reliquia del Santo.
Duecentotrent'anni di una sola associazione
La Società di San Giovanni Battista venne costituita con «rescritto» del 29 gennaio 1796 dal Granduca Ferdinando III di Toscana, che voleva collegare la sua figura alla più antica tradizione fiorentina.
La Società è erede dell'Opera di San Giovanni, associazione con cui — dal 1157 — l'Arte dei Calimala aveva curato le manifestazioni in onore del Patrono di Firenze.
Sono duecentotrent'anni durante i quali la Società è rimasta attiva ininterrottamente in ogni periodo, dal Granducato a Napoleone, dal Regno dei Savoia alla Repubblica, occupandosi dell'organizzazione dei festeggiamenti del patrono, delle opere di carità e dell'accrescimento culturale della città.
Nel 1839 Leopoldo II, per collegare ancora più stabilmente la Società con le istituzioni granducali, conferì al sodalizio il titolo onorifico di Imperiale e Reale. Nella seduta del 10 giugno 1848 la Società stabilì, a pluralità di voti, che per quanto riguardava le doti da assegnare «dovevano essere preferite, per quanto possibile, le famiglie aderenti ai militi volontari toscani». Prima ancora, dopo la parentesi napoleonica, la Restaurazione, nel settembre del 1814, vide il completo ripristino delle feste in onore del Santo; e nel 1849 la festa di San Giovanni si svolse senza Leopoldo II, ancora lontano da Firenze. Più tardi, il Concordato portò un nuovo spirito di collaborazione, introducendo curiose iniziative come quella di annunciare il 24 giugno con dieci colpi di mortaio sparati dal Forte Belvedere.
Il premio a chi nasce quel giorno
Fra le iniziative della Società ce n'è una che riguarda i nuovi nati. Un apposito premio sarà attribuito all'infante che per primo o per prima nascerà nel territorio del Comune di Firenze il 24 giugno di ogni anno e al quale o alla quale sarà stato imposto il nome di «Giovanni» o «Giovanna».
I fochi, che una volta erano falò
Lo spettacolo che chiude la giornata si chiama, in fiorentino, i «fochi», e all'inizio erano dei veri e propri falò.
In principio lingue di fuoco si levavano da fascine di saggina e bacili di sego sistemati sotto la Loggia dei Lanzi, mentre il contado veniva illuminato da torce e falò. Con l'arrivo della polvere da sparo iniziò lo spettacolo pirotecnico: artisti come il Tribolo e il Buontalenti facevano a gara pur di creare suggestive scenografie di girandole infuocate davanti a Palazzo Vecchio.
Dal 1796 è la Società di San Giovanni Battista a curare, ogni anno, questo spettacolo di luci: già nel 1797 venne allestito uno spettacolo pirotecnico eccezionale, e quei fuochi «incontrarono il genio del pubblico per la varietà ed esecuzione espressiva», essendo stati eseguiti dai fochisti Luigi Geraudini di Livorno e Luigi Badii.
Oggi il punto di lancio è cambiato ancora: i fuochi vengono fatti partire dal Piazzale Michelangelo e illuminano a giorno l'Arno e il cuore storico della città, mentre gli spettatori si riversano sulle rive dell'Arno o affollano le terrazze.
Le corse: quella che resta e quella che è sparita
Il Palio Remiero di San Giovanni rievoca una gara antichissima: i «navicelli» erano lunghe e sottili barche, e la regata era disputata dai barcaioli e renaioli fiorentini fin dal 1250 nel tratto d'Arno che va da Ponte Vecchio alla pescaia di Santa Rosa. Un tempo si svolgeva in occasione di Sant'Jacopo, poi è stata accorpata con gli eventi del 24 giugno, coinvolgendo i quattro quartieri storici di Firenze.
Oggi non sono più gli antichi «navicelli» a correre, ma le agili jole a quattro della Società Canottieri Firenze, e a sfidarsi sono i Verdi, gli Azzurri, i Rossi e i Bianchi, in uno spettacolo coreograficamente unico nell'incomparabile scenario naturale che va dal Ponte Santa Trinita, Ponte Vecchio, agli Uffizi.
Una gara, invece, non c'è più: il palio dei Cocchi, una corsa di carrozze trainate da cavalli che si svolgeva in piazza Santa Maria Novella alla vigilia del patrono, istituita da Cosimo I e andata avanti fino al 1858. Nella piazza oggi sono rimasti i due obelischi che delimitavano il circuito di gara.
Da offerta della città a omaggio al sovrano
In età repubblicana le confraternite rappresentarono su carri la storia della redenzione umana dalla creazione al giudizio universale, enfatizzando così un'immagine di Firenze profondamente devota e unita sotto la protezione del Patrono. Negli ultimi anni di egemonia del Magnifico vennero introdotti anche trionfi all'antica in esplicita lode del “signore”, e infine con l'avvento del principato Cosimo I cambiò radicalmente il significato civico della festa, trasformandola da offerta della città a San Giovanni in “omaggio” dei sudditi al sovrano.
Il Battistero e la Piazza del Duomo diventarono centro nevralgico per la vita religiosa e politica della città, e il Battistero era sede deputata per solenni giuramenti, nonché per la celebrazione in onore del patrono cittadino con il dono delle stoffe pregiate, i palii, da parte dei magistrati del Comune.
Che cosa succede oggi, in quattro giorni
La festa moderna dura quattro giorni, dal 21 al 24 giugno, ed è curata e organizzata dalla Società di San Giovanni Battista, con il sostegno e la collaborazione del Comune.
Si comincia con la notturna di San Giovanni e l'incoronazione del Marzocco, accompagnata dal Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e dall'esibizione dei Bandierai degli Uffizi. Il 24 il corteo sfila lungo le vie del centro fino a Piazza della Signoria per la consegna della Croce di San Giovanni, prosegue verso Piazza Duomo per la tradizionale Offerta dei Ceri, con l'ostensione del Reliquiario e delle Croci di San Giovanni presso la Loggia del Bigallo; poi c'è la Messa Solenne nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, la cerimonia di conferimento dei Fiorini d'Oro nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il Palio Remiero sull'Arno e, in piazza Santa Croce, la finale del Torneo del Calcio Storico. Il calcio storico fiorentino è un gioco nato nel XVI secolo a Firenze, che si può definire come una combinazione di calcio, rugby e lotta, ed è una delle manifestazioni più amate dal pubblico. Il corteo sfila in costumi del quindicesimo secolo e rievoca quelli ufficiali delle celebrazioni tenute durante la repubblica fiorentina, con il Gonfalone di Firenze e i vessilli, scortati dai Valletti e dagli Uomini d'Arme.
Una cronaca antica racconta l'attesa dei fiorentini: «quando ne viene il tempo della primavera, che tutto il mondo rallegra, ogni fiorentino comincia a pensare di fare bella festa di San Giovanni; e di vestimenti e d'adornamenti e di gioie ciascuno si mette in ordine a buon'otta… e tutta la città si vede in faccenda per l'apparecchiamento della festa».
Come arrivare alla festa
Arrivare a Firenze per la festa di San Giovanni Battista non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Firenze Campo di Marte si trova a 2,4 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, il casello di Firenze Sud dista 6,6 chilometri, cioè 8 minuti di strada.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- Calcio Storico Fiorentino a Firenze — giugno
- Mercato di Natale in Santa Croce a Firenze — novembre
- San Romolo a Fiesole — luglio