La Pitu e la Rocca a Rotonda 2027 - Il faggio maritato all'abete da 13 coppie di buoi
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: agr.regione.basilicata.it, letta il 20/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La Pitu e la Rocca è la festa patronale di Rotonda, in provincia di Potenza, in Basilicata, e si celebra dall'8 al 13 giugno in onore di Sant'Antonio da Padova. A Rotonda, alle pendici del Pollino, ogni anno due alberi si sposano. Non è una metafora: un tronco, lo sposo, e una cima, la sposa, vengono innestati l'uno sull'altro, giurandosi "amore eterno", e restano issati in piazza per un anno intero, finché non arriva la coppia successiva. I rotondesi lo chiamano col nome dei suoi due protagonisti: la Pitu e la Rocca.
Chi sia lo sposo e chi la sposa si dice sempre allo stesso modo: la Pitu è un albero di faggio di notevole dimensione, squadrato, alto oltre 20 metri, ed è l'elemento simbolo del rito; la Rocca è una cima di abete di circa 10 metri. Il nome si spiega col dialetto: un tempo la pitu era un abete grosso, "tanto che il dialetto locale ne conserva ancora il nome".
Il bovaro, il burrone e l'abete offerto
Intorno al XIII secolo Sant'Antonio sarebbe passato da Rotonda e avrebbe dormito nei boschi del Pollino, sotto un abete, in località Marolo. Anni dopo, nello stesso punto, un bovaro inciampò e precipitò in un burrone: invocò disperatamente il nome del Santo, che gli apparve "in tutto il suo splendore", salvandolo. Rientrato in paese raccontò l'accaduto e decise di abbattere un abete e offrirlo al Santo. Da allora il rito si rinnova ogni anno.
La devozione, però, è arrivata dopo il rito. Il matrimonio arboreo venne introdotto durante il dominio normanno — negli stessi anni in cui Federico II di Svevia costruiva la sua ultima dimora in terra di Lucania, il castello di Lagopesole, nel 1241 — e la sagra fu dedicata a Sant'Antonio non prima di 800 anni fa, quando i riti pagani, "che spesso presentavano elementi orgiastici", vennero purgati dalla Chiesa che, per renderli più accettabili, li sposò a questo o a quel Santo. Il rito arboreo è comunque più antico: probabilmente di origine celtica, e collegato al rapporto di giusto equilibrio fra uomo e natura.
Il significato del rito è agricolo prima che devozionale: il matrimonio simboleggia la rivincita dell'uomo su una natura molte volte ostile e il conseguente auspicio di abbondanti raccolti. E la forma conta: la Pitu, unione del tronco di faggio secolare con la punta di abete, "dando l'immagine della forma di un membro maschile può considerarsi propiziatorio per i raccolti in tutto il territorio circostante".
Culocchi, pannule, gualaneddra: le parole del traino
Portare a valle due alberi con i buoi richiede attrezzi che hanno tutti un nome, e sono nomi che si usano solo qui. Le porfiche sono gli alberi di varie essenze che compongono il corteo arboreo; i culocchi sono gli elementi in legno che collegano i buoi impiegati per il traino della pitu; le pannule i tronchi con cui si dirige e si solleva la pitu lungo il tragitto; la gualaneddra è il tronco che collega la pitu ai buoi, le torte il pezzo che congiunge la gualaneddra al giogo, e il giogo è l'elemento in legno che unisce la coppia di buoi. Sui tronchi si applica la vuccula, un anello di ferro che permette il traino. Perfino i dolci della sagra hanno il loro nome: le tortaneddre.
Anche la squadra è divisa per compiti. I rotondesi si organizzano in gruppi — quello delle porfiche, quello della pitu, quello della rocca — e ognuno ha un preciso compito e un rituale da rispettare; il rito si tramanda attraverso le pratiche e le conoscenze che i "Caporali" e i gruppi delle porfiche rinnovano ogni anno. Gli strumenti sono tutti riferibili alla cultura contadina millenaria: alle tecniche di taglio del patrimonio silvocolturale e all'impiego dei buoi come primitivi strumenti per la lavorazione dei campi e il trasporto del legname.
Il referendum che scelse i buoi contro i trattori
C'è un episodio che spiega perché il traino sia ancora quello di una volta. Nei primi anni Ottanta a Rotonda venne indetto un referendum: i cittadini furono chiamati a decidere se impiegare i mezzi meccanici o continuare con i buoi, e il risultato schiacciante decise di ritornare al passato. Da allora tutto è rimasto immutato.
Così il calendario resta quello lungo. Il primo sabato di maggio si taglia la vecchia Pitu, quella innalzata l'anno precedente a fianco della casa comunale, con la cima della Rocca ancora innestata; poi, all'inizio di giugno, comincia il percorso nelle alte montagne del Pollino per cercare e tagliare la nuova pianta. Gli alberi scelti vengono sfrondati e trasportati a valle dai buoi, spronati da canti, inni e urla, in un viaggio che dura sei giorni ed è "un miscuglio di fatica e dolore, tecniche di trasporto molto antiche, musiche balli e canti". Si contano 13 coppie di buoi in cortei che si snodano per chilometri fra i boschi.
Il 12 giugno, vigilia della festa, la pianta arriva in paese e viene innalzata a spalla dai rotondesi, che la trasportano al luogo prefissato; la mattina del 13 giugno l'albero è innalzato e il matrimonio delle due parti arboree è compiuto. Poi si festeggia, con la musica che a Rotonda si fa con zampogna e organetto, scandita da percussioni spesso improvvisate — il tumm tumm, la chiave battente, il tamburello — fra pastorali e tarantelle, ma anche litanie e musica sacra tradizionale in onore del patrono.
Cavatelli, panetti e due DOP
Il cibo non è un contorno: è quello che rinvigorisce gli animi e i corpi dei tanti uomini e donne che si addentrano nel Parco Nazionale del Pollino — di cui Rotonda è sede — in cerca del giusto albero. Si mangia pasta rigorosamente fatta in casa, a partire dai cavatelli preparati con sola acqua e farina, e gli insaccati della zona, accompagnati dal vino ricavato dalle uve dei vigneti locali, in alcuni casi plurisecolari.
Poi ci sono i due prodotti che a Rotonda valgono quanto la festa: la Melanzana Rossa di Rotonda DOP e il fagiolo Poverello di Rotonda DOP, che sono identità del paese al pari del rito. E c'è un pane che appartiene solo alla giornata: i panetti di Sant'Antonio, cibo semplice distribuito al termine della celebrazione eucaristica.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la Pitu e la Rocca a Rotonda richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Marcellina-Verbicaro-Orsomarso, a 45 chilometri da Rotonda, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Campotenese ha davanti un percorso di 14 chilometri, diciotto minuti di guida.
Altre feste in zona
Nei paesi della provincia di Potenza, altre tradizioni.
- La Ndenna a Castelsaraceno — giugno
- San Vito a Castelgrande — giugno
- Maria SS. di Costantinopoli a Barile — giugno