San Bartolomeo a Morrovalle e la corsa dei carritti di legno 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: ilrestodelcarlino.it, letta il 20/09/2026.
La festa di San Bartolomeo è la festa patronale di Morrovalle, in provincia di Macerata, nelle Marche, e si celebra il 24 agosto. Il Comune e la Pro Loco di Morrovalle costruiscono attorno a quel giorno un calendario diviso tra programma religioso e civile, fra la piazza Vittorio Emanuele del centro storico e la chiesa di San Bartolomeo, e la festa termina con i fuochi d'artificio fatti brillare nei campi adiacenti alla strada per Montecosaro. Nel giorno del patrono si tenevano anticamente la corsa dei cavalli barberi, la cui prima gara è del 24 agosto 1744, e la corsa «de li carritti», bolidi costruiti tutti in legno.
Il patrono del 24 agosto
Il santo patrono, San Bartolomeo, si festeggia il 24 agosto. Attorno a quel giorno il paese costruisce un calendario che tiene insieme due anime.
Il Comune, insieme con la Pro Loco di Morrovalle, ha organizzato quattro serate di musica, comicità, folclore e divertimento in onore del santo patrono, concentrate in un ricco calendario diviso tra programma religioso e civile. Tutti gli eventi sono a ingresso libero, e si tengono tra la piazza del centro storico, Vittorio Emanuele, e la chiesa di San Bartolomeo.
Una serata è pensata per i più piccoli: nell'ambito dei festeggiamenti del Patrono, un'iniziativa dedicata a tutti i bambini e alle loro famiglie propone una divertentissima rilettura di una delle più amate e conosciute opere di tutti i tempi, quella di «Alice», così come la scrisse Lewis Carroll nel 1865.
Un motto lo ricorda ancora: «San Bartommè lu nostru, San Julià lu vostru» — campanilismi di tanto tempo fa.
Dalla volontà di Sisto V alla collegiata
La chiesa che dà il nome alla festa nasce da un atto di riordino. La collegiata di San Bartolomeo è stata voluta da Sisto V nel 1586, con la fusione e soppressione delle parrocchie di San Venanzo, Sant'Angelo e San Pietro.
L'edificio che si vede oggi è il frutto di un secondo intervento, più tardo. La chiesa era anticamente di piccole dimensioni, quindi fu ampliata, ricostruita e trasformata in collegiata nel 1750: è a pianta longitudinale, costituita da una sola navata con cappelle laterali, un piccolo transetto e un'abside semicircolare.
All'interno si conservano opere che sono testimonianza della storia religiosa del paese, e alcune vi sono arrivate per una vicenda precisa. Dopo la soppressione dei beni ecclesiastici da parte del governo italiano e l'annessione del Convento e della Chiesa di San Francesco, vennero accolte nella collegiata le reliquie del Miracolo Eucaristico del 1560 e la bolla pontificia in pergamena di Papa Pio IV riguardante il miracolo eucaristico. Nella chiesa sono oggi riposti anche i resti del Beato Masseo da San Severino, prima sepolto in San Francesco, e altre reliquie: di San Bartolomeo Apostolo, di Sant'Orsola, del Santo martire Valentino.
Carritti di legno e fette di cocomero
Nella memoria di chi c'era, la festa aveva due immagini fisse. La prima è quella dei carri: c'era la «sagra de li cocomeri», una lunga sfilata di carri allegorici, addobbati di tutto punto con fiori e ghirlande, birocci trainati da mucche o carri gommati rimorchiati da trattori. Si faceva a gara tra chi costruiva il carro allegorico più bello, e fette di cocomero venivano distribuite a volontà.
La seconda immagine corre in discesa. Non mancava neppure la corsa «de li carritti», veri bolidi costruiti tutti in legno, comprese le ruote e gli assali. Il mezzo partiva a spinta, il guidatore saltava nella parte anteriore, l'altro in quella posteriore; la partenza veniva fissata all'inizio del viale, e il percorso comprendeva tutta la discesa fino al curvone, all'altezza del bivio per il Borgo Pintura.
Il pericolo era il legno che si scaldava. I due piloti avevano in mano due contenitori col beccuccio, pieni d'olio, dovevano buttarlo ininterrottamente tra le ruote e gli assali perché il legno sfregandosi non bruciasse; il compito del secondo era quello di guidare il primo nelle curve, perché il mezzo non si ribaltasse. E c'era chi curava anche l'estetica: qualcuno dipingeva l'immancabile cavallino rampante sulle fiancate del mezzo.
Cinque scudi d'oro nel 1744
Prima dei carritti, a correre erano i cavalli, e senza nessuno in sella. Anticamente, nel giorno della festa di San Bartolomeo, si teneva la corsa dei cavalli barberi, cioè selvaggi e senza fantino.
Della prima gara resta il ricordo di quanto si vinceva. «Nella prima gara, il 24 agosto del 1744, parteciparono cinque cavalli e al vincitore, in premio, furono dati cinque scudi d'oro.»
Una cosa, invece, non è mai cambiata. Ieri, come oggi, la festa di San Bartolomeo termina con i fuochi d'artificio, fatti brillare nei campi adiacenti alla strada per Montecosaro, al termine del Pincio.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Morrovalle per la festa chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Morrovalle-Monte San Giusto, a 4,6 chilometri da Morrovalle, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Morrovalle ha davanti un percorso di 6,0 chilometri, sette minuti di guida.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
- San Martino a Caldarola — novembre
- San Venanzio a Camerino — maggio
- La Disfida del Bracciale a Treia — agosto