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San Benedetto Martire a San Benedetto del Tronto e la riconsegna della chiave della Città 2026

9 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
13 ottobre 2026

Fonte: ilgraffio.online, letta il 19/09/2026.

La festa di San Benedetto Martire si celebra il 13 ottobre a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, con sei giorni di appuntamenti civili e religiosi. Il patrono è il soldato romano della guarnigione di Cupra Marittima decapitato sul ponte del torrente Menocchia nel 304: la tradizione racconta che il corpo fu sospinto a riva da un gruppo di delfini e sepolto sul colle dove oggi sorge la chiesa abbaziale del Paese Alto. La processione parte dalla Basilica Cattedrale «Santa Maria della Marina» e arriva alla chiesa abbaziale, dove il Sindaco riconsegna al santo la chiave della Città.

Un soldato della guarnigione di Cupra

La città porta il nome di un uomo di cui si sa pochissimo. San Benedetto fu un soldato protomartire cristiano, e secondo la tradizione prestava servizio nella guarnigione romana di stanza a Cupra, l'attuale Cupra Marittima, quando il Piceno fu investito da una delle ultime terribili ondate di persecuzione, quella seguita al quarto editto dell'imperatore Diocleziano nel 304.

Benedetto, del quale si ignorano le origini, non abiurò la fede cristiana: condotto al cospetto del comandante romano, che cercò di convincerlo ad abbandonarla, rifiutò ogni offerta. Venne decapitato il 13 ottobre 304 sul ponte del torrente Menocchia, e il corpo gettato nello stesso corso d'acqua per poi finire in mare. Il governatore della città, un dux di nome Grifo, lo aveva prima fatto rinchiudere in un oscuro carcere e, appartenendo il giovane a una famiglia di nobile sangue, aveva tentato con molta astuzia di dissuaderlo. Un toponimo dell'antica Civita di Cupra indica ancora «la prigione di San Benedetto».

Sull'identità restano indizi di pietra. Alla destra di chi entra nella chiesa del Paese Alto è murata una lapide, ritenuta da sempre parte di quella posta sul sepolcro: se ne deduce il nome, Benedetto, e che morì a ventotto anni, il 13 ottobre, quando regnavano gli Augusti Diocleziano e Massimiano. La stessa lapide dice che nella medesima tomba fu poi sepolta anche la sorella gemella, Fructa, morta all'età di cinquantotto anni; e gli studi sul nome Frutta lo collocano in area friulana, diffuso in quel periodo: da qui l'ipotesi di un'origine friulana di Benedetto.

I delfini e il carro del contadino

Quello che accadde dopo il martirio è racconto tramandato. Dopo aver percorso appena quattro miglia, il corpo finì su una spiaggia dove venne raccolto da un contadino che volle dargli degna sepoltura sul primo promontorio antistante. La leggenda aggiunge i particolari che la città si ripete da secoli: in mare la testa si ricongiunse al corpo, e le membra furono sospinte verso riva da un gruppo di delfini, quasi in processione. La mattina seguente un contadino scorse un insolito splendore, corse a vedere e trovò il corpo del martire; chiamò la gente del posto, caricò i resti su un carretto trainato dai buoi, e quelli trainarono il carro fin sopra il colle poco distante dalla costa.

Sei affreschi che ornavano l'antichissima Pieve illustravano quelle scene una per una, e furono poi riprodotti in formelle intorno all'altare del Santo nel 1697, prima di essere cancellati; li vide e li annotò minuziosamente in un «cartolario» il pievano Giuseppe Maria Polidori, in carica dal 1705 al 1741. Nella prima pittura si vedeva tutta l'azione del martirio, dalla condanna al patibolo preparato sul ponte del Menocchia, con il carnefice che recideva il capo appoggiato su un ceppo; nella seconda il corpo e il capo venivano gettati con disprezzo nelle acque sottostanti; nella terza le acque si facevano improvvisamente agitate e trasportavano vorticosamente le reliquie nell'Adriatico; nella quarta molti delfini spingevano il corpo e il capo verso la riva; nella quinta un contadino, appoggiato a un carro a cui erano legati i buoi, guardava incredulo quella singolare processione; nella sesta il carro avanzava faticosamente verso il promontorio oggi occupato dal Paese Alto.

Attorno a quella tomba nacque la città. La tomba del martire divenne presto luogo di culto e attorno a essa si formò il nucleo originario dell'attuale San Benedetto del Tronto: di lì a poco, in seguito all'editto di Costantino del 313, alcuni fedeli costruirono una cappella intorno al sepolcro, e per potervi accedere senza suscitare sospetti si pensò di scavare una strada sotterranea che dalla sponda dell'Albula portasse direttamente alla tomba. Sul luogo dell'iniziale sepoltura sorse la prima Pieve, e sul suo sito nel XVIII secolo è stata eretta l'attuale Chiesa abbaziale di San Benedetto Martire, al centro del Paese Alto. Nel X secolo si parla già di un territorio dal nome inequivocabile di Sancti Benedicti in Albula, e il toponimo derivava sia dal nome del patrono sia dal torrente Albula che tuttora attraversa il territorio.

La festa proibita e il pranzo del curato

La festa del patrono ha avuto una storia accidentata. Si celebrava il 13 ottobre, anniversario del martirio, e dal 1679 anche il 12 giugno, anniversario della traslazione delle reliquie dall'inaccessibile sepolcro all'apposita cappella della chiesa pievania: quella tomba, sempre venerata, fu aperta il 12 giugno del 1679 e le reliquie furono poste in un'urna collocata in un nuovo altare. «Reperta fuit patina cum sanguine», scrive lo storico Catalani, riportando l'uso di porre un vasetto sporco di sangue a testimoniare il martirio; quel vasetto, con l'effigie di un serpentello che simbolicamente indica il Risorto, si può ancora vedere nella nuova urna.

Poi arrivò il divieto. Già dal 1630 la Sacra Congregazione dei Riti aveva pubblicato un decreto nel Breviario Romano che permetteva di onorare solo i santi autorizzati dalla stessa Congregazione o inseriti nel Martirologio Romano, e San Benedetto Martire non rientrava in nessuno dei due casi: nel 1706 il vescovo di Ripatransone, monsignor Giosafatte Battistelli, proibì la festa liturgica, e dopo il 1707 le celebrazioni religiose dovettero interrompersi. La decisione ebbe un duplice effetto: spinse fedeli e studiosi a cercare prove storiche dell'esistenza del patrono, e accrebbe la devozione popolare. Il parroco del tempo, Polidori, si batté con gran forza fin quando nel 1714 riuscì a dimostrare la verità religiosa; e il Catalani, rispondendo alle obiezioni del procuratore della fede, il cardinale Prospero Lambertini, futuro papa Benedetto XIV, preparò una difesa che convinse i giudici della Congregazione dei Riti a ristabilire l'antica liturgia. Nel suo Ecclesia Firmana del 1783 scriveva: «Benedictus Martyr, qui oppido nomen dedit, in quo sacrae ipsius exuviae debito honore coluntur».

Alla festa si accompagnava la fiera. Con la seduta consiliare del 28 dicembre 1706 si deliberò di annetterla ai festeggiamenti del patrono, e cominciò nei giorni 12, 13 e 14 ottobre del 1707, svolgendosi sulla strada corsale o Lauretana, l'attuale statale 16, dal Fosso di Santa Lucia fino ai confini con la limitrofa terra di Grottammare. Dopo il periodo napoleonico, con la Restaurazione, ai festeggiamenti del 12 giugno si unì la fiera del 3 giugno, detta «Fiera della Traslazione di San Benedetto» o anche «Fiera delle Ciliegie», che rimase però sempre in penombra rispetto a quella di ottobre.

Ogni festeggiamento nasceva dalla collaborazione fra chiesa e comune, e ognuno aveva il suo compito. Il curato, per antica consuetudine, doveva offrire un pranzo a tutti i componenti del Consiglio Comunale e a tutto il clero sambenedettese, mentre il Comune pensava ai festeggiamenti civili, che si solennizzavano con lo sparo dei cannoni posizionati sui bastioni. Per il 13 ottobre, giorno in cui si portava in processione la reliquia del braccio del santo, la comunità sceglieva fra i consiglieri gli uomini incaricati di organizzare preparativi, cerimonie e divertimenti. I festeggiamenti iniziavano sei giorni prima con il suono a distesa di tutte le campane; quelli pubblici cominciavano con i giocatori di bandiera e proseguivano con i fuochi d'artificio, la corsa con i sacchi, la tombola, la cuccagna, la musica e soprattutto lo steccato del bove: sull'ampia «Piazza del Belvedere», l'attuale Piazza Sacconi, si introduceva un bove e i più coraggiosi dovevano cercare di atterrarlo con la sola forza delle braccia, mentre il popolo assisteva da dietro uno steccato di legno.

Sei giorni di ottobre

Oggi la città celebra il patrono con sei giorni di festeggiamenti civili e religiosi che si aprono l'8 ottobre. Il programma alterna momenti di fede e di piazza: la Camminata del Santo Patrono organizzata dall'U.S. Acli Marche, la presentazione del libro «La storia dimenticata» di Giuseppe Romani — un dialogo sulla causa del patrono, sulla lapide latina e sulla radiodatazione al carbonio 14, intervallato da brani musicali — e il Triduo di San Benedetto Martire con don Dino Pirri, sacerdote diocesano, che presiede anche l'incontro «San Benedetto: un giovane che educa» insieme all'Ufficio per la Pastorale Giovanile.

Il momento più solenne è la processione. Il corteo parte dalla Basilica Cattedrale «Santa Maria della Marina» e attraversa via Pizzi, via Gramsci, viale Secondo Moretti, via XX Settembre, via Fileni, via Voltattorni e piazza Sacconi, per giungere alla chiesa abbaziale di San Benedetto Martire. Lì il vescovo presiede la Santa Messa, e si compie il gesto che lega la città al suo santo: il rito di riconsegna della chiave della Città al Santo Patrono da parte del Sindaco. Segue la benedizione della città in piazza Sacconi.

C'è poi un rito che non torna ogni anno. Ogni cinque anni si ripete la processione in mare a bordo di una barca, che riporta la statua da Cupra Marittima, luogo del martirio, al porto di San Benedetto, da dove il santo raggiunge in processione la chiesa del Paese Alto.

La data del 13 ottobre, del resto, è tornata a essere quella giusta solo di recente: nel 2007 il Consiglio comunale e il vescovo Gestori l'hanno ripristinata come festa di San Benedetto Martire, e dal 2008 si celebra di nuovo nel giorno esatto a cui si fa risalire il martirio.

Ossa di milleseicento anni fa

Le spoglie sono conservate nella chiesa abbaziale, e sono state sottoposte a una radiodatazione al carbonio 14 a opera dell'équipe dell'Università di Lecce, il Lecce Tandetron Laboratory, in occasione dei festeggiamenti per il diciassettesimo centenario dalla morte. L'esame ha confermato, entro un intervallo di più o meno cinquant'anni dettato dai limiti di precisione dell'indagine, che le ossa che ancora si conservano sono da attribuirsi a un uomo morto verso il 300 d.C.; l'analisi è del 2003.

A sostenere la memoria ci sono infine due calendari antichissimi conservati nella cattedrale di Fermo, che attestano un culto speciale riservato al santo il 13 ottobre, giorno tradizionale del martirio. Venerato con il titolo di martire, forse per via della modalità della sua morte, San Benedetto è invocato per i dolori e le malattie della testa, non solo dagli abitanti locali ma anche da quelli del territorio circostante.

Come arrivare alla festa

Arrivare a San Benedetto del Tronto per la festa di San Benedetto Martire non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di San Benedetto del Tronto si trova a 1,6 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Riserva Naturale Sentina dista 5,8 chilometri, cioè 6 minuti di strada.

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