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San Felice a Cimitile 2027 - La diana che sveglia il paese e la tomba detta Ara Veritatis

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 14 al 25 gennaio 2026
Dove Basiliche Paleocristiane e Chiesa di San Felice in Pincis, Cimitile

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 02/09/2026.

La festa di San Felice in Pincis si celebra il 14 gennaio a Cimitile, in provincia di Napoli, e prosegue con l'ottava della domenica successiva. Comincia prima dell'alba, con alcuni spari. È la «diana», in dialetto 'a riana 'e San Felice, e serve a ripetere un gesto antico — «rievoca l'arrivo dei pellegrini da ogni parte della Campania attraverso lo scoppio di petardi». «Il paese sarà svegliato da rintocchi di campane a festa e dalle note della banda musicale che fa il giro dei rioni».

La campana che suona una volta l'anno

Al risveglio segue la prima messa, e per annunciarla si usa uno strumento riservato: è «annunciata dalla campana più antica, usata solo per questa occasione».

«Fin dalle prime ore del mattino le campane annunciano il giorno di festa», e i cimitilesi sono «svegli già dalle prime luci», accompagnati «dalle note festose della banda musicale che percorre le vie del paese».

Un martire che non versò sangue

L'uomo che si festeggia non fu ucciso, eppure la Chiesa lo chiama martire. Felice «nacque a Nola nella seconda metà del III secolo, figlio di un ricco siro trasferitosi in Italia per lavoro», e divenne sacerdote e «stretto collaboratore di Massimo, all'epoca vescovo di Nola».

Durante le persecuzioni «fu imprigionato e torturato». La tradizione racconta che «fu un angelo a liberarlo» e che «prestò le cure al malato vescovo Massimo, che intanto si era rifugiato in un luogo segreto»; e che, riprese le persecuzioni, «sfuggì alla cattura rifugiandosi all'interno di una cisterna».

Tornato a Nola nel 313, fece la scelta che lo definisce: «rifiutò l'episcopato e trascorse il resto dei suoi giorni in povertà, accettando serenamente enormi sofferenze, tanto da meritare l'appellativo di “martire” pur senza aver versato il proprio sangue». Le poche notizie che abbiamo di lui vengono da Paolino di Nola, «nei suoi carmi natalizi, scritti dal 395 al 409», che mise per iscritto «la tradizione orale appresa nel territorio nolano».

La sua tomba, poi, ebbe una fama particolare: «fu detta Ara Veritatis, perché gli si attribuiva particolare efficacia contro la falsa testimonianza».

Sette chiese attorno a una tomba

«Il fascino del complesso basilicale di Cimitile è determinato dalla presenza di ben sette edifici di culto sorti, a partire dal IV secolo, intorno alla tomba del sacerdote Felice, sepolto nella necropoli a nord di Nola verso la fine del III secolo.» Sopra la tomba fu costruita «una delle prime memorie cristiane, con l'innalzamento di un mausoleo quadrato».

Da lì viene l'appellativo con cui Cimitile si presenta: «Città delle Basiliche Paleocristiane». E la festa non è un'invenzione recente: «per tutto il Medioevo e l'età moderna la fama del santuario rimase viva, alimentata soprattutto dalle solenni cerimonie che si svolgevano in occasione della ricorrenza della morte di S. Felice, il 14 gennaio».

La salita, la bandiera, la fiaccolata

I giorni prima hanno ciascuno il proprio rito. Il 5 gennaio comincia il «novenario predicato», che si apre con l'intronizzazione e con un breve corteo dal nome dialettale: la «sagliut'e san Felice», la salita del Santo, che «rievoca il trasferimento della statua dalla basilica alla chiesa parrocchiale».

C'è poi un oggetto tornato in uso da poco: la «processione della bandiera di San Felice». Il vessillo «ritorna ad animare il culto feliciano grazie alla solerte opera di recupero da parte del Comitato Festa, autore del restauro della bandiera»; il corteo parte dalle basiliche, «nell'edificio dove giacciono le spoglie mortali del santo», e arriva alla chiesa di San Felice in Pincis, dove «è stato posto sull'altare maggiore il simulacro del Santo».

La sera del 13 gennaio cantano i bambini «di III, IV e V elementare» durante la messa; poi tocca agli adulti, che «intonano l'inno di San Felice nelle antiche basiliche paleocristiane». Da lì «ha inizio una fiaccolata che si conclude in parrocchia per la veglia».

Il 14 gennaio, e poi l'ottava

Il giorno grande è il 14, data che «il Martirologio romano fissa» come memoria liturgica. Il momento più solenne è «la processione dell'immagine di San Felice, portata a spalla dai fedeli attraverso tutte le strade e i vicoli del paese», e a ogni quartiere corrisponde un saluto rumoroso: «in ogni quartiere, e in particolare nelle zone Galluccio e Pizzone, il passaggio del patrono è salutato da imponenti spettacoli pirotecnici». È «una tradizione che ha reso Cimitile uno dei centri della pirotecnia campana».

La festa però non finisce lì. «Continua la prima domenica, dopo otto giorni dal 14, la cosiddetta “ottava”»: «un intero giorno che viene dedicato a San Felice portandolo in tutte le strade e vicoli dove hanno luogo spettacoli di fuochi pirotecnici che vengono sparati per salutare il Santo».

Una seconda festa a settembre, e una statua all'aperto

Il calendario di Cimitile prevede anche un secondo appuntamento per lo stesso patrono: «la seconda domenica di settembre è dedicata alla “festa patronale estiva” in onore di San Felice, con una settimana di festeggiamenti civili e religiosi, spettacoli musicali in piazza e l'accensione delle luminarie».

E resta, a festa finita, un segno permanente: una statua del santo «costruita con i proventi raccolti in occasione dei festeggiamenti del 2011», che ha però dovuto aspettare — «quasi quindici anni di attesa prima di trovare la giusta collocazione». Con quella somma il Comitato, «d'intesa con la parrocchia e il direttivo laico», decise «di realizzare un monumento al santo protettore».

«Più che una semplice festa patronale, la celebrazione di San Felice in Pincis è un rito collettivo che rinsalda i legami della comunità».

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa di San Felice a Cimitile richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Nola, a 3,3 chilometri da Cimitile, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il più comodo è l'automobile: uscendo al casello di Nola restano 2,3 chilometri, che in 4 minuti portano a destinazione.

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