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San Felice a Nola 2026 - La manna che stilla nella cripta e il busto argenteo per le vie

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
dal 14 al 15 novembre 2026
Dove Piazza Duomo, Nola

Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.

La festa di San Felice si celebra a Nola, in provincia di Napoli, in Campania, il 15 novembre, preceduta da una novena dal 6 al 13 novembre e dalla vigilia del 14. Il 14 il busto argenteo settecentesco del patrono è portato in processione per le vie della città, circondato da fedeli con i lumini accesi; il 15, giorno della solennità, nella cripta del duomo si celebra la Messa della Manna: da una cannula d'argento infissa in una lastra di marmo, oltre la quale la tradizione pone la sepoltura del santo, «il liquido rugiadoso, detto “manna”, scorrerà in un calice». San Felice è il primo vescovo di Nola e patrono della città e della diocesi.

Un liquido documentato dal 1514

La manna è «un liquido biancastro» che la tradizione vuole «emanato dal corpo del martire che si crede ivi giacente», ed è «documentato per la prima volta da Ambrogio Leone nel 1514», che «descrive la fuoriuscita della manna dalla lastra diritta sul muro e la sua raccolta in un calice posizionato sull'altare».

La lastra è «in marmo paonazzetto», e nella sua parte superiore «un piccolo foro accoglie una cannula d'argento, oggi protetta da un “tabernacolo/reliquiario d'argento”», in passato da «una custodia (fenestella) in muratura». Il 15 novembre, giorno della solennità, «sarà celebrata la Messa della Manna nella cripta del duomo».

I fedeli attendono il santo «nuovamente per l'8 dicembre, giorno dell'Immacolata, con la speranza che si realizzi come auspicio di presagi positivi per il futuro».

Gli emblemi del santo sono «bastone pastorale, calice della santa manna, braccio teso contro il Vesuvio».

Una domus romana sotto la cripta

«Un'indagine archeologica condotta nel 2013 nella cripta di San Felice vescovo e martire, posta al disotto della cattedrale, ha potuto appurare che l'area in epoca romana rientrava in uno dei quartieri residenziali della città ed era occupata da una grande domus.»

Sopra quei resti «venne edificato, nel corso del V secolo d.C. — ma precedentemente all'eruzione cosiddetta di Pollena del 472 — un edificio di culto che inglobò una esedra della domus romana», proprio dove «una tradizione ha posto ab antiquo la sepoltura del protovescovo nolano». Quel luogo «è oggetto di profonda venerazione da parte dei fedeli, che nella festività del santo vi si recano copiosi». Nei documenti «del 998 e del 1037 si cita proprio l'“episcopio nolano”», e «nel 1123 si ricorda “Guilielmus domini gratia episcopus sancte sedis nolane”». La cattedrale, «con la conclusione dei lavori dei primi anni del Cinquecento», fu «riconsacrata alla Beata Vergine e ai santi Felice protovescovo e Paolino»; l'edificio «venne ricostruito dal vescovo Fabrizio Gallo (1585-1614) e completato negli ornamenti dal successore il presule Giovanbattista Lancellotti (1615-1655), a cui si deve il coro ligneo realizzato dalla bottega degli scultori Bonavita e la cona plastica per l'altare maggiore con le effigi della Vergine e dei santi patroni Felice martire e Paolino».

Due santi con lo stesso nome

A Nola e dintorni di San Felice ce ne sono due: «a Nola, infatti, si parlò di un Felice protovescovo, distinto dal più famoso prete». Di quel presunto primo vescovo «si scrisse anche una passio, in cui si narra che Felice, già all'età di quindici anni, dimostrò miracolose virtù; compì viaggi raggiungendo la Persia».

Il primo è il presbitero detto in Pincis, che si festeggia il 14 gennaio ed è sepolto nelle basiliche paleocristiane di Cimitile. Il secondo — quello di questa festa — è il primo vescovo di Nola, «festeggiato al 15 novembre», la cui tomba la tradizione pone nella cripta della cattedrale.

Sulla sua identità storica: «il protagonista di questa passio, questo Felice, vescovo di Nola nel III secolo, non è mai esistito: si tratta quindi di uno sdoppiamento del Felice prete, divenuto, negli scritti leggendari, vescovo e martire». Il primo vescovo con quel nome «è invece certamente vissuto verso la fine del V secolo — da molti autori è chiamato Felice II o junior — ma morì il 9 febbraio 484», e di lui «le notizie certe riguardano l'inizio del pontificato, 473, e la sua morte».

Quanto alla data della memoria, «il martirologio lionese dell'806 lo commemora il 27 agosto; Floro ed Adone il 15 novembre e il Martirologio Romano riprende quest'ultima data». Il Martirologio Romano dice: «a Nola in Campania, san Felice, della cui cura pastorale e del cui culto questa città si onora».

La voragine, il ragno e i leoni

La prima delle storie che si raccontano di lui riguarda il governatore della città: «il giovane Felice liberò con la sua preghiera due uomini indemoniati», e per questo il governatore Archelao lo fece arrestare. Mentre cercava di costringerlo ad adorare le divinità pagane dentro un tempio, «una profonda voragine inghiottì l'edificio». Archelao «si gettò ai suoi piedi e gli chiese di essere battezzato», la popolazione si convertì e Felice «fu acclamato dal popolo vescovo di Nola».

La seconda è chiamata «leggenda del ragno». Inseguito, Felice «decide di nascondersi in una casa abbandonata», ed entra «passando per uno stretto pertugio»; dentro, «un ragno tesse una ragnatela per confondere i persecutori», i quali, vedendola intatta, «deducono che di lì non ci passi nessuno da giorni e quindi vanno via».

Il racconto del martirio è una sequenza di supplizi falliti: «si racconta che Felice sia stato dato in pasto ai leoni, i quali, con meraviglia dei presenti, indietreggiarono davanti a lui»; poi «fu gettato in una fornace di carboni ardenti, ma riuscì a liberarsi»; infine il prefetto «lo fece appendere a testa in giù» e decapitare. Il corpo lo salvò un prete, Elpidio, che «nascose il corpo in un pozzo su cui fu in seguito costruita una chiesa»: secondo la tradizione fu «seppellito di nascosto all'interno di un pozzo di una casa patrizia sul quale fu in seguito edificato un luogo di culto, che diventerà la cripta della cattedrale di Nola».

La statua che si girò verso la lava

Fra gli emblemi del santo c'è un braccio teso contro il Vesuvio. «Si narra che il 26 aprile 1872, durante un'eruzione del Vesuvio, la statua di marmo del santo, eretta nel 1796 e oggi inglobata nella villa comunale, si contorse irreversibilmente sulla sinistra in direzione della colata lavica, proteggendo la città minacciata da una nube di ceneri e lapilli.»

«Il 15 novembre dello stesso anno, dopo aver svolto un regolare processo canonico, il vescovo di Nola riconobbe ufficialmente la prodigiosa contorsione della statua, molto venerata dal popolo e dai fedeli del nolano».

In cattedrale «si venera anche una statua lignea di Giacomo Bonavita datata 1645, che in passato veniva portata in processione durante le calamità, come accadde anche in occasione dell'eruzione vesuviana del 1906».

E la cripta ha un privilegio antico: «nel 1577 Papa Gregorio XIII elevò ad altare privilegiato quello della cripta», sicché «i defunti per i quali si celebra la messa godono, pertanto, dell'indulgenza plenaria».

Nove giorni, i lumini e il busto d'argento

La festa vera e propria comincia molto prima del 15. «La solennità di San Felice si svolge in un periodo di nove giorni, dal 6 al 13 novembre, durante i quali vengono celebrate numerose funzioni religiose ed eventi tradizionali.»

Il 14 novembre «la processione vede la statua di San Felice portata in giro per le strade, circondata da fedeli che portano lumini accesi», ed è il vescovo a guidare «la processione cittadina del Busto argenteo del Santo patrono», che è «un busto settecentesco in argento».

Il giorno dopo è il culmine: la statua «viene portata in processione per le strade, accompagnata da una folla di devoti e da una profusione di fuochi d'artificio che illuminano il cielo notturno», e la giornata «culmina con una Messa Pontificale», con i canti del Coro diocesano. Il busto «portato a spalla» fa «il giro nei vicoletti del centro storico, in un clima di raccoglimento e grande spiritualità».

Il tutero e l'ombrello

Accanto alla parte religiosa c'è «il tradizionale “tutero”, ossia il torrone, accompagnato dall'immancabile ombrello», che dà il nome alla «tradizionale sagra del “tutero e l'ombrello”». In piazza Duomo, intanto, «continuerà la festa del torrone».

Attorno gira il resto del programma: il convegno «tra sacro e profano», il laboratorio di nocciole, una serata di solidarietà della Pro Loco, il «Premio Felix» dell'associazione «Gli innamorati della festa», i percorsi guidati al museo diocesano con i ciceroni dell'associazione Meridies e la festa della pasta a cura degli Amici del marciapiede.

Come arrivare alla festa

Raggiungere la festa di San Felice a Nola richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Per chi sceglie il treno, la stazione ferroviaria più vicina è quella di Palma-San Gennaro, a 7,7 chilometri: conviene organizzarsi per coprire l'ultimo tratto. In automobile si esce al casello di Baiano, e il tragitto è di 11 chilometri per 26 minuti di guida.

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