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San Fortunato a Lonate Pozzolo 2026 - Il martire della Legione Tebea e la processione di fine settembre

6 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La festa di San Fortunato si celebra a Lonate Pozzolo, in provincia di Varese, in Lombardia, l'ultima domenica di settembre, con una processione in onore del martire per le vie del paese. San Fortunato è patrono di Lonate insieme a Sant'Ambrogio: la tradizione lo dice soldato della Legione Tebea, sterminata sotto Diocleziano. Le sue ossa sono conservate nella chiesa parrocchiale, ricoperte di cera ed esposte in un'urna incassata dentro l'altare maggiore.

Il soldato della Legione Fulminante

Di San Fortunato non si hanno notizie certe. La tradizione lo dice soldato della Legione Tebea, vissuto alla fine del III secolo e all'inizio del IV dopo Cristo.

La Legione Tebea si chiamava così perché risiedeva nella Tebaide, l'alto Egitto, e i suoi soldati erano di origine egiziana. Era detta anche Legione Fulminante, per i grandi prodigi di valore compiuti in Oriente. Il comandante era san Maurizio, che vi accettava soltanto cristiani: per questo era composta, nella quasi totalità, di seguaci di Gesù Cristo. Contava oltre diecimila uomini.

La legione «prestava servizio di solito ai confini orientali dell'impero», ma Diocleziano la richiamò a Roma perché in Gallia si erano sollevati i Bagaudi, e la mandò in aiuto di Massimiano, suo socio nell'impero. La legione si accampò a Ottoduro, che oggi si chiama Martinac, nel Vallese, dove le era stato accordato qualche giorno di riposo dopo un cammino penoso.

Le due decimazioni e lo sterminio

Fu lì che la legione ricevette un ordine imperiale al quale non volle obbedire. I soldati, quasi tutti cristiani, si rifiutarono.

La risposta fu la decimazione: un soldato ucciso ogni dieci. Né la prima né la seconda decimazione fecero cambiare idea ai soldati. Allora venne ordinato lo sterminio completo della legione, al quale sopravvissero pochissimi uomini — Alessandro, Cassio, Severino, Secondo e Licinio, che ripararono in Italia — e forse tra questi c'era anche Fortunato.

La tradizione conserva anche le parole di quel rifiuto. Fortunato e i suoi compagni gettarono immediatamente le armi, si inginocchiarono, levarono le mani al cielo e così pregarono: «A Te, o Dio grande, offriamo la nostra vita e la nostra fede. A Te, o Gesù, che ci hai redenti col Tuo sangue offriamo tutto il nostro». Fortunato venne successivamente arrestato e martirizzato sotto Diocleziano; secondo la tradizione fu gettato nudo in un fiume ghiacciato assieme ad altri compagni. Il suo corpo venne sepolto a Roma, nel Cimitero di Santa Priscilla, fuori di Porta Salaria.

Da Turbigo a Lonate, in bolla e in urna

Con regolare bolla del 9 gennaio 1614 Paolo V concedeva alla Chiesa Parrocchiale di S. Maria Assunta di Turbigo i corpi di San Fortunato martire, di Santa Felicita martire e di altri tre corpi pure di martiri; due anni dopo, il 29 ottobre 1616, il Vicario Generale della Diocesi di Milano ne faceva solenne ricognizione e conferma. Prima ancora, quelle ossa erano piamente conservate nella Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, officiata dagli Agostiniani Scalzi dello stesso paese: lo storico Bosca li ricorda tutti nel suo «Martyrologium Mediolanense» e assicura che gli Agostiniani di Turbigo ne celebravano la festa con rito doppio nel giorno del rispettivo natale.

La concessione del corpo di San Fortunato arriva nel 1950, e la consegna avviene l'anno dopo: il 27 settembre 1951 il cardinale arcivescovo di Milano, il beato Alfredo Ildefonso Schuster, dopo aver voluto la ricognizione di tutte le ossa, consegnò il corpo al parroco nel Palazzo Arcivescovile. L'atto lo descrive con precisione: il corpo fu consegnato al reverendissimo sacerdote Antonio Tagliabue, parroco di Lonate Pozzolo, e riposto in una cassa di metallo dorato, munita di cristallo in forma ovale, legata insieme da un nastro di seta rossa e segnata col sigillo arcivescovile di S. Ambrogio.

Ad aspettarlo in paese c'era un'urna di bronzo massiccio argentato, opera dei fratelli Bertarelli di Milano, che contiene il martire nel corpo di cera riccamente abbigliato, e sotto l'altare maggiore erano già pronti i cancelli artistici di bronzo per racchiuderla. Oggi le ossa stanno lì, ricoperte di cera ed esposte in un'urna di vetro incassata dentro l'altare.

Le migliaia di lampadine del 1951

Il paese, per quei giorni, si trasformò in un giardino di addobbi, di verde e di luce: l'illuminazione irradiava in ogni contrada, da ogni arcata, dal campanile, dentro e fuori la chiesa. Alle cinque del pomeriggio una colonna motorizzata composta di 33 moto e di 10 automobili, sotto la direzione del Moto Club locale, partì per Milano con le autorità religiose e civili, fra il festoso suono delle campane e la gioia di un popolo che aveva già abbandonato il lavoro. Nel cortile dell'Episcopio il furgoncino addobbato racchiudeva già il corpo.

Al ritorno, il corteo religioso con tutte le Confraternite e il clero dei paesi vicini attendeva allo sbocco di via Manzoni, e accompagnò la colonna fino a S. Mauro: nella cappella il Vescovo si rivestì degli abiti pontificali e l'urna fu prelevata dal camioncino. A portarla furono i Combattenti, gli Uomini Cattolici e i membri del Circolo San Giuseppe e del Circolo S. Ambrogio.

La prima processione passò sotto la galleria delle migliaia di lampadine, per via Matteotti, piazza Mazzini, via Roma e piazza S. Ambrogio, fino alla parrocchiale, dove il Vescovo impartì la benedizione pontificale; a mezzanotte il parroco cantò la messa riservata al solo ceto femminile. La sera del 28 settembre la seconda processione percorse via Garibaldi, via Repossi, via Maciantelli, via Dante e via Cavour, e a mezzanotte la messa fu cantata per gli uomini. La domenica 30 settembre fu la giornata più grandiosa: al mattino undici messe lette, la chiesa sempre piena, due sacerdoti alla balaustra per le migliaia di fedeli, e la Schola Cantorum locale che unì le voci gravi degli adulti a quelle dei piccoli. Nel pomeriggio 58 ragazzetti e 52 bambine ricevettero la Cresima per mano del novello Vescovo di Hyderabad, e l'ultima processione portò le spoglie per via Cavour, via Dante, via Vittorio Veneto, via Novara, piazza S. Croce e via Roma, con il Sindaco e le autorità civili e militari al seguito.

L'urna, però, non fu collocata subito sotto l'altare maggiore. Rimase esposta ancora, e la domenica successiva, il 7 ottobre, la popolazione si ritrovò davanti al corpo del suo martire per consacrare a lui tutte le singole famiglie del paese.

La processione dell'ultima domenica

Da allora, l'ultima domenica di settembre a Lonate si svolge una processione in suo onore. San Fortunato non è però l'unico patrono: Lonate Pozzolo lo venera insieme a Sant'Ambrogio.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Lonate Pozzolo per la festa di San Fortunato non è complicato. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Ferno-Lonate Pozzolo si trova a 1,2 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Lonate Pozzolo dista 4 chilometri, cioè 6 minuti di strada.

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