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San Fortunato a Todi 2026 - Il Palio dell'Aquila fra i sei rioni e il femore del goto

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Quando
14 ottobre 2026
Dove Todi (PG), Umbria, Todi

Fonte: rievocazionistoriche.cultura.gov.it, letta il 19/09/2026.

La Disfida di San Fortunato è la festa del patrono di Todi, in provincia di Perugia, e anima la città per alcuni giorni a metà ottobre, intorno al 14, giorno in cui il santo è celebrato. In Piazza del Popolo gli arcieri che rappresentano i sei rioni — Colle, Nidola, Valle, Santa Maria, Santa Prassede e San Silvestro — si sfidano al tiro con l'arco storico per il Palio dell'Aquila, e un corteo storico di oltre trecento figuranti in costume arriva davanti alla chiesa di San Fortunato, disponendosi sulle sue grandi scalinate. Gare e rievocazioni sono organizzate dalla compagnia arcieristica Arcus Tuder.

Il vescovo di cui si sa quasi nulla

Tutto ciò che conosciamo intorno alla persona di San Fortunato è racchiuso nei Dialogi di san Gregorio Magno. E Gregorio, dopo aver detto che Fortunato fu «vir vitae venerabilis» e che «rifulse di immensa virtù nel prestare assistenza ai malati», si limita a esporre alcuni miracoli da lui operati: della vita, quasi nulla. Anche le sue fonti sono nominate: alcuni prodigi gli furono riferiti da Giuliano, che era stato «familiarissimus» del presule tudertino ed era morto a Roma dove aveva esercitato la carica di «ecclesiae defensor»; altri da un «senex pauper» originario di Todi, che il santo vescovo aveva conosciuto davvero: «novi, et bene novi».

Fortunato fu vescovo di Todi nel VI secolo, durante le guerre gotiche. A datarlo è un miracolo: il racconto che comincia con «Gothi iuxta Tudertinam civitatem venerunt» indica che Fortunato tenne il seggio della città umbra prima del 553, l'anno in cui i Goti, sconfitti definitivamente, abbandonarono l'Italia.

Il resto della biografia sta in poche righe. Si dedicò alla vita ecclesiastica dopo essere rimasto vedovo; fu pacificatore fra le fazioni di una città attraversata da forti tensioni sociali; fece da mediatore fra i Bizantini e i Goti cercando di salvaguardare Todi, e si fece carico di organizzare la difesa e la sussistenza delle popolazioni affamate e raminghe. Per questo è considerato patrono e padre della città, e fu subito detto «Defensor civitatis». È riconosciuto come patrono dei prigionieri, dei torturati e di chi cerca di ristabilire la pace nelle comunità.

Anche sul luogo di nascita c'è una leggenda da smontare. Probabilmente era di Todi, ma un'anonima cronaca latina duecentesca, la «Historia Tudertinae civitatis», lo dice originario di Poitiers, in Francia: sarebbe passato per Todi tornando da Roma, diventando coadiutore del vescovo san Callisto e poi suo successore. È una confusione con un santo omonimo, Venanzio Fortunato, vescovo di Poitiers dal 597.

Il femore del goto e i due ragazzi

Il miracolo che data la sua vita è anche il più raccontato. Durante un'invasione i Goti avevano rapito due ragazzi nelle campagne intorno a Todi. Il vescovo, quando lo seppe, si recò al loro accampamento per chiederne la liberazione, ma non gli diedero retta; si rivolse allora a uno dei capi dell'esercito offrendo anche una somma in denaro per il riscatto, e fu di nuovo inutile. Il goto, burlandosi del vescovo, salì a cavallo e partì con i compagni.

Giunto alla chiesa di San Pietro a Todi, il cavallo cadde malamente su di lui fratturandogli l'osso del femore. Ricoverato in una casa, il goto mandò a chiamare il diacono della cattedrale, gli consegnò i due ragazzi e lo pregò di chiedere al vescovo la sua pronta guarigione. Fortunato diede al messaggero dell'acqua benedetta, ordinandogli di gettarla sul corpo dell'infermo: e il femore si rinsaldò istantaneamente.

L'episodio ha perfino due date possibili. Secondo quanto racconta Procopio nel «De Bello Gothico» può risalire al 536, quando Vitige, per assicurarsi la via nel ritorno a Ravenna dopo aver abbandonato l'assedio di Roma, lasciò a Todi Uligisalo con 400 uomini; oppure al 552, quando Totila prese dalle città che attraversava — Todi compresa — trecento fanciulli delle famiglie patrizie. La scena è stata dipinta da vari pittori in città, fra cui Andrea Polidori in un affresco secentesco nel Palazzo Vescovile.

Il cieco, l'indemoniata, il falso pellegrino

Gli altri miracoli sono cinque, e Ferraù Fenzoni li ha affrescati nello studio privato del vescovo, nel Palazzo Vescovile. C'è la guarigione di un cieco; quella di un cavallo colpito dalla rabbia; la liberazione di un'indemoniata che i parenti avevano cercato invano di guarire ricorrendo alle arti magiche.

Poi c'è la storia del falso pellegrino, che ha il ritmo di una favola. Fortunato scacciò uno spirito maligno, il quale per vendicarsi si tramutò in pellegrino e cominciò a gridare per strade e piazze che il vescovo, poco caritatevole, l'aveva allontanato dalla casa che l'albergava. Un uomo che stava discorrendo intorno al camino con la moglie e il figlioletto lo sentì lamentarsi e lo invitò in casa. Il diavolo prese il figlio e lo gettò nel fuoco.

L'ultimo è la resurrezione di Marcello. Era amico del vescovo, e morì per un incidente; le sue due sorelle andarono da Fortunato a chiedergli di resuscitarlo. Il giorno seguente era Pasqua di Resurrezione: il vescovo andò alla casa del morto, si raccolse in preghiera, sedette sul corpo inanimato dell'amico e disse «Apri subito gli occhi!». E Marcello riprese a vivere.

Tre date per un solo santo

La questione del suo dies natalis è di non facile soluzione. Oggi si festeggia il 14 ottobre, ma per un errore: dovendo fissare una data che Gregorio Magno non aveva indicato, Usuardo scelse quel giorno nel suo Martirologio confondendo il vescovo di Todi con santa Fortunata, martire sotto Diocleziano in Palestina e venerata a Torre di Patria, in Campania. Secondo Enrico Menestò, nel volume «Il tempio del santo patrono» (Todi 1988), la data più fondata storicamente sarebbe il 30 giugno, perché molti testi precedenti la «Historia Tudertinae civitatis» citano le terze calende di luglio.

Anticamente, del resto, il santo veniva festeggiato due volte: a giugno, a ricordo della liberazione della città dai Goti, e in autunno, nel giorno della sua morte, il 14 ottobre, un decennio dopo la metà del VI secolo.

Le sue reliquie hanno viaggiato quasi quanto le date. Restarono nel muro della chiesa primitiva — quella del VI secolo, dedicata a san Cassiano, ristrutturata una prima volta nell'VIII secolo — fino al 15 agosto 1297, quando furono traslate in un altro luogo dello stesso tempio insieme a quelle di Cassiano e Callisto durante la demolizione. Nel 1301 furono collocate sotto l'altar maggiore della nuova chiesa gotica, eretta fra il XIII e il XIV secolo dai Francescani, e infine il vescovo Angelo Cesi le portò nella cripta che fece costruire nel 1596. Lì stanno oggi, in un grande sarcofago, insieme a quelle dei compatroni: san Cassiano, san Callisto, santa Degna e santa Romana. Fortunato era diventato unico titolare della chiesa verso il XII secolo, quando i tuderti lo scelsero come patrono al posto di san Terenziano. Fin dall'alto Medioevo quella chiesa è stata il centro principale delle cerimonie civili e religiose della città, quasi fosse la vera cattedrale: vi hanno sostato papi e antipapi e vi si sono succeduti i principali ordini monastici e mendicanti dell'Occidente.

Il Palio dell'Aquila e le scalinate del tempio

Oggi, a metà ottobre, la festa del patrono si chiama Disfida di San Fortunato, e per quattro giornate trasforma il centro storico in un palcoscenico medievale. In Piazza del Popolo si sfidano al tiro con l'arco storico gli arcieri che rappresentano i sei rioni di Todi — Colle, Nidola, Valle, Santa Maria, Santa Prassede e San Silvestro — e al vincitore spetta l'ambitissimo «Palio dell'Aquila». Ogni rione include una parte delle 37 frazioni di cui è composto il territorio comunale, e a organizzare gare e rievocazioni è la compagnia arcieristica Arcus Tuder. Diversa è la sfida per il titolo di «cavaliere di San Fortunato», in cui si affrontano circa 180 arcieri da tutta Italia su un percorso di dieci piazzole lungo tutto il centro storico.

Due cerimonie vengono direttamente dalle carte. Si rievocano il «Giuramento del Podestà di Todi» — nel racconto, il podestà Giovanni di Guidone del Papa — e la stesura dell'«Istromento della Sottomissione» da parte delle delegazioni di Amelia e Terni, in linea con quanto riportato negli Statuti medievali custoditi nell'Archivio Storico Comunale.

L'evento finale è il corteo storico. Oltre trecento figuranti — nobili e popolani, frati e mercanti — incedono per le vie principali e arrivano davanti alla chiesa di San Fortunato, disponendosi sulle grandi scalinate per la cerimonia conclusiva, con musici, tamburini e sbandieratori e la benedizione dei gonfaloni. Un secondo corteo muove da Largo De Sanctis e prosegue per Largo d'Acquasparta, via del Duomo, Piazza del Popolo, via Mazzini e via Ciuffelli, per tornare indietro fino a Piazza Jacopone, via Lorenzo Leoni e via San Fortunato; una giornata è dedicata al corteo storico dei cortei d'Italia, con rappresentanze da ogni regione.

Intorno c'è tutto il resto: combattimenti d'arme a contatto pieno, investitura dei Cavalieri Templari, giullari e magia, i Falconieri del Re, danze medievali e danze del XVII secolo, laboratori di musica medievale, rievocazioni di antichi mestieri, la coniatura della moneta ricordo della Disfida, la mostra mercato «Tipico Todi», le taverne aperte e il banchetto medievale in costume nella Sala delle Pietre del Palazzo del Popolo. La parte religiosa resta il perno: le messe solenni, la Santa Messa sulla scalinata della chiesa, la vendita del torcolo di San Fortunato a favore del Movimento per la Vita e, alla fine, l'accensione della lampada votiva davanti alla tomba dei santi patroni, alla presenza delle autorità religiose e civili.

Come arrivare alla festa

Partecipare alla festa di San Fortunato a Todi è davvero semplice. Per chi preferisce la comodità del treno, la stazione ferroviaria di Todi Ponte Rio si trova a 2,7 chilometri dal centro: si arriva nel cuore dell'evento con una breve passeggiata. Per chi si mette al volante, lo svincolo di Todi Sud - San Damiano dista 2,9 chilometri, cioè 4 minuti di strada.

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