Sant'Ercolano a Perugia e il bue gettato dalle mura 2027
La festa di questo santo non l'ha decisa la Chiesa ma il Comune, e la mise per iscritto: negli statuti del 1279 il Comune di Perugia aveva eletto il vescovo Ercolano patrono della città, facendo festa il 1º marzo con la luminaria e con l'adozione degli emblemi del Comune, il leone e il grifo.
La festa del 1º marzo, e quella del 7 novembre
Le date in cui lo si ricorda sono due, e non è un errore: viene ricordato il 7 novembre e il 1º marzo.
I titoli che porta sono più d'uno, e riguardano tre soggetti diversi: Sant'Ercolano, vescovo e martire, è patrono secondario della diocesi e patrono principale della città e dello Studium generale di Perugia, con memoria obbligatoria e, a Perugia, grado di Solennità.
Alla vigilia si accendevano le luci, e per certe persone non era facoltativo: anche per la vigilia di Sant'Ercolano c'era in antico la tradizione della «luminaria», cui dovevano partecipare ex officio studenti e docenti dello Studium Perusinum, del quale sant'Ercolano era ed è patrono, come dimostra chiaramente la sua effigie nello stemma dell'Università.
Nel Medioevo il suo nome stava dentro la vita quotidiana della città: in tutta l'epoca comunale rimase «il principale oggetto della religiosità popolare», e nel suo nome si aprivano matricole e registri.
Il bue pieno di frumento
Prima che la città cadesse, il vescovo provò a ingannare l'assediante con una messinscena: prima che la città fosse presa, Ercolano tentò di salvarla con uno stratagemma: gettò dalle mura un bue pieno di frumento, per far credere agli Ostrogoti che i perugini avessero cibo in abbondanza per sostenere ancora un lungo assedio.
L'inganno funzionò per poco, e a rovinarlo fu uno di dentro: Totila si ritirò, ma un chierico infedele gli rivelò l'inganno, per cui il condottiero tornò sui suoi passi conquistando la città e uccidendo il vescovo.
Porta Marzia, e il corpo ritrovato intatto
Durante l'assedio il vescovo aveva anche un incarico civile, che riguardava i poveri: si trovò a operare come «defensor civitatis», che era una carica pubblica per la difesa dei poveri contro le esosità del fisco, durante il lungo assedio dei Goti di Totila a Perugia.
Fu preso perché stava in prima fila nella difesa: in quell'assedio fu catturato anche il vescovo, che era uno dei maggiori artefici della resistenza.
La condanna fu doppia, e il luogo si può ancora indicare: fu condannato a morte per scuoiamento e decapitazione all'altezza di porta Marzia il 7 novembre 547, come dicono i più antichi martirologi — mentre altrove la sua morte è nel 540, in seguito all'assedio di Totila, o nel 549. Il Martirologio Romano lo ricorda così: «A Perugia, sant'Ercolano, vescovo e martire, decapitato per ordine di Totila, re dei Goti».
Chi lo seppellì non lo mise da solo: i cristiani ne seppellirono il corpo dapprima nei pressi delle mura urbiche insieme a un bambino anch'esso ucciso; poi, ad assedio terminato, lo trasferirono nella chiesa paleocristiana di San Pietro, nell'area cemeteriale del colle Caprario.
Di quel corpo si racconta una cosa che riguarda le ferite: sempre secondo Gregorio Magno, quaranta giorni dopo la decapitazione il corpo del Vescovo fu rinvenuto intatto, senza alcuna traccia della tortura e della decapitazione.
La testimonianza più antica su di lui viene da un papa che scriveva pochi decenni dopo: di lui fa testimonianza san Gregorio Magno nel terzo libro dei Dialoghi (n. 13), dicendolo proveniente dalla vita monastica. Le antiche biografie lo mettono in rapporto con altri tre santi umbri del tempo: il vescovo san Florido, il prete Amanzio di Città di Castello e il vescovo Fortunato di Todi.
Tre traslazioni e un sarcofago romano
Il corpo ha cambiato chiesa tre volte, e ogni volta per mano di un vescovo: nel 936 il vescovo Rogerio trasferì il corpo del martire nella chiesa di Santo Stefano del Castellare; quindi, nel 1254, il vescovo Frigerio lo traslò nella chiesa cattedrale di San Lorenzo in cima all'arce, la quale fu intitolata anche a Sant'Ercolano e ne custodì il corpo in apposita cappella.
Quei due spostamenti sono stati dipinti, e si possono guardare: le due traslazioni furono rappresentate dal pittore Benedetto Bonfigli (secolo XV) nella cappella del Palazzo dei Priori.
Sul punto in cui fu ucciso la città costruì una chiesa di forma insolita: la chiesa ottagonale venne edificata sul luogo del martirio a cavallo fra la fine del XIII secolo e il primo trentennio del XIV, e fu dedicata al patrono nel 1317.
L'ultimo trasferimento è del Seicento e finì dentro un pezzo d'epoca romana: nel 1609 il vescovo Napoleone Comitoli fece ritrasferire con solennissima processione parte delle reliquie che stavano in cattedrale, racchiudendole in un sarcofago romano strigilato del secolo III, trovato presso la chiesa di Sant'Orfeto.
Monete comunali col volto del patrono
Per secoli il suo nome è passato di mano insieme al denaro: l'effigie del Santo è rappresentata in molte monete emesse da Perugia nell'epoca comunale, la prima raffigurazione risale all'emissione del Bolognino nel 1374, e da quel momento il nome del Santo, in latino, si trova in quasi tutte le monete comunali sino al 1517.
Poi comparve anche su monete battute per conto dei papi: successivamente compare nelle monete pontificie di Papa Leone X battute nella zecca di Perugia, nel Baiocco di Papa Paolo III e nel Quattrino emesso come moneta di necessità dai perugini durante i due mesi della cosiddetta «Rivolta del Sale», fra il 2 aprile e il 2 giugno del 1540.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Perugia per la festa non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Perugia Sant'Anna è a 2,9 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Perugia - Prepo: da lì bastano 6 minuti di guida (3,7 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Da vedere qui intorno
Da queste parti si festeggia anche cosi'.
- San Costanzo a Perugia — gennaio
- San Lorenzo a Perugia — agosto
- San Valentino a Perugia — febbraio