San Giorgio a Campobasso 2027 - Le campane che suonarono da sole e la benedizione dalla loggia
La festa di San Giorgio si tiene il 23 aprile a Campobasso, capoluogo del Molise: messa solenne nella chiesa di San Giorgio, la più antica della città, e processione per le vie principali con sosta alla loggia di Palazzo San Giorgio, da cui viene impartita la Benedizione della Città. La ragione per cui il patrono è lui è scritta su una lapide conservata in Cattedrale, e non parla di un martirio lontano ma di una battaglia combattuta qui: «Nella guerra civile del 1200 San Giorgio martire con forte esercito appare, le quattro campane della sua chiesa non tocche suonano da per se stesse a tremendo stormo, un cupo fragore di armi si ode, il nemico fugge, i campobassani son salvi».
Una chiesa sopra un tempio di Ercole
Al patrono è dedicata la chiesa di San Giorgio, la più antica di Campobasso, e la sua storia comincia prima del santo. Alcuni documenti ne attestano l'esistenza fin dal 1099, e la tradizione la vuole costruita su un tempio dedicato a Ercole, tutelare di Erculanea, l'insediamento sannitico che aveva la sua acropoli sulla collina di Campobasso. In atti del XII secolo il capitolo di San Giorgio vende terreni e amministra donazioni: la chiesa era il centro della vita religiosa del borgo.
È da lì, dall'antica chiesa romanica sotto la Collina Monforte, che prende avvio ogni anno la tradizionale processione del 23 aprile.
Il miracolo del 1200, e la bolla del 1661
Della battaglia si tramandano due racconti. Il primo è quello della lapide, con le campane che suonano da sole. Nel secondo, intorno al 1200, era in corso un conflitto tra Campobasso e alcuni paesi limitrofi che cercavano di distruggere la città, e i cittadini, ormai stremati, «decisero di riunirsi in preghiera e invocare l'aiuto di San Giorgio, che riuscì a porre fine alle ostilità riportando la pace».
Il riconoscimento ufficiale arrivò secoli dopo, e ha una data precisa: il miracolo fu riconosciuto con bolla autentica da monsignor Celestino Bruno, vescovo di Bojano, il 16 aprile 1661. Da quel giorno «il Giovane combattente della fede diventa patrono della città», come reca incisa un'iscrizione su una delle campane della chiesa — le stesse campane della leggenda. La bolla è conservata nell'archivio della Cattedrale.
Sull'origine del culto in città ci sono due ipotesi. Secondo il Tarantino, storico campobassano, il culto sarebbe stato propagato nella zona verso il V e VI secolo dopo Cristo dai Greci, giunti in Molise con i monaci Basiliani, e poi continuato con i Normanni. Un'altra ipotesi lo fa risalire agli slavi insediatisi a Campobasso, «essendo risaputo il Santo essere l'universale protettore di tutta la gente slava». San Giorgio fu protettore antichissimo della città insieme a San Michele Arcangelo — per la vicinanza del Gargano, dove si trova la grotta dell'Apparizione — e divenne col tempo unico titolare, proclamato dopo un'apparizione del Santo guerriero durante un terribile assedio.
La benedizione dalla loggia di Palazzo San Giorgio
Il cuore della giornata è la Messa solenne nella chiesa di San Giorgio, presieduta dall'arcivescovo di Campobasso-Bojano e concelebrata dai sacerdoti della città, con la partecipazione di diaconi, religiosi, parrocchie, confraternite, autorità civili e militari. La cerimonia è promossa e organizzata dalla parrocchia dei santi Giorgio e Leonardo.
Poi comincia la processione del santo patrono, che sfila insieme a quella delle Guardie Giurate per le vie principali della città, e ha tre soste. Nel corteo storico-processionale sfilano le Confraternite storiche dei Crociati e dei Trinitari, in composizione religiosa del Cinquecento, insieme alle altre confraternite cittadine e ai rappresentanti delle Associazioni di quartiere di Campobasso. La prima, e la più attesa, è alla loggia di Palazzo San Giorgio, da cui viene impartita la Benedizione della Città, con il saluto del sindaco dal palazzo municipale. La seconda è nella Cattedrale; la terza davanti alla chiesa di San Leonardo, per la benedizione del centro storico. Al rientro della statua nella chiesa di San Giorgio si tiene un concerto di musica classica a cura del Conservatorio Statale di Musica «L. Perosi». Per l'occasione Palazzo San Giorgio viene imbandierato con drappi e vessilli d'onore delle Confraternite dei Crociati e dei Trinitari.
L'altorilievo rubato nel 1975, e la statua nel sottoscala
L'altorilievo in marmo raffigurante San Giorgio a cavallo che calpesta il drago fu trafugato da ignoti nel 1975, poi ritrovato dai Carabinieri nel Lazio e restituito alla città, e per lungo tempo è stato ospite dell'antica chiesa romanica sotto la Collina Monforte.
La statua del santo protettore, che lo raffigura in groppa a un cavallo, si troverebbe probabilmente ancora oggi nel sottoscala della sede del palazzo comunale di Corso Vittorio Emanuele, «dopo un continuo peregrinare per elemosinare una collocazione dignitosa».
Chi era Giorgio, e il drago di Silena
Il santo che Campobasso venera è un martire greco, nato in Cappadocia, intorno al 280 d.C., da una nobile famiglia cristiana, e morto a Nicomedia nel 303. Dopo la morte del padre si trasferì in Palestina e si arruolò nell'esercito dell'imperatore Diocleziano; quando nel 303 l'imperatore emanò l'editto di persecuzione contro i cristiani, Giorgio confermò fermamente la propria fede, andando incontro a numerose torture; l'imperatore, dopo aver cercato invano di convertirlo, lo condannò a morte. Era venerato in Palestina sin dal IV secolo, dove venne costruita una chiesa in suo onore.
La leggenda che lo ha reso riconoscibile ovunque arriva dopo: nel fondo di un lago della città di Silena, in Libia, viveva un drago terrificante e insaziabile, per allontanare il quale «venivano sacrificate ogni giorno tante giovani vittime». Quando la sorte scelse la figlia del re locale, il giovane cavaliere Giorgio liberò la fanciulla, uccidendo il drago con un colpo di lancia — ed è per questo che lo si trova raffigurato in sella al suo cavallo. Nel Medioevo quella lotta «diviene simbolo dell'eterna lotta del bene contro il male», in cui il mostro rappresenta l'incarnazione del paganesimo.
Quattro giorni, fra convegni e cibo di strada
Attorno al rito la città costruisce quattro giorni di eventi che intrecciano devozione e festa cittadina. Ci sono i convegni storici a Palazzo San Giorgio e il «Premio San Giorgio – Città di Campobasso», assegnato in un Consiglio comunale straordinario; e c'è il trasporto pubblico gratuito nel giorno del patrono.
Il resto occupa le piazze — Piazza Municipio, Piazza Vittorio Emanuele II, Corso Vittorio Emanuele II — con le «Finestre Armoniche», che trasformano il centro in un grande palcoscenico con concerti e dj set, la caccia al tesoro urbana, le gite scolastiche guidate al Castello Monforte, cibo di strada, mercatini e show cooking dedicati alla cucina molisana. E c'è una mostra didattica dal titolo «Riscopriamo il nostro territorio: Campobasso, il culto di San Giorgio, le tradizioni», con disegni, fotografie e temi legati al culto del Santo dalla fine del Cinquecento alla fine dell'Ottocento.
Come arrivare alla festa
Partecipare alla festa di San Giorgio a Campobasso è davvero semplice. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Campobasso è a 400 metri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Selva Piana: da lì bastano 3 minuti di guida (1,8 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
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