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San Leonardo a Colli a Volturno 2026 - Le tre candele che assegnavano la tassa della fiera

5 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho

La festa di San Leonardo si celebra a Colli a Volturno, in provincia di Isernia, il 6 novembre, e attorno alle celebrazioni religiose si tiene la fiera, che il paese organizza dalla metà del XVIII secolo per privilegio di Carlo III di Borbone. Nel paese si aggiungono danze e rievocazioni storiche in costume d'epoca.

Tre candele per un appalto

Ogni settembre, a Colli a Volturno, si teneva una gara d'appalto. In palio c'era il diritto di riscuotere la tassa sulle baracche della fiera di San Leonardo, e il modo in cui si aggiudicava era questo: il presidente della commissione di gara accendeva di seguito tre candele e, allo spegnimento del terzo cero, avrebbe vinto chi avesse proposto la cifra più alta di quella stabilita inizialmente.

La base d'asta la fissava il sindaco, a sua discrezione, prima dell'inizio della gara oppure l'8 novembre — cioè due giorni dopo la festa, per l'anno successivo.

E non poteva presentarsi chiunque: chi voleva aggiudicarsi la riscossione «dee essere una persona idonea, proba e conosciuta dal sindaco, e dee depositare una somma eguale al decimo dell'aggiudicazione, od offrire un garante».

Il quadruplo a chi nascondeva un animale

Il regolamento che quella gara metteva in palio è conservato nella delibera del consiglio comunale del 16 agosto 1882.

La tassa riguardava l'occupazione degli spazi e delle aree pubbliche, e «deve essere unicamente ragguagliata alla estensione del suolo occupato, ed alla importanza della posizione». Le tariffe erano due, «una per i negozi ed un'altra per gli animali»: da una parte commercianti e artigiani, dall'altra i mercanti di bestiame.

Perfino i confini erano scritti per esteso, casa per casa: si pagava per il suolo comunale «che resta vicino il paese al largo Campo, Strada della Fontana sino alla casa di Domenico Incollingo, lungo la strada rotabile e sue adiacenze sino alla Casa di Carlo Raddi al Colle del Ponte». Chi attraversava soltanto quello spazio con i propri animali, senza fermarsi a commerciare, era esentato. E chi pagava riceveva una ricevuta: il riscossore poteva esigere la tassa «una sola volta, e dee rilasciare agli occupatori una bolletta speciale di andata e ritorno, o di permanenza».

Il riscossore che pretendeva più del dovuto rischiava, oltre all'azione penale, una multa di venti lire per la prima trasgressione e di cinquanta per ogni altra, e doveva comunque restituire l'indebito. Il commerciante che non dimostrava di aver pagato ne pagava il doppio; e il quadruplo toccava a «colui che occultasse la vendita di animali, o li estraesse, o si occupasse di estrarre senza essersi pagata la tassa».

Chi negava il pagamento doveva depositare la somma e offrire un garante, e se rifiutava anche quello «sarà soggetto a venire sequestrato nei modi di Legge, d'un animale, od uno oggetto che valga il ventiplo del pagamento dovuto».

Un privilegio del re di Napoli

La fiera esiste a partire dalla metà del XVIII secolo, e ha un atto di nascita. Secondo lo storico Ottavio Fraia-Frangipane fu Carlo III di Borbone, re di Napoli, con diploma del 1757, a riconoscere all'Università collese il privilegio di organizzare una fiera nel giorno del santo patrono — previa autorizzazione dell'abate di Montecassino per «poter negoziare nei giorni festivi».

La supplica dei sindici si è conservata, e chiede due cose insieme: «la facoltà, e privileggio di poter celebrare, ed erigere in detta Terra il Mercato in tutte le Domeniche dell'anno, ed una Fiera con sei giorni consecutivi nella Festività di S. Leonardo a' sei di Novembre di ogni anno».

La durata è cambiata nel tempo: sei giorni consecutivi nel privilegio, poi «nei giorni quattro, cinque, sei e sette del mese di novembre» secondo una delibera ottocentesca, e «dal giorno due al sette di novembre di ogni anno» a partire dal 1859.

Dal 1817 il luogo pio affittava alcune «baracche» ai commercianti; e nel 1828 il comune acquistò dall'istituto di carità un terreno nei pressi delle cosiddette «Botteghe di San Leonardo» per avere più posto. La motivazione della delibera è esplicita: «essendosi considerevolmente aumentata la fiera di San Leonardo… ed essendo angusto il locale denominato il Campo per contenere la gran calca di animali e di uomini che da ogni parte in grandi stima numero concorrono alla fiera».

La cappella fuori dal paese

Dietro la fiera c'è un'istituzione. A Colli a Volturno, in provincia di Isernia, esiste da secoli un luogo pio laicale con annessa cappella, fondato dall'Università collese e intitolato a San Leonardo di Noblac, patrono del paese.

La cappella è attestata dal 1678, e allora non stava dentro il paese: si trovava all'esterno del centro abitato, antistante la «Taverna della Cammera Baronale, la Fontana e Strada Pubblica».

Il 5 giugno 1697 vi arrivò in visita Innigo Caracciolo, già vescovo di Aversa e ultimo abate commendatario di San Vincenzo a Volturno. Ispezionò anche la cappella di San Leonardo, pur essendo questa di giuspatronato laico, com'era consuetudine da tempo immemore; ordinò che sulla parete frontale dell'edificio fosse affissa un'immagine del santo patrono, e dettò alcune disposizioni per l'amministrazione.

Quell'amministrazione era un equilibrio fra potere civile ed ecclesiastico: la cappella era amministrata da un procuratore laico eletto annualmente dai sindici, affiancato da un ecclesiastico — l'economo — nominato anch'esso dagli amministratori locali, per vigilare sulla corretta gestione.

Patrono dei carcerati

Del patrono, San Leonardo di Noblac, si sa che la fama gli viene da una scelta di vita: abbandonò la sua vita agiata e visse in strada con e per il prossimo, dedicandosi agli ammalati e ai carcerati.

Fra i suoi miracoli, il primo è la nascita del figlio di re Clodoveo in Francia.

Il 6 novembre a Colli si celebrano i solenni festeggiamenti in suo onore, e attorno alle celebrazioni religiose si tiene la fiera.

Come arrivare alla festa

Arrivare a Colli a Volturno per la festa di San Leonardo chiede un po' di strada, e la strada fa parte della festa. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Roccaravindola, a 12 chilometri da Colli a Volturno, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Cupone restano 8,7 chilometri, che in 8 minuti portano a destinazione.

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