San Giovanni da Capestrano a Capestrano 2026 - Le bandiere italiana e ungherese sul monumento ai caduti
La festa di San Giovanni da Capestrano si celebra il 23 ottobre a Capestrano, in provincia dell'Aquila, in Abruzzo. La giornata comincia con il corteo dal Comune al Monumento ai Caduti, l'alzabandiera ungherese e italiana e gli onori militari di un picchetto armato del 9° reggimento Alpini; poi la processione con il busto del Santo parte dal Convento verso la casa natale, e nel pomeriggio il corteo storico rifà il percorso al contrario. La data è quella della morte del santo, il 23 ottobre 1456; dal 1984 è patrono dei cappellani militari di tutto il mondo, e la sua casa natale è stata riaperta dopo il terremoto del 2009 grazie ai finanziamenti dello stato ungherese.
Due bandiere per un santo solo
La festa patronale di Capestrano comincia con una cerimonia militare a due bandiere. Il corteo sfila dal Comune al Monumento ai Caduti, poi c'è l'alzabandiera — quella ungherese e quella italiana — e la deposizione della corona d'alloro.
Le rappresentanze non sono simboliche: agli onori partecipano le autorità italiane insieme alle rappresentanze austriache e ungheresi presenti, e gli onori militari li rende un picchetto armato del 9° reggimento Alpini.
La ragione di quella bandiera straniera sta in una carica che il santo ha ricevuto cinque secoli dopo la morte, e che riguarda tutto il mondo: il 10 febbraio 1984 Giovanni Paolo II proclamò San Giovanni da Capestrano celeste patrono dei cappellani militari di tutto il mondo. L'Ungheria, grata a tanto padre, lo aveva a sua volta nominato proprio patrono.
Il giurista che a trent'anni cambia mestiere
La vita del santo, prima del saio, somiglia a quella di un funzionario di carriera. Giovanni nasce a Capestrano il 24 giugno 1386, figlio di un nobile tedesco e di una gentildonna del posto, in una famiglia benestante che possiede terreni coltivati a grano — oggi vigneti, e si vedono ancora dalle piccole finestre della sua casa natale.
Poi comincia la carriera. Studia diritto a Perugia, giovanissimo viene incaricato presso il Regio Tribunale di Napoli, dove conosce da vicino le dinamiche e gli intrighi di corte; il re di Napoli lo manda a Perugia come giudice, e lì la città lo acclama capitano. Nel tentativo di difenderla finisce prigioniero.
È da quella prigionia che nasce il resto: dopo alcune esperienze mistiche decide, a trent'anni, di lasciare tutto e di seguire l'ideale francescano. La formazione, però, non la butta via — quella forense, teologica, patristica e scritturistica gli permette di intraprendere su incarico del papa predicazioni importanti, e di sanare contese e riportare la pace nella Chiesa, nell'Ordine francescano e fra imperatori, principi, re e signori. Dentro l'Ordine si occupa della difesa dell'ortodossia cattolica e della riforma dall'interno, tanto da essere considerato uno dei più grandi riformatori francescani e da guadagnarsi un soprannome che dice il carattere: la «Colonna dell'osservanza».
Il frate che indossò la corazza
Il motivo per cui questa festa ha i picchetti armati sta in un episodio del 1456. Davanti alla minaccia dell'invasione turca, Giovanni sostenne i crociati fino alla vittoria nella battaglia di Belgrado, combattuta dal 4 al 22 luglio del 1456. E non lo fece dalle retrovie: oltre al saio francescano non esitò a indossare la corazza, e guidò come comandante le truppe cristiane durante l'assedio, opponendosi vittoriosamente all'avanzata ottomana nei Balcani.
Da quella campagna non tornò. Stremato dalle fatiche morì il 23 ottobre 1456 a Ilok, che allora apparteneva al regno d'Ungheria e oggi si trova in Croazia — ed è il 23 ottobre il giorno in cui il paese lo festeggia. Alla santità arrivò molto più tardi: papa Alessandro VIII lo elevò agli onori degli altari il 16 ottobre del 1690.
Il convento che si è costruito da solo
Capestrano conserva il suo santo in quattro luoghi, e li elenca con precisione: la casa in cui si dice sia nato, la chiesa in cui fu battezzato, il convento che egli stesso fece costruire e perfino un'antica lastra di pietra a cui la tradizione lega un miracolo che avrebbe compiuto da bambino.
Il convento ha una data di fondazione e anche il documento che la prova: Giovanni cominciò a costruirlo nel 1447, su un sito donatogli dalla contessa Cobella da Celano, e nel reliquiario del santo si conserva l'atto, datato 1° dicembre 1447. Pochi anni dopo c'erano già i libri: nel 1456 doveva esistere una biblioteca in cui custodire i volumi e i manoscritti del santo, che per sua volontà, dopo la morte, furono riportati a Capestrano.
Nel museo si conservano gli oggetti personali — il mantello, il bastone, i sandali e una bibbia di pergamena del XV secolo con miniature dei profeti, regalata a Giovanni da papa Callisto III — e un documento più vecchio del santo stesso: una bolla di Urbano IV datata 18 aprile 1262. Il complesso, oggi, è fatto di quattro epoche sovrapposte: il convento quattrocentesco, il chiostro seicentesco, la chiesa in stile tardo barocco e il museo, che al momento resta chiuso per lavori.
La processione che va alla casa natale
Il 23 ottobre, finita la cerimonia ai caduti, la festa si sposta dentro il convento e poi nel borgo. Il corteo sfila dal Monumento ai Caduti al Convento di San Giovanni da Capestrano, si celebra l'eucaristia, e poi la processione porta il «busto» del santo dal convento verso la casa natale.
Una processione recente ha avuto un significato in più: ha attraversato le strade del borgo per raggiungere la casa natia riaperta dopo il terremoto del 6 aprile 2009 grazie ai finanziamenti dello stato ungherese. L'Ungheria, insomma, non manda solo la bandiera. Il pomeriggio ha invece un tono civile: corteo storico dalla casa natale al convento, e messa con la preghiera di affidamento dei sindaci al santo.
Accanto alla parte solenne, per tre giorni il paese allestisce un borgo medievale nel retro del convento. Si apre con lo spettacolo degli sbandieratori nel piazzale, poi c'è la messa in latino e a seguire il corteo storico, con sbandieratori e chiarine, che inaugura il borgo. Dentro si mangia — le popolane accolgono i visitatori nelle taverne con pietanze d'altri tempi — e c'è una gara vera, la sfida a cavallo con i cavalieri della Federazione Italiana Turismo Equestre, nella zona del campo sportivo. Per tutti e tre i giorni girano poi giullari, musici, cartomanti, chiromanti e mastri del tempo.
Le rondini che passano da qui
C'è infine una storia che lega questo paese dell'Aquila alla California, e vale il racconto. Il santo è conosciuto ovunque: statue, monumenti e chiese a Budapest, a Vienna e in Croazia, fino al Texas e alla California, dove nel Settecento i frati francescani spagnoli fondarono due missioni dedicate a San Juan Capistrano.
Una di quelle missioni è diventata una città, oggi trentamila abitanti, che ogni anno a fine aprile celebra il miracolo delle rondini: tornano dall'Argentina a primavera, dopo un viaggio di circa diecimila chilometri. E qui rientra Capestrano. Secondo un racconto popolare tramandato dai suonatori delle campane di San Juan Capistrano, le rondini, prima di tornare in Argentina, farebbero un viaggio lunghissimo: attraversano l'Atlantico portandosi dietro un ramoscello d'ulivo su cui posarsi fra le onde di tanto in tanto, e arrivate in Europa si fermerebbero in Abruzzo, proprio a Capestrano, per raggiungere infine Gerusalemme.
Come arrivare alla festa
La festa di San Giovanni da Capestrano si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Popoli-Vittorito, a 17 chilometri da Capestrano, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il più comodo è l'automobile: uscendo allo svincolo di Capestrano restano 7,2 chilometri, che in 7 minuti portano a destinazione.
Altre feste in zona
Nella stessa provincia, altre feste antiche.
- San Bartolomeo Apostolo ad Avezzano — settembre
- San Flaviano a Barisciano — novembre
- San Flaviano a Capitignano — novembre