San Giusto a Trieste 2026 - I pesi di piombo e il corpo restituito dal mare
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.
San Giusto è il patrono di Trieste, in Friuli-Venezia Giulia, e la sua festa si celebra il 3 novembre: il Martirologio romano fissa la memoria al 2, ma in città la solennità è spostata al giorno dopo perché il 2 ricorre la Commemorazione dei defunti. La giornata mette insieme la concelebrazione solenne nella cattedrale sul colle di San Giusto, dove dal X secolo riposano le sue reliquie, e una cerimonia civile e militare che scende verso il mare, con la Staffetta Tricolore, il picchetto dell'11° Reggimento Bersaglieri e la deposizione delle corone alla Scala Reale. Giusto, cristiano triestino del III secolo, fu gettato in mare legato a pesi di piombo, e il mare ne restituì il corpo alla riva.
Denuncia dei concittadini
Giusto — Iustus in latino — era un cristiano di Trieste vissuto nel III secolo, sotto gli imperatori Diocleziano e Massimiano. In città era conosciuto per le sue opere e le sue elemosine. Ed è proprio da lì che comincia la sua fine, perché fu denunciato di empietà da alcuni suoi concittadini.
Convocato nello studio privato del magistrato — il consistorium — fu invitato a sacrificare agli dèi romani, e oppose un fermo rifiuto. Il giorno seguente venne nuovamente esortato, rifiutò ancora, e allora fu fustigato; poiché persisteva, fu condannato alla morte per annegamento. Secondo la passio, fu Mannacio, governatore di Trieste, a farlo arrestare e chiudere in carcere: Giusto si era dichiarato cristiano senza alcun timore.
Una fune, dei pesi, una barca
L'esecuzione è raccontata nei dettagli, e sono i dettagli a essere rimasti nella memoria della città. I soldati gli legarono mani e piedi con una fune, alla quale vennero assicurati dei pesi di piombo, e lo condussero verso la riva del mare. Lungo il cammino Giusto era sereno, e poté salutare i suoi confratelli.
Lo fecero salire su una barca e lo portarono al largo, poi lo gettarono in acqua. Grazie ai pesi di piombo il corpo non sarebbe più emerso: era esattamente lo scopo di quella zavorra. La tradizione triestina ha conservato memoria del punto — le acque del golfo al largo dell'odierno promontorio di Sant'Andrea.
E invece, prima del tramonto, il corpo fu trasportato sulla riva dalla corrente. Fu trovato «inspiegabilmente sciolto dalle corde e dai pesi di cui era stato gravato», approdato sull'odierna Riva Grumula.
Il sogno del presbitero Sebastiano
Restava il problema di ritrovarlo. Durante la notte il presbitero Sebastiano ebbe una visione: il martire lo invitava ad andare sulla spiaggia per recuperare il suo corpo e dargli degna sepoltura. Sebastiano si alzò subito, avvertì gli altri fedeli, e insieme andarono a cercare lungo la riva. Trovato il corpo, lo seppellirono di nascosto nel cimitero che si trovava non lontano dalla spiaggia — di nascosto, perché la persecuzione era ancora in corso.
Quella sepoltura ha lasciato tracce che si vedono ancora. Nel V secolo la comunità cristiana di Trieste edificò una basilica martiriale, i cui resti sono visibili nella cosiddetta basilica paleocristiana di via Madonna del Mare. Già nel X secolo le reliquie furono traslate sul colle di San Giusto, dove sorge la cattedrale a lui intitolata; nel tesoro della cattedrale si conserva il Velo di San Giusto (XIII secolo).
Tre novembre, non due
C'è una particolarità di calendario. Il Martirologio romano fissa il ricordo di san Giusto al 2 novembre, giorno in cui la passio colloca con precisione il martirio. Ma il 2 novembre ricorre anche la Commemorazione dei defunti, e per questo a Trieste la solennità viene posticipata al giorno successivo, il 3 novembre. Ad Albona, invece, il santo viene regolarmente festeggiato il 2.
Sull'anno, invece, non c'è una data certa. Il Martyrologium Hieronymianum, il più antico catalogo di martiri cristiani della Chiesa latina, riporta il giorno ma non l'anno, e attesta la devozione al santo in varie località dell'Africa; la passio, conservata in vari manoscritti medievali, data il martirio al 2 novembre ma sull'anno i dati non sono né univoci né coerenti. L'ipotesi più probabile resta il 303, durante l'ultima persecuzione di Diocleziano e Massimiano.
Un santo sempre giovane
Nell'iconografia Giusto è rappresentato giovane, e lo è rimasto: lo si vede nel mosaico e nell'affresco della cattedrale, nella statua del santo, nella miniatura del Breviario Tergestino-Aquileiese dell'Archivio Capitolare, e più tardi nella tela di Carlo Wostry. Non è una scelta estetica: è conforme al dato della Passio, che lo descrive come un giovane uomo.
La città che si ferma
Le celebrazioni di oggi tengono insieme due registri. Da una parte la solenne concelebrazione per la solennità del patrono della città e della diocesi, preceduta da una veglia fatta di preghiera, Parola e canto; e un segno che dice quanto pesi quella data nel calendario locale: per l'occasione, nelle chiese e negli oratori della città sono sospese le celebrazioni eucaristiche vespertine. Si ritrovano insieme presbiteri e diaconi, religiosi e religiose, famiglie e aggregazioni laicali.
Dall'altra c'è la parte civile e militare, che si svolge sul mare — lo stesso mare del martirio. Arriva la Staffetta Tricolore dal piazzale di San Giusto, mentre da una motovedetta della Capitaneria di Porto sbarca un picchetto dell'11° Reggimento Bersaglieri; i due gruppi si incontrano alla fontana dei Quattro Continenti, e si prosegue con la deposizione delle corone presso la Scala Reale e gli onori ai Caduti, accompagnati dalla Musica d'Ordinanza dell'11° Reggimento.
Come arrivare alla festa
Farsi avvolgere dalle atmosfere della festa di San Giusto, a Trieste, è alla portata di tutti. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Trieste Centrale è a 1,7 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è il casello di Varco 1 PFN - Riva Traiana: da lì bastano 4 minuti di guida (3,1 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
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Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
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