Santi Ermacora e Fortunato a Udine 2027 - Le croci delle Pievi e i canti patriarchini
I Santi Ermacora e Fortunato, patroni della città e dell'arcidiocesi di Udine, in Friuli-Venezia Giulia, si celebrano il 12 luglio, con i Primi Vespri della vigilia l'11. Alla vigilia, in Cattedrale, entrano le croci astili delle Pievi storiche dell'Arcidiocesi, ornate con nastri e fiori, e la Messa del giorno dopo si canta in quattro lingue, italiano, friulano, sloveno e tedesco, con alcuni Salmi nelle antiche tonalità patriarchine. Per secoli il 12 luglio è stato un riferimento anche per il mondo contadino, e in alcune zone del Friuli è tuttora considerato un giorno poco propizio.
Le croci vengono da tutta la diocesi
Alla vigilia della festa, in Cattedrale, entrano oggetti che il resto dell'anno stanno nelle chiese di campagna. Sono presenti le croci astili delle Pievi storiche dell'Arcidiocesi, ornate con nastri e fiori, e nella messa del giorno dopo attorno alle reliquie dei Santi Patroni le parrocchie della città sono rappresentate dalle rispettive croci astili addobbate.
Il canto dei Primi Vespri è presieduto dall'Arcivescovo con la partecipazione delle Croci delle Pievi storiche del Friuli, e i fedeli provengono da tutte le parrocchie della Diocesi.
Salmi cantati come nel Patriarcato
Si cantano le acclamazioni aquileiesi per invocare l'intercessione dei santi di Aquileia e la loro protezione sulla Chiesa udinese, e sono due parole ripetute: «Tu illum adiuva, Tu illum adiuva».
Alcuni dei Salmi vengono cantati secondo le antiche e preziose tonalità patriarchine, retaggio del Patriarcato aquileiese, e la liturgia è a sua volta intessuta di melodie patriarchine, unite a note gregoriane e contemporanee.
C'è poi un testo che torna ogni anno, «Plebs fidelis Hermacorae», le parole dell'antichissima sequenza, intonata con l'altrettanto longeva melodia patriarchina. Durante la messa vengono proclamate la sequenza che ricorda il martirio dei due Santi e la professione di fede secondo la formula aquileiese.
L'11 e il 12 luglio
Due le solenni celebrazioni in città a Udine: i Primi vespri della vigilia, 11 luglio, e la Messa solenne del 12 luglio, con benedizione alla città e una liturgia completamente rinnovata grazie alla nuova edizione del «Proprio delle Messe» diocesano — il Proprio è una serie di formulari e orazioni per ricordare, nelle Messe, le figure di santità del territorio diocesano.
Il Solenne Pontificale dell'Arcivescovo si celebra con la partecipazione del Capitolo Metropolitano e dei sacerdoti, delle Autorità civili e militari, del Comune di Udine e della Regione Friuli-Venezia Giulia, delle Associazioni, dei fedeli della città. I sacerdoti dell'Arcidiocesi partono in processione dalla Purità e, dopo aver percorso le strade del centro, entrano in Cattedrale.
Al termine della Messa l'Arcivescovo benedice la città di Udine dal sagrato della Cattedrale, con le reliquie dei Santi, e segue il saluto del Sindaco alla cittadinanza.
C'è anche un concerto strumentale e vocale da parte della Cappella musicale, del coro dei Pueri e dei Juvenes Cantores, mentre i Vespri della vigilia sono preceduti da un concerto di campane.
Italiano, friulano, sloveno e tedesco
Come di consueto, la Messa è animata da letture e preghiere nelle quattro lingue «canoniche» del territorio diocesano: italiano, friulano, sloveno e tedesco.
Al rito sono presenti i vescovi della regione e rappresentanti dell'episcopato sloveno e austriaco. Lo stesso 12 luglio c'è una celebrazione anche ad Aquileia, con i Vescovi delle quattro Diocesi della regione.
Un vescovo e il suo diacono
Secondo il Catalogo episcopale aquileiese, Ermacora e Fortunato furono, nel terzo secolo d.C., il primo Vescovo di Aquileia e il suo diacono. In friulano si chiamano Macôr e Fortunât, in sloveno Mohor in Fortunat.
Ermacora fu scelto da san Marco come primo vescovo della comunità, e la vicenda del martirio ad Aquileia è collocata attorno al III secolo.
Il lebbroso alla porta di Aquileia
Si racconta che l'apostolo Pietro, mentre si trovava a Roma, incaricò il discepolo ed evangelista Marco di diffondere la buona novella nella città di Aquileia. Arrivato nei pressi della metropoli altoadriatica, presso la porta occidentale, Marco incontrò un giovane lebbroso che lo scongiurò di guarirlo: l'evangelista lo toccò e all'istante braccio e mano guarirono. Il giovane si chiamava Ataulfo ed era di nobile stirpe; suo padre Ulfila corse dal taumaturgo, ottenne la guarigione completa del figlio e fu battezzato con tutta la famiglia.
Poi Marco tornò a Roma, e non da solo. Egli condusse con sé Ermacora, «vir christianissimus et elegans persona» (uomo di salda fede e persona corretta), affinché fosse consacrato vescovo da Pietro in persona. L'episodio è descritto anche negli affreschi dell'omonima cripta della Basilica di Aquileia, realizzati nel IX secolo.
Rientrato in patria, Ermacora continuò a predicare con fervore, compiendo miracoli, battezzando, ordinando sacerdoti e diaconi, inviando missionari nelle città della regione aquileiese.
Il carceriere che si convertì
Quando ad Aquileia si insediò Sebasto, il nuovo preside, i sacerdoti pagani chiesero di intervenire contro Ermacora, colpevole di allontanare il popolo dai templi degli dei romani. Sebasto lo fece arrestare e gli ordinò di abiurare sacrificando agli dei pubblicamente; Ermacora rifiutò e fu condannato alle torture più tremende. Il Santo le sopportò così coraggiosamente da impietosire il popolo, che chiese al preside di farle smettere.
In cella la predicazione continuò. Ponziano, il suo carceriere, si convertì e chiese il battesimo, poi aiutò molti aquileiesi a recarsi in carcere per ascoltare Ermacora. Nei tre giorni che Sebasto si prese per riflettere, il vescovo guarì il figlio di Gregorio, che era indemoniato, e ridonò la vista alla matrona Alessandria; poi, su richiesta dei presbiteri, nominò suo successore il diacono Fortunato.
Sebasto decise di far decapitare Ermacora insieme a Fortunato, ma volle che la condanna fosse eseguita di nascosto, in carcere e di notte, per paura di rivolte. I loro corpi furono raccolti da Ponziano, Gregorio e Alessandria e sepolti nel recinto funerario di quest'ultima, in un cimitero non lontano dalle mura della città; e tutti i malati che si recavano a venerarne la tomba riacquistavano la salute.
Quanto di tutto questo è storia
Questo testo, che non ha consistenza storica e attinge il materiale narrativo dalla topica tradizionale dei racconti di martirio, presenta il santo come grande vescovo, pastore ed evangelizzatore; la sua morte è collocata durante la persecuzione di Nerone, in conformità con le esigenze di datazione derivate dalla leggenda marciana.
Nel Martyrologium Hieronymianum, di area veneta, al nome del martire aquileiese Fortunato è associato quello di altri due martiri, chiamati Armagero (o Armigero; 12 luglio) ed Ermogene (22 o 23 agosto), che potrebbero essere corruttele di trasmissione o varianti grafiche della forma Ermagora. Nelle due notizie del martirologio il santo principale è senza dubbio Fortunato, per il quale può dirsi provato un culto autonomo già in epoca tardoantica, e non si fa menzione di un'eventuale carica vescovile esercitata da Armigero / Ermogene.
C'è perfino l'ipotesi di uno scambio di persona, e cioè che il nome originario del santo fosse Ermogene, martire venerato in Pannonia, le cui reliquie sarebbero state traslate ad Aquileia e la cui figura sarebbe stata reinterpretata come quella di un santo locale. Quanto ai cataloghi dei patriarchi, dove il nome di Ermagora è indicato al primo posto — a un'altezza cronologica stimabile intorno alla metà del III secolo, un'epoca che potrebbe essere storicamente accettabile — la loro attendibilità è incerta, perché non sono anteriori all'epoca carolingia.
I corpi: Aquileia, Grado, Gorizia, Udine
I corpi e le reliquie dei due santi, prima conservati nella basilica di Aquileia, vennero trasferiti nel VI secolo a Grado, nella basilica di Sant'Eufemia, e furono restituiti alla comunità aquileiese solo alla fine del XV secolo. Alcune di queste reliquie vennero traslate a Gorizia nel 1751 con la soppressione del patriarcato di Aquileia e altre a Udine.
Ad Aquileia il culto è stato consolidato dal patriarca Poppone, che nel 1031 dedicò ai due santi la Basilica Patriarcale, dichiarata Patrimonio Mondiale dell'Umanità, dopo la dedicazione mariana. Sono raffigurati nella basilica di San Marco a Venezia, in quella di Aquileia — dove si trova un ciclo con vari episodi della vita del santo — e nella cattedrale di Udine.
Patroni di mezza frontiera
Sono i patroni dell'Arcidiocesi di Udine, della città udinese e della Regione Friuli-Venezia Giulia, questi ultimi con atto ufficiale del 2001, oltre che dell'arcidiocesi di Gorizia. Sono compatroni di Venezia.
Fuori dai confini nazionali, sono coprotettori dell'arcidiocesi di Lubiana, di Gornji Grad e di Renče in Slovenia, di Lindaro in Croazia e di Hermagor in Austria. In regione proteggono Aquileia, Arta Terme, Buja, Grado, Pocenia, Remanzacco, Roveredo di Varmo, Savogna, e poi Colcerver, Fossalta di Piave, Lorenzago di Cadore e Tambre; la festa patronale di Roiano a Trieste porta il loro nome.
Il giorno in cui non conviene cominciare niente
Per secoli il 12 luglio ha rappresentato un importante riferimento per il mondo contadino, oltre che religioso: alla data erano legati proverbi popolari, tradizioni e perfino i riti ad petendam pluviam, processioni e preghiere con cui si invocava la pioggia nei periodi di siccità.
Ma la stessa data ha una fama contraria. In alcune zone del Friuli, soprattutto nel territorio udinese, il 12 luglio era ed è tuttora considerato un giorno poco propizio. La spiegazione è meteorologica: a metà luglio sono frequenti i violenti temporali di calore, preziosi per irrigare i campi, ma allo stesso tempo temuti per i danni spesso causati da grandine, vento e fulmini.
Confraternite, ordini e un decreto del 1678
Nel 1887 l'istituzione della Confraternita dei Santi Ermacora e Fortunato a Chions ha segnato un capitolo significativo nella storia della venerazione dei due santi, con la creazione di una scuola privata a loro dedicata, e più di recente, nel 2024, con la fondazione dell'Ordine dei Santi Ermacora e Fortunato, si è assistito a un rinnovamento di questo impegno sotto la guida della famiglia Agricola.
Anche la liturgia della festa ha una data d'archivio, il decreto del 12 marzo 1678 con cui furono approvate le tre letture del II notturno dell'Ufficio della festa dei santi Ermacora e Fortunato.
Come arrivare alla festa
Arrivare a Udine per la festa non è complicato. Per chi sceglie i mezzi pubblici la stazione ferroviaria di Udine è a 1,2 chilometri dal centro, cioè a pochissima distanza dal cuore della festa. Se invece si preferisce l'automobile, l'uscita di riferimento è lo svincolo di Udine - Viale Venezia: da lì bastano 5 minuti di guida (3,4 chilometri) per immergersi nei festeggiamenti.
Nello stesso periodo, poco lontano
Chi passa di qui a luglio trova anche questi appuntamenti.
- San Michele Arcangelo a Cervignano — settembre
- San Martino di Tours a Latisana — novembre
- Il fascino misterioso di… Sacuidic a Forni di Sopra — giugno