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Feste Patronali

San Venanzio a Camerino e la testa che rimbalzò tre volte 2027

8 min di lettura · Scritto da: Rodolfo de Carvalho
Ultima edizione conosciuta
dal 13 al 24 maggio 2026
Dove Luoghi vari, Camerino

Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.

Fonte: comune.camerino.mc.it, letta il 19/09/2026.

La festa di San Venanzio si celebra a Camerino, in provincia di Macerata, attorno al 18 maggio, giorno del patrono, e si svolge in dieci giorni. La sera del 17, vigilia della festa, i cortei dei tre terzieri — Sossanta, Di Mezzo e Muralto — attraversano il centro medioevale alla sola luce delle fiaccole fino alla Basilica di San Venanzio per l'offerta dei ceri, e nella piazza antistante si accende il falò detto focaraccio. La domenica successiva al 18 maggio si tiene la Corsa alla Spada e Palio, una corsa a piedi fra trenta atleti, dieci per ciascun terziere.

Il santo acquaiolo

La leggenda vuole che la testa decapitata, cadendo, rimbalzò tre volte facendo sgorgare altrettanti zampilli d'acqua dalla terra: per questo il santo è definito «acquaiolo».

Era già successo prima del colpo finale. Legato e trascinato attraverso le sterpaglie della campagna, Venanzio avrebbe fatto sgorgare una sorgente da uno scoglio per dissetare i soldati, operando così altre conversioni. Un'altra leggenda si racconta nel paese di San Venanzo, dove ogni anno, per la festa del 18 maggio, viene portata una fiaccola accesa presso la basilica di Camerino: di ritorno da Roma con appesa al collo la sua condanna a morte, Venanzio si sarebbe fermato nelle vicinanze del paese per far abbeverare i cavalli dei soldati che lo avevano in custodia, e avrebbe trafitto con una spada la roccia sopra la quale un cavallo aveva appoggiato la zampa: dalla fessura sgorgò acqua. Quella sorgente si chiama ancora «Traccio di San Venanzo», perché nella roccia sembra impressa l'orma di un cavallo.

Quindici anni e tutte le torture

Il martirio di questo ragazzo, nel racconto agiografico, è un elenco di supplizi a cui sopravvive.

Venanzio di Camerino (235 – Camerino, 18 maggio 251) è stato un nobile romano che, convertitosi al cristianesimo, subì il martirio sotto l'imperatore Decio; apparteneva a una nobile famiglia della classe senatoria romana di Camerino e, dopo la conversione, andò a vivere presso il suo maestro, il prete Porfirio.

Rifiutò di tornare al culto degli dei pagani, come imponevano gli editti imperiali. Quindicenne, sarebbe uscito incolume dalle flagellazioni e dalle pene di fumo, fuoco e cavalletto, suscitando conversioni fra gli stessi persecutori; imprigionato e ancora torturato — carboni accesi sul capo, denti e mandibola fratturati, gettato in un letamaio —, avrebbe resistito ancora; dato in pasto a leoni affamati, se li sarebbe visti accucciare ai piedi; fatto gettare dalle mura dal prefetto della città, sarebbe stato ritrovato salvo, nell'atto di cantare le lodi a Dio. Alla fine fu decapitato. È venerato come santo e martire, si festeggia il 18 maggio ed è protettore delle cadute spirituali e materiali.

La basilica sopra la tomba

Il martire venne sepolto a Camerino, fuori della Porta Orientale, e su quel punto venne edificata una basilica del V secolo, tuttora sede dell'«Arca del santo» e del suo secolare culto. L'ubicazione «extra-moenia» della chiesa e la presenza, al di sotto del pavimento, di tombe romane suggeriscono che l'area fosse inserita in una zona cimiteriale romana e attestano la probabile esistenza di un edificio sacro paleocristiano sorto sopra la tomba di San Venanzio subito dopo il suo martirio.

La basilica attuale venne costruita nel XV secolo in stile romanico-gotico e dedicata al patrono; sotto il presbiterio fu ricavata una cripta per conservare il mausoleo del santo, e le reliquie furono trovate nel 1558 durante alcuni lavori di sistemazione dell'abside. Oggi la basilica ospita una reliquia venerata dai fedeli e dai pellegrini che giungono da ogni parte d'Italia.

C'è anche un secondo luogo, più piccolo e più antico nella devozione: la tradizione vuole che il santo si ritirasse in una grotta per pregare e meditare, e quella grotta — un «antro» poi trasformato in un piccolo tempio con l'aggiunta della chiesa sopra di esso — è ancora visibile. L'oratorio si chiama «Venanzetto», vezzeggiativo che serve a distinguerlo dalla grande chiesa.

La pesatura dei ceri

La sera della vigilia, il 17 maggio, ha un ordine preciso. L'antico cerimoniale prevede la pesatura dei ceri, l'arrivo da punti diversi dei cortei in piazza, l'abbraccio della concordia tra le dame dei tre terzieri, l'offerta dei ceri al clero e la solenne benedizione dell'arcivescovo davanti alle reliquie del santo.

I cortei partono dalle sedi dei rispettivi terzieri — Sossanta, Di Mezzo e Muralto — e attraversano il centro medioevale, pavesato di drappi e stemmi, illuminati solo dalle fiaccole, con vessilli, chiarine e tamburi, fino alla basilica; ai tre si aggiungono i cortei delle Corporazioni Alte e delle Corporazioni Artigiane o minori, insieme ai nobili, alle autorità cittadine, agli arcieri e ai gruppi ospiti. Ritmo dei tamburi e squilli di chiarine segnano poi la lettura del proclama delle feste, che invita la città a vestirsi a festa.

Il focaraccio davanti alla basilica

Quando il proclama è finito, in piazza si accende un fuoco.

Al termine della lettura del bando gli atleti dei tre terzieri, muniti di fiaccole, accendono un falò detto «focaraccio», tra squilli di chiarine e rulli di tamburi — preceduti dalle fiaccole dei tedofori. È il grande falò propiziatorio, e chiude la sera della vigilia.

I tre terzieri hanno colori ed emblemi propri: Di Mezzo il verde e nero con l'emblema del ceppo legato, Muralto l'azzurro e il bianco con le spighe di grano, Sossanta il rosso e bianco con la colomba.

Il palio dipinto da Crivelli

Il premio che si assegna la domenica successiva porta un'immagine che oggi si guarda in pinacoteca.

Il palio raffigura la mano di San Venanzio che sorregge la città di Camerino, e l'immagine è ripresa dal Trittico di Camerino realizzato da Carlo Crivelli tra il 1482 e il 1483, proveniente dalla Chiesa di San Domenico a Camerino e oggi conservato presso la Pinacoteca di Brera.

La corsa a cui è legato — la Corsa alla Spada — appartiene alla stessa festa: la spada rappresenta la cavalleria e i capitani di ventura, omaggio alla signoria dei Da Varano, mentre il palio simboleggia la devozione al santo patrono.

La Disfida degli arcieri e le lanterne alle finestre

Fra le due date la città non sta ferma, e non tutto si gioca fra terzieri.

Nelle giornate intermedie si svolgono conferenze a tema, spettacoli, giochi medievali, dimostrazioni di tiro con l'arco, e si allestiscono botteghe e taverne medievali. Nella rievocazione è stata inserita anche la «Disfida degli arcieri», una competizione che vede gli arcieri locali non più divisi per terziero, ma contrapposti a quelli di un'altra città, in una gara che si svolge in quattro prove; vince la compagine che ha conseguito il maggior numero di punti, e a chi ottiene il miglior piazzamento in finale va il premio di «Migliore Arciere della Disfida».

C'è poi un gesto nato in un anno in cui i cortei non poterono uscire, e che dice bene che cosa sia questa sera per Camerino: accendere le lanterne nelle proprie case ed esporle all'esterno o sul davanzale della finestra, come gesto di unione e di condivisione.

Dal 1200 al 1982

Il più antico ricordo delle manifestazioni folcloristiche per la festa del patrono viene da alcuni strumenti notarili contenuti nel «Libro Rosso del Comune di Camerino», manoscritto redatto nel 1345 ma che riproduce documenti originali della seconda metà del 1200: da lì risulta che la fiaccolata e la corsa del palio erano in uso già nel 1200, e che continuarono nei secoli successivi, diventando ancora più imponenti sotto Giulio Cesare da Varano, il personaggio più autorevole della casata.

I diari di famiglia conservano anche gli anni storti. Un antenato dello storico Camillo Lili annotò che nel 1527 «la solennità di san Venanzio fu ridotta ai soli riti religiosi e non fu corso Palio, né Spada, né fu posta Inquintana per commissione del Duca Giovanni Maria da Varano, in segno di lutto per il sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi»; e nel 1515, invece, «fu corso ad un bello palio e vinselo un Barbaro de Visse e fonne fatto gran trionfo».

Agli inizi del 1800 le antiche celebrazioni scompaiono pian piano, e solo nel 1982 vengono ripristinate, con la città divisa nei tre terzieri e la rievocazione che dura una decina di giorni attorno alle due date fisse: il 17 maggio dell'offerta dei ceri e la domenica successiva al 18. Il culto, del resto, è arrivato lontano: nella parrocchia di Ave Gratia Plena a Piedimonte Matese è conservato il cranio del santo, portato lì nel 1707 dall'allora vescovo Angelo Maria Porfirio proveniente da Camerino.

Come arrivare alla festa

La festa di San Venanzio a Camerino si raggiunge con un viaggio non brevissimo, e vale la pena affrontarlo. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Castelraimondo-Camerino, a 10 chilometri da Camerino, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Camerino - Università ha davanti un percorso di 8,3 chilometri che in 10 minuti porta a destinazione.

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