San Vito a Montalto delle Marche: il corteo civico riconsegna la chiave della città 2027
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: ancoraonline.it, letta il 19/09/2026. L'anno e' dedotto e va confermato.
La festa patronale di San Vito si celebra in giugno a Montalto delle Marche, in provincia di Ascoli Piceno. Il corteo civico riconsegna al santo la chiave simbolica della Città, e l'immagine e la reliquia del patrono escono in processione lungo le vie della parte antica. Le reliquie — il cranio, quattro denti molari e una piccola parte di mascella — sono conservate in città dal 1646, l'anno in cui il Consiglio Comunale elesse San Vito patrono all'unanimità.
La chiave torna al patrono
Nel giorno della festa, a Montalto delle Marche, l'amministrazione compie un gesto che vale più di un discorso.
C'è l'accoglienza del Corteo civico che riconsegna la chiave simbolica della Città al santo Patrono. Subito dopo, come di consueto, si svolge la processione lungo le vie della parte antica della città, con l'immagine e la reliquia del Santo Patrono.
Eletto patrono all'unanimità, nel 1646
Il patronato di San Vito su Montalto ha una data, un atto e un archivio che lo conserva.
Il verbale della seduta del Consiglio Comunale di Montalto del 26 agosto 1646 registra la delibera, all'unanimità, di eleggere San Vito a patrono della città, in seguito alla donazione della sua reliquia da parte del vescovo Girolamo Codebò. L'atto è conservato nell'Archivio Storico Comunale di Montalto, nella serie dei Consigli comunali. Dal 1646 la chiesa conserva le reliquie di San Vito, protettore della città.
Cranio, quattro molari e un pezzo di mascella
Le reliquie custodite qui sono elencate una per una.
Nella cappella dedicata al patrono sono conservate, in un reliquiario di bronzo dorato a forma di tempietto circolare, alcune reliquie del santo: il cranio, quattro denti molari e una piccola parte di mascella.
Attorno, la cappella racconta il santo anche con la pittura: la pala d'altare, con la Madonna col Bambino, San Vito e San Venanzio, è opera del pittore Pietro Lucatelli, su commissione del marchese Tarquinio Santacroce, e al centro del soffitto è rappresentata la Gloria di San Vito, sorretto da angeli con la palma del martirio, i flagelli e il fascio, che simboleggia l'Impero romano persecutore.
Prodigi a sette anni
La biografia del patrono comincia a Mazara del Vallo e passa da un padre che lo denuncia.
Nato nel 286 a Mazara del Vallo in una ricca famiglia pagana e poi rimasto orfano della madre, viene affidato a una nutrice di nome Crescenzia e successivamente al pedagogo Modesto: entrambi i tutori sono cristiani, lo convertono e lo fanno battezzare all'insaputa di suo padre. Il piccolo Vito è tenace e resiste al padre, che insiste per spingerlo ad abiurare; ad appena sette anni comincia a fare prodigi.
Poi arriva la denuncia. Sotto le persecuzioni di Diocleziano il padre, pur sapendo delle torture e della morte a cui andrà incontro, lo denuncia al preside Valeriano, che lo fa arrestare e cerca di farlo abiurare con minacce, lusinghe e persino con gli appelli del padre. Il ragazzo non cede, e Valeriano — resosi conto dell'inutilità dell'arresto — lo libera. Tornato a casa, il padre tenta di farlo sedurre da alcune donne compiacenti, ma Vito è incorruttibile.
La fuga è organizzata dall'alto: prima che Valeriano lo arresti di nuovo, un angelo appare a Modesto e gli ordina di partire su una barca con il ragazzo e la nutrice. Giunti sulle coste del Cilento, Vito si incammina verso l'attuale Basilicata, dove continua a operare miracoli, al punto da essere considerato un taumaturgo.
Il figlio epilettico dell'imperatore
L'arresto finale, secondo la leggenda, nasce da una richiesta di aiuto.
La leggenda racconta che l'imperatore, venuto a conoscenza della sua fama di guaritore, vuole mostrargli suo figlio affetto da epilessia, una malattia all'epoca inspiegabile e impressionante. Vito compie il miracolo e lo guarisce. Non basta: il gesto non fa cambiare idea a Diocleziano, che ordina che Vito venga torturato.
Le torture, nel racconto, falliscono una dopo l'altra. Immerso in un calderone di pece bollente, ne esce illeso; gettato fra i leoni, anziché essere assalito li rende mansueti; appeso infine, insieme a Modesto e Crescenzia, a un cavalletto, la terra comincia a tremare e gli idoli cadono a terra, tanto che lo stesso Diocleziano fugge spaventato.
Il finale è affidato agli angeli: la tortura viene interrotta dalla comparsa di un gruppo di angeli che liberano le tre vittime e le trasportano presso il fiume Sele, sulle cui sponde muoiono per sfinimento. Vito ha soltanto diciassette anni.
La principessa Fiorenza e il sogno
Anche la sepoltura del santo ha una storia di spostamenti.
Si narra che in un primo momento sia avvenuta presso l'attuale porto di San Vito, frazione di Polignano a Mare, che ancora oggi venera San Vito come patrono della città. Successivamente la principessa Fiorenza, ricevuti due miracoli dal santo, lo trasporta nel «locus marianus» che San Vito le indica in sogno, e che corrisponderebbe all'attuale chiesa di San Vito al Sele, a Eboli.
Ballerini, epilettici e lattonieri
Il patrocinio di questo santo è uno dei più affollati che ci siano.
San Vito fa parte dei quattordici Santi Ausiliatori, la cui intercessione veniva considerata particolarmente efficace nelle malattie o per specifiche necessità: veniva invocato per scongiurare la letargia, il morso di bestie velenose o idrofobe e la malattia di Huntington, detta anche «ballo di San Vito».
Oggi è conosciuto come il patrono di attori, ballerini, danzatori, epilettici e lattonieri. È un santo diffusissimo: martire di giovanissima età, vissuto durante il III secolo dopo Cristo, è così conosciuto in Italia che ben undici Comuni portano il suo nome, e nelle Marche, oltre a Montalto, è patrono anche di Recanati.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa a Montalto delle Marche richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Offida-Castel di Lama, a 25 chilometri da Montalto delle Marche, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Ascoli Piceno Est - Folignano ha davanti un percorso di 26 chilometri che in 33 minuti porta a destinazione.
Nei paesi vicini
Altri paesi vicini, altre feste.
- San Leonardo ad Offida — novembre
- San Benedetto a Montemonaco — luglio
- Sacra di Grottammare — luglio