San Vito Martire a Banzi 2027 - La festa del patrono e i tesori dell'abbazia
Questa e' l'ultima edizione di cui abbiamo notizia: le date della prossima non sono ancora state annunciate.
Fonte: festivalinitalia.it, letta il 19/09/2026.
La festa di San Vito Martire si celebra il 15 giugno a Banzi, in provincia di Potenza. La giornata porta la processione, le luminarie e i fuochi d'artificio, seguiti dai concerti in piazza; nell'Abbazia di Santa Maria, la più antica della Basilicata, viene allestita l'esposizione dei reliquiari. Banzi è uno dei quattro comuni lucani, insieme ad Avigliano, Atella e Rapone, che hanno eletto San Vito a santo patrono.
Il 15 giugno di quattro paesi lucani
La memoria liturgica di San Vito ricorre il 15 giugno, e il santo è venerato anche come san Vito di Lucania o san Vito Martire. A Banzi la festa è particolarmente sentita: il paese è uno dei quattro comuni lucani, insieme ad Avigliano, Atella e Rapone, che l'hanno eletto a santo patrono — in Italia sono 83 in totale.
Il calendario si accende il 15 giugno con la Festa di San Vito Martire: processioni, luminarie e fuochi d'artificio, seguiti dai concerti in piazza. Fra la processione, l'esposizione dei reliquiari nell'Abbazia di Santa Maria e i momenti musicali, la festa di metà giugno rinnova il legame del paese con la sua storia millenaria e con la sua devozione.
Diciotto reliquiari, una volta l'anno
In occasione dei festeggiamenti del patrono, nell'abbazia di Santa Maria, viene allestita un'esposizione voluta dal parroco don Vincenzo Agatiello e dal sindaco di Banzi Pasquale Caffio: un tesoro inestimabile di oggetti sacri, una collezione di pezzi unici di oreficeria sacra, diciotto reliquiari che contengono reliquie autentiche di santi molto venerati nel Medioevo.
Fra questi ci sono San Pietro Celestino, dalla chiesa di S. Antonio di Ferentino, i Santi Apostoli Matteo e Barnaba, e le ossa di San Gioacchino e di San Giuseppe da Copertino. C'è un reliquiario in cristallo di rocca e filigrana, dove nella teca cilindrica è conservata una particola della cute di Sant'Isidoro: è frutto di una bottega veneziana ed è giunto a Banzi nel 1754.
Il cofanetto ricamato a mano
Nell'esposizione spicca un cofanetto che contiene un'ampolla del sangue della Santa Vergine e Martire Castoressa, ritrovata nel cimitero di San Calisto a Roma. Oltre all'unicità della reliquia, mostra la straordinaria bellezza dei ricami realizzati a mano da Maria Giovanna Elmo, su commissione del cardinale Enrico Enriquez, commendatario dell'abbazia: nove decorazioni a finissimo ricamo ornano tutta la scatola.
Le sue ultime esposizioni risalgono al 2007 a Milano, a Palazzo Reale, per esplicita scelta del critico d'arte Vittorio Sgarbi, e al 2021 al museo storico della città di Lecce.
L'abbazia consacrata da Urbano II
L'Abbazia di Santa Maria è la più antica della Basilicata, e la sua storia comincia molto prima del culto di San Vito: nel 797 era stata donata dal principe longobardo Grimaldo al monastero di Montecassino.
Il 12 marzo 1088 fu eletto al soglio di Pietro, con il nome di Urbano II, Pietro Oddone di Lagery, il primo Papa cluniacense. Uno dei suoi primi atti fu recarsi in Lucania, a Melfi, dove il 10 settembre 1089, alla presenza di settanta vescovi e dei principi normanni, tenne un Concilio in cui espose il suo progetto di una Crociata per liberare la Terra Santa. In quell'occasione il Papa si recò nell'antica cittadina di Banzi, e lì consacrò la nuova chiesa di Santa Maria.
La Kyriotissa nel chiostro
Il prestigio dell'abbazia si sviluppò nel corso dei secoli grazie al culto e alla venerazione di una scultura lignea della Madonna seduta in trono. In una nicchia bifora in muratura del chiostro medioevale sta la trecentesca scultura di legno policromo, la Kyriotissa: la Madonna in trono incoronata da due angioletti, con l'iconografia bizantina tradotta in forme romaniche provinciali. La Vergine è vestita di rosso, con un manto di cartapesta azzurro aggiunto nel XVIII secolo, e ha sulle ginocchia il Bambino: con la mano destra sorregge quella del Bambino benedicente, con la sinistra quella del Figlio che tiene il globo.
Secondo la tradizione locale la statua proverrebbe dal santuario della Madonna di Francavilla a Palazzo San Gervasio, da dove si sarebbe miracolosamente trasferita. La chiesa che la ospita è a navata unica con quattro cappelle per lato, coperta da una volta a botte con diverse decorazioni, fra cui a rilievo la Madonna Immacolata; sulla facciata è collocato un bassorilievo di pietra calcarea di epoca trecentesca che raffigura la Vergine in trono.
Come arrivare alla festa
Raggiungere la festa di San Vito a Banzi richiede un po' di viaggio, ma l'esperienza ripaga il tragitto. Chi viaggia su rotaia scende alla stazione ferroviaria di Tarantella, a 9,6 chilometri da Banzi, e per l'ultimo tratto serve un mezzo. Il mezzo più comodo è l'automobile: chi esce allo svincolo di Palazzo San Gervaso - Spinazzola ha davanti un percorso di 14 chilometri che in 18 minuti porta a destinazione.
Eventi nei dintorni
Poco lontano, altre tradizioni dello stesso territorio.
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